Russia, rallentamento di Twitter, prime avvisaglie di un “internet sovrano”

Uno degli obiettivi che il governo russo si è posto dal ritorno al potere di Putin nel 2012 è quello di riuscire a filtrare e controllare i contenuti presenti su internet e a cui i cittadini possono facilmente attingere. Il sogno è quello di creare un “internet sovrano”, più protetto dalle autorità di Mosca e dunque, a differenza di quello dell’occidente, controllabile e censurabile. Runet, questo il nome dell’ambizioso progetto russo che, dopo anni di fallimenti, sembra iniziare a dare i suoi frutti. Il rinnovato interesse per questo progetto decennale del Cremlino è infatti dovuto al rallentamento che nell’ultimo mese ha subito Twitter, il famoso social network che spesso in passato era finito nei radar di Mosca.

 

Russia vs Twitter

La piattaforma rappresenta ad oggi una piccola realtà nel gigante euroasiatico con i suoi soli 700.000 account attivi mensilmente. Un numero esiguo rispetto ad altre realtà ma sufficiente per potere fungere da banco di prova per l’oppressione governativa. Da un mese il social network dell’uccellino in Russia funziona ma spesso a rilento e alcuni contenuti, come i video, sono praticamente inaccessibili. Poco prima del rallentamento il governo russo aveva chiesto a Twitter di rimuovere 3.168 tweet risalenti al 2017. Contenuti che, secondo Roskomnadzor, l’organo di stato che si occupa delle comunicazioni online, incoraggerebbero “il suicidio dei minorenni” e conterrebbero “pedopornografia e informazioni sull’uso di droghe”. Non è difficile intuire, dato il tempismo della ritorsione, che il rallentamento costituisca una risposta alle grandi proteste degli scorsi mesi contro l’incarcerazione dell’oppositore Alexei Navalny e organizzate proprio su questa piattaforma. Ad oggi degli oltre 3 mila tweet incriminati 1.900 sono già stati cancellati.

Proteste anti-Putin, fonte: interris.it

Telegram e il blocco formale ma mai effettivo

Quello contro Twitter rappresenta fino ad adesso una vittoria non di poco conto. Questo perché è la prima volta che il governo russo riesce a imporsi su un social. Negli anni sia le direttive di Roskomnadzor sia la legislazione approvata dal parlamento hanno cercato di contrastare l’operato delle principali piattaforme venendo però sistematicamente aggirate o ignorate dalle stesse. Il caso più noto è quello di Telegram, servizio di messaggistica simile a Wattsapp e fondato dal russo Pavel Durov. Roskomnadzor ne ordinò il blocco nel 2018 dopo che Durov si rifiutò di fare accedere alle chat di gruppo degli utenti i servizi di sicurezza russi. Il blocco non divenne mai operativo e Telegram continuò a funzionare regolarmente divenendo anzi il simbolo dell’incapacità governativa.

Pavel Durov, creatore di Telegram, fonte: RBTH

La Russia e l’interesse per internet

“Sottomettere alle leggi formali e alle regole morali della Russia” internet, questo è il desiderio dell’attuale establishment russo. Desiderio però di difficile attuazione. A differenza della Cina, che si premurò fin dai primi anni duemila di censurare i servizi e i contenuti occidentali, adoperando a tal fine un enorme dispiego sia di risorse finanziare che umane (ad oggi sarebbero circa due milioni i cinesi occupati in tale settore), in Russia internet è sempre stato libero. Salvo poche eccezioni infatti, come per esempio LinkedIn, i principali social, siti o piattaforme sono sempre state accessibili o, al massimo, sostituiti da equivalenti russe (per es. VKontakte al posto di Facebook). Privare di colpo la popolazione di un servizio adoperato fino ad oggi senza limiti comporterebbe antipatie ma soprattutto proteste. Questo il motivo per cui il governo ha deciso di adottare una strategia differente rispetto ai cinesi.

 

La legge del 2019, middlebox e internet separato

Punto di svolta nel progetto governativo è il 2019, l’anno in cui il governo ha approvato una legge che si prepone due grandi obiettivi: controllare i contenuti online e rendere possibile separare la rete internet russa da quella del resto del mondo. La lettera della legge impone a tutti gli operatori di rete di provvedere all’installazione di alcuni apparecchi chiamati middlebox. Questi usando dei software specializzati permetterebbero il filtraggio e il controllo di tutti i contenuti che passano attraverso la rete. La pratica si chiama deep-packet inspection e può essere adoperata anche per scopi legittimi quali, per esempio, la manutenzione di rete e i controlli di sicurezza, ma anche per scopi di censura e sorveglianza. Ed è proprio quest’ultimo il fine dichiarato: la legge prevede che le middlebox siano configurate in modo da consentire al governo russo l’accesso e il controllo del traffico internet.

Il deep-packet inspection sebbene potenzialmente molto efficace presenta però numerosi problemi: l’installazione e la manutenzione delle migliaia di middlebox richieste sarebbe molto costoso e il funzionamento su una scala così ampia comporterebbe sicuramente difficoltà non di poco conto.

La seconda parte della legge invece prevede tutta una serie di misure molto tecniche che garantirebbero la possibilità di disconnettere la connessione internet russa da quella del resto del mondo per motivi di sicurezza nazionale. Ovviamente anche in questo caso l’utilizzo di tali misure risulterebbe in un metodo di censura e controllo delle informazioni. I complessi sistemi necessari per isolare internet in Russia però non sono ancora pronti, e il se e il quando lo saranno rimane ancora un incognita.

Funzionamento delle middlebox, fonte: NEC

Rischio emulazione: in futuro tanti “internet sovrani”?

L’esperimento russo è ancora agli albori e nonostante la messa alle strette nei confronti di Twitter permane un profondo scetticismo nei confronti della riuscita del progetto. Ma in caso di esito positivo la possibilità che in futuro altri paesi investano risorse in obiettivi simili non è affatto utopistico. Il controllo di internet e il distaccamento della rete nazionale sono temi guardati con molto interesse da numerosi altre realtà. Paesi come l’India, il Brasile e il Sudafrica sarebbero tutti pronti a creare una propria versione di “internet sovrano”. Che sia questo il futuro che ci attende? Uno spazio digitale che da anni abbiamo imparato a considerare libero e interconnesso che finisca con l’essere limitato e segregato entro i confini nazionali?

Filippo Giletto

di Redazione Attualità

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Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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