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La Spagna e la libertà di espressione: arrestato il rapper comunista Pablo Hasél

Nel corso della settimana in diverse città della Catalogna tra cui Barcellona, Lleida, Vic, Girona e Tarragona, oltre che nella capitale Madrid si sono svolte numerose proteste. Motivo della vasta mobilitazione è stato l’arresto, martedì mattina, del rapper Pablo Hasél, figura molto controversa nel panorama politico spagnolo e al centro del dibattito pubblico negli ultimi giorni. Il trentatreenne si era barricato all’interno di uno degli edifici dell’Università di Lleida in Catalogna dopo essersi rifiutato di presentarsi spontaneamente in carcere venerdì 12 febbraio. Il rapper era stato infatti condannato a nove mesi di detenzione con l’accusa di esaltazione al terrorismo e ingiurie alla Corona. L’arresto ha scatenato la risposta degli attivisti che già da diversi giorni si battevano per difendere dalle autorità il cantante e che si sono riversati in strada già dalla sera di martedì.

fonte: DW

Pablo Hasél, il rapper comunista, anarchico e indipendentista

Classe 1988, Pablo Hasél, al secolo Pablo Rivadulla Duró, si è autodefinito un “sostenitore dei comunisti e degli anarchici”. Catalano, è un fervente sostenitore dell’indipendenza della Catalogna e non ha mancato in passato di esprimersi a favore dell’oggi dissolto gruppo terrorista e separatista basco dell’ETA, oltre che del gruppo terroristico marxista GRAPO (Grupos de Resistencia Antifascita Primero de Octobre). Particolarmente controversa è stata proprio la condivisione di una fotografia di Victoria Gómez, membro del GRAPO e che tra il 1975 e il 2006 rivendicò più di 80 omicidi. A fianco della foto di Gómez, Hasél aveva scritto: “Le manifestazioni sono necessarie ma non sufficienti, appoggiamo quelli che vanno oltre”.

murales dedicato a Hasél, fonte: Radio Onda d’Urto

Le accuse alla Corona, al Governo e alla polizia

Al vaglio della magistratura spagnola sono passate decine delle sue canzoni, alcune datate anche 10 anni fa, e i tweet con cui aggiornava i suoi 136.000 follower. Bersaglio prediletto della protesta del rapper è la casata reale dei Borbone di Spagna e in particolar modo il precedente re Juan Carlos I. Le critiche non mancano anche per il governo centrale spagnolo e la polizia. Agli occhi di Hasél tutti questi soggetti  sarebbero colpevoli oltreché di corruzione anche di mantenere legami stretti con regimi stranieri oppressori, come quello in Arabia Saudita, e di perpetrare un clima politico fascista degno successore di quello franchista.

l’ex Re Juan Carlos I insieme al fratello del sovrano saudita, fonte: El Espanol

Terrorismo o libertà di espressione ?

La condanna e l’arresto di Hasél hanno riacceso il dibattito sul grande tema della libertà di parola ed espressione del pensiero. In Spagna le pene contro chi commette i cosiddetti “reati d’opinione” sono molto severe e le numerose sollecitazioni per un ammorbidimento sono spesso cadute nel vuoto. Solo nel 2018 è entrata in vigore una legge antiterrorismo, inasprendo il già esistente articolo 578 del codice penale spagnolo che prevede nei confronti di chi abbia fatto apologia di terrorismo o denigrato le vittime o i loro parenti va incontro a pene che spaziano da una multa fino al carcere, passando per il licenziamento nel settore pubblico.

La vicenda di Hasél rischia di seguire a quella dell’avvocato Arkaitz Terrón, accusato per nove tweet pubblicati sul suo profilo in cui si riferiva in modo ironico all’assassinio di Luis Carrero Blanco, ex primo ministro franchista nel 1973 per mano dell’ETA. Vicenda conclusasi con l’assoluzione ma che dimostra come con un simile clima e con un tale irrigidimento del sistema la confusione tra terrorismo e libertà di espressione sia molto, troppo, alta.

 

Le proteste

In questi giorni si sta riconoscendo a Pablo Halés il triste merito di essere riuscito nell’impresa di unire, nella protesta, due città storicamente e culturalmente spesso lontane se non agli antipodi. Madrid e Barcellona sono state teatro di marce e scontri contro la polizia da parte delle migliaia di manifestanti. Secondo una prima stima da martedì sera, momento di inizio delle prime proteste, ad oggi circa duemila persone sono scese in strada nella sola città catalana mentre più di mille nella capitale spagnola. Come detto però la protesta si è allargata all’intero paese: da Tarragona a Vic, Granada, Burgos, e Toledo. Al momento ci sarebbero più di cinquanta feriti tra poliziotti e manifestanti, oltre alla distruzione di una stazione di polizia e la perdita di un occhio da parte di una diciannovenne.

 

Folla di manifestanti che richiede l’amnistia per Hasél, fonte: Bluewin

La campagna di sensibilizzazione degli artisti spagnoli

Eppure si era concretamente cercato di prevenire una situazione talmente critica. A inizio febbraio un numero considerevole di artisti, circa 200 tra cui alcuni nomi noti come quello del regista Pedro Almodóvar, avevano chiesto con una lettera aperta di non incarcerare Hasél. La lettera chiedeva a gran voce allo stato spagnolo e i suoi esponenti di non cadere in meccaniche e comportamenti tipici di paesi non rinomati per il rispetto dei diritti umani come il Marocco e la Turchia. L’appello degli artisti si unisce alle preesistenti sollecitazioni provenienti non solo dal panorama culturale e politico spagnolo ma anche internazionale. Un report di Freemuse (da anni impegnata contro la censura degli artisti), ha mostrato come la Spagna si trovi addirittura sopra Turchia, Myanmar e Iran in una quanto mai triste classifica dei Paesi che dal 2019 hanno imprigionato più artisti.

Filippo Giletto

di Redazione Attualità

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