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COVID e adolescenti: la pandemia oltre il virus

L’Italia non è un Paese per giovani, e la pandemia in corso ne da ulteriore conferma.
Scarsa considerazione è stata data a chi rappresenta il futuro, generando una pandemia silenziosa tra i giovanissimi. Affrontiamo insieme la questione!

Indice

 

Essere adolescenti non è stato mai facile, figurarsi durante una pandemia.

Molti adulti si sono dimenticati, purtroppo, cosa significa vivere quella delicatissima fase. I giovanissimi vengono  spesso etichettati come “ingestibili”, “bestie di Satana”, “senza valori e senza cervello”, “stupidi e maleducati” ecc. Si assiste a quella alla classica svalutazione delle nuove generazioni; ciò che c’era prima era sempre meglio! Il vecchio che si scontra con il nuovo è un fenomeno antico come il mondo e non ci stupiamo di questo, ma della veemenza con cui si verifica ultimamente sì.

Ma cosa succede quando gli adolescenti si ritrovano in questo frullatore, con in più l’isolamento sociale, la restrizione delle occasioni d’incontro, il coprifuoco e il pericolo di contrarre un virus che ha stravolto le nostre abitudini? Sicuramente niente di buono!

Le nuove emozioni da gestire

Le occasioni d’incontro sono azzerate

Le scuole, i parchi, i centri sportivi, i luoghi di svago sono chiusi e non vi è alcuna possibilità per questi ragazzi di confrontarsi con i coetanei, i quali risultano fondamentali per costruire la propria identità. Tale processo assorbe gran parte del tempo e delle energie degli adolescenti. Molti di loro, magari, avevano raggiunto le prime conquiste: uscire col il fidanzato/a, stare con gli amici in giro fino a tardi, andare in quel posto proibito dai genitori, marinare la scuola, frequentare un locale a loro gradito ecc. Ed ora che non posso fare nemmeno questo? Il nulla.

isolamento sociale
Isolamento sociale

I giovani perdono la loro missione primaria

Diventa complesso staccarsi gradualmente dal nucleo familiare e crearsi una propria identità, dei propri gusti, delle relazioni scelte da loro e non imposte dai legami di sangue, dedicarsi ad un’attività o ad una passione. I giovanissimi sono obbligati a stare in casa (giustamente) per il bene loro e di tutti gli altri, ma a caro prezzo della loro salute mentale.  Crearsi il proprio spazio, anche fisico, diventa difficile stando h 24 in casa con i propri genitori. Questa mancanza di privacy li porta a sentirsi invasi e super controllati, ciò sviluppa frustrazione, rabbia  e un forte senso di impotenza. Per loro tutto questo significa tornare indietro e non evolversi.

Non funziona la loro bussola e sono disorientati. Se non possono nemmeno sbattere i pugni per ottenere le loro prime rivincite cosa gli rimane? La noia e la confusione. E questo per loro non va bene: il cervello di un’adolescente viaggia alla velocità della luce ed adesso è costretto a rallentare, anzi a stopparsi quasi del tutto.

Gli adolescenti si sentono confusi perchè perdono la loro missione
Gli adolescenti sono disorientati e confusi.

Gli effetti dell’isolamento sociale

Diverse ricerche sono state condotte. Esse ci dicono che l’isolamento sociale può portare ad ansia, depressione, disturbi somatici, attacchi psicotici e pensieri suicidi, con percentuale più alta nei giovani. Possono anche innescarsi varie dipendenze (le più diffuse sono alimentari e da Internet) e lo sviluppo di pensieri non adeguati (ad esempio, stigma verso chi è affetto da Covid). Inoltre l’insonnia, il nervosismo, la tristezza e la paura della morte sono maggiormente evidenti in  ragazzi in quarantena rispetto a quelli che non lo sono.  A ciò si aggiunge la preoccupazione per la salute dei propri cari.

Gli adolescenti hanno un bassa percezione del rischio

I giovani credono di aver maggior possibilità di poter guarire rispetto agli adulti, per tale motivo provano più ansia nel pensare papà, mamma o nonno con il virus. Eccezione viene fatta per gli adolescenti con patologie croniche (ad esempio il diabete) . Infatti, uno studio condotto in Spagna durante la pandemia, mostra che i sintomi di ansia, stress e depressione, misurati con la scala DASS (Depression Anxiety and Stress Scale) sono più alti nei giovani affetti da malattie croniche. Tra gli effetti a lungo termine è possibile riscontrare anche il disturbo post-traumatico da stress e la difficoltà a recuperare le normali interazioni sociali.

In questo contesto, l’unica finestra sul mondo per i giovanissimi rimane Internet

Si parla di aumento del tempo trascorso di almeno il 30%.  Da un lato, le comunicazioni digitali consentono di mitigare l’isolamento sociale e ciò è un bene: mantiene vivo il rapporto con i coetanei. Dall’altra parte, il maggior tempo speso sui social ha portato gli adolescenti ( e preadolescenti) ad inserirsi nel  mondo delle “challenge” online, le quali possono portare ad autolesionismo (purtroppo, percepito come unico modo per sentirsi vivi) ed intenti suicidi nei giovani nei casi più estremi.  Più è lungo il periodo passato in isolamento più gravi saranno gli sviluppi dei sintomi psicologici e/o psichiatrici (ancora peggio nel caso di patologie mentali già preesistenti).

Anche le disuguaglianze economiche incidono

Le risorse finanziarie, gli spazi abitativi, l’accesso  alle tecnologie e al supporto educativo sono strettamente correlate fra loro. Le famiglie più povere sono più vulnerabili  al disagio psicologico. Tali condizioni hanno reso difficoltoso (ed in alcuni casi impossibile) accedere alle terapie psicologiche, alla didattica online ecc. In particolar modo ne hanno risentito i ragazzi con i bisogni speciali. Così si distrugge l’autostima di questi ragazzi e gli vengono negati gli strumenti per comprendere e conoscere il mondo. Moltissimi rischiano l’abbandono scolastico.

Il Covid e l’isolamento sociale ha portato anche ad un aumento degli abusi sui giovanissimi. L’Unicef  parla di un aumento di violenza assistita dal 54% al 67%, ed ancora più alta è la percentuale di violenza attuata direttamente sui minori. Chiudendo i luoghi pubblici e le scuole, ai ragazzi manca anche la possibilità e il supporto emotivo per chiedere aiuto.

Cosa si può fare?

Accogliere tutte queste fragilità non è facile ma dobbiamo fare uno sforzo , anche perché questi  giovanissimi sono gli adulti del domani. Per questo è fondamentale agire tempestivamente sia con dei trattamenti psicologici e/o psicoterapeutici, rivolgendosi a dei professionisti. Adesso è possibile svolgere le sedute anche online. Il fulcro è il dialogo con gli adolescenti. Serve attuare una verbalizzazione delle loro emozioni e dei loro pensieri e guidarsi verso risposte adattive e funzionali a questo mondo che sta nuovamente cambiando. Dobbiamo dare loro gli strumenti adatti per muoversi senza farsi troppo male!

Aiutiamo gli adolescenti a scegliere

La soluzione sta nel giusto compromesso

Non serve né essere ipercritici nei loro confronti né iperprotettivi, ma nemmeno troppo permissivi. È opportuno assumere un atteggiamento autorevole. Ciò significa insegnargli ad essere responsabili ed autonomi nel gestirsi, nel rispetto degli altri. Trasmettere delle regole e spiegare in maniera chiara e decisa le conseguenze, i pro e i contro. Possiamo sicuramente puntare sul fatto che la pandemia è una condizione che ci accomuna tutti, legandoci ad un filo rosso. Questo può far sentire i ragazzi parte di un gruppo e partecipi di ciò che lo riguarda.

Possiamo fargli capire che, per ora, serve stare con i piedi a terra e ben saldati per poter spiccare un volo più alto domani!

Chiara Fraumeni

Fonti:

https://www.unicef.it/

Frontier in Psychology,23 September 2020,https://doi.org/10.3389/fpsyg.2020.559951 , Adolescents in Quarantine During COVID-19 Pandemic in Italy: Perceived Health Risk, Beliefs, Psychological Experiences and Expectations for the Future

Acta Biomed 2020; Vol. 91, N 4;Psychological and psychiatric impact of COVID-19 pandemic among children and adolescents.

Wired.it,Come il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini in quarantena

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