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In Catalogna vincono gli indipendentisti. Ecco perché il nuovo governo non si formerà facilmente

Elezioni in Catalogna. Fonte: TPI

Ieri, domenica 14 febbraio, si sono tenute nella comunità autonoma della Catalogna (che si trova nel nord-est della Spagna) le elezioni regionali per il rinnovo del Parlamento, la quale fisionomia non è molto cambiata rispetto a quella dell’assemblea uscente: i partiti indipendentisti hanno vinto di nuovo, dopo aver già governato durante l’ultima legislatura.
Nessuno dei tre partiti indipendentisti – Erc, Junts per Catalunya e Cup – è però risultato il più votato, essendosi presentati separatamente alle elezioni. Nonostante ciò, un’eventuale alleanza post-voto consentirebbe loro di superare con largo margine la maggioranza assoluta del parlamento catalano, pari a 68 voti. Su 135 seggi, il blocco indipendentista ha infatti ottenuto 74 seggi contro i 61 ottenuti dal blocco opposto (che tra l’altro comprende forze politicamente lontane fra loro).

I risultati delle elezioni

Le elezioni catalane sono state segnate da un crollo dell’affluenza rispetto al 2017, in parte a causa della pandemia: ha votato il 53,5 % dei catalani, vale a dire il 25 % in meno delle elezioni del 2017. Ciononostante, contando anche i partiti che non hanno ottenuto seggi, gli indipendentisti hanno superato per la prima volta il 50 % del consenso.

Bandiera della Catalogna, Fonte: Globalist

La Sinistra repubblicana della Catalogna (ERC), di centro sinistra, ha ottenuto il 21,3 % dei voti e 33 seggi; Insieme per la Catalogna (Junts per Catalunya), di centro destra, ha ottenuto il 20 % dei voti e 32 seggi; Candidatura popolare unita (CUP), di estrema sinistra, ha invece ottenuto il 6,6 % dei voti e 9 seggi. E ancora, l’estrema destra di Vox (partito neofranchista) ha preso il 7,6 % dei voti e 11 seggi, superando le aspettative dei sondaggi.
La prima forza resta comunque il Partito socialista catalano (PSC), con il 23 % dei voti e 33 seggi ottenuti, ma la sua vittoria in termini di voti non gli consentirà di ottenere la guida al governo catalano ‘’Generalitat’’, essendo privo di alleanze.

Il PSC spera in una coalizione improbabile

Il Partito socialista catalano potrebbe tentare una coalizione tutta di sinistra con Catalunya Ecp e Erc, ma quest’ultima si è allontanata dall’ipotesi già in campagna elettorale. In questa coalizione spererebbe il candidato del PSC ed ex ministro della Salute del governo centrale Salvador Illa, anche se è piuttosto difficile che si realizzi.
Difficile perché negli ultimi anni è andata accentuandosi sempre più la polarizzazione tra indipendentisti e unionisti, tant’è che poco prima del voto una piattaforma civica chiamata ‘’Catalani per l’indipendenza’’ aveva avviato una campagna per incoraggiare i candidati indipendentisti a dichiarare per iscritto che «in nessun caso negozieranno la formazione di un governo con il PSC». Tutti i leader hanno firmato.

Fonte: la Repubblica

Più probabile è dunque che ERC – quest’anno primo partito indipendentista – si ponga alla guida del blocco vincente, provando ad imporre la sua agenda moderata, lontana da quella dei puri secessionisti di Junts.
Il presidente del partito Oriol Junqueras ha già detto che «ERC tornerà ad avere la presidenza della Generalitat» benché gli equilibri saranno difficili da raggiungere. Questo perché l’alleanza tra ERC e Junts durante l’ultima legislatura è stata tutt’altro che pacifica: i leader dei due partiti si sono scontrati in numerose occasioni.

Aragonès mette fretta alle negoziazioni tra partiti indipendentisti

Le trattative risultano essere quindi molto complesse e, secondo alcuni analisti politici, l’alleanza di sinistra non è probabile ma nemmeno impossibile, specie se le negoziazioni con Junts dovessero andar male.
Il candidato premier di Erc, Pere Aragonès, sembra comunque avere fretta di formare un governo indipendentista:

“Nei prossimi giorni, oggi o comunque entro la settimana, dovremo essere in grado di andare avanti nei colloqui. Il 12 marzo è il termine per una prima votazione in Parlamento, ma spero che ci sia l’accordo molto prima”, ha detto.

Gaia Cautela

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