NextGenerationMe: Sciack, l’artista Urban messinese

Rieccoci con la rubrica “NextGenerationMe”: il protagonista di oggi è Sciack, cantautore ventinovenne messinese dalle mille sfumature.

Sciack ha all’attivo due EP di successo e un canale YouTube seguito da circa 7mila persone. Lì possiamo trovare il celebre singolo “Buddaci“, che ha raggiunto quasi 700 mila visualizzazioni.

Salvo, cosa diresti di te per presentarti al pubblico?

Sono un artista che cerca di scrivere sempre la vita, non c’è niente di fake nei miei brani. Il mio punto forte è cercare di arrivare alla gente il più possibile e farla rispecchiare nei miei brani, farla emozionare. Poi ci sono anche dei pezzi diciamo “da svago”.

Sciack è il tuo nome d’arte, da dove viene questa scelta?

Nel mio genere il nome d’arte è necessario per farsi riconoscere in internet, quasi tutti i musicisti ormai, in generale, ne hanno uno. All’anagrafe sono Salvatore Sciacca. All’epoca ricordo che fu lui – il nickname – a scegliere me, perchè avevo pensato a Sciack proprio dal mio cognome, e casualmente, il giorno dopo in cui io avevo riflettuto su questa possibilità, incontrai un altro ragazzo che faceva musica anche lui da poco, e mi disse che Sciack per me sarebbe stato perfetto, senza che io gli dicessi nulla. E così da quel giorno sono Sciack, però, ultimamente, mi firmo di più Salvo Sciack.

Sciack per la prima volta in studio, 2011

Ti dai un’etichetta? Che genere di musica produci?

Faccio musica da 10 anni e ho cambiato tanti stili, non faccio sempre la stessa cosa. Io mi definisco un artista Urban; in passato rappavo e basta, adesso mi sento molto più vicino al pop e all’R&B. Andando avanti con il tempo ho implementato i ritornelli cantati, melodie viaggianti, quindi diciamo che il rap, pian piano, lo stia quasi abbandonando, anche se non è proprio così.

Raccontaci del tuo rapporto, sembrerebbe viscerale, con Messina.

Il rapporto che ho io con Messina è di eterno amore e odio. Ci sono nato e cresciuto, poi mi sono spostato in provincia. Quindi ho vissuto sia la città che i dintorni, Messina a pieno insomma. L’amore perchè è casa, è semplicità, tranquillità. A Milano, dove attualmente vivo, è tutto caotico, non hai quel senso di rilassatezza. L’odio, invece, soprattutto perchè, cosa ho ribadito spesso nelle mie canzoni, lavorativamente parlando spesso si è sfruttati. I ragazzi messinesi non si devono accontentare, questo è il mio messaggio per loro. Oggi se parli con un genitore messinese ti dice “chistu c’è”. E non è vero, non l’ha deciso nessuno che c’è questo. Parti, giri il mondo, l’italia, esci dalla tua zona comfort, fai esperienze, è questo che fa crescere. Io infatti sono partito, ma per ritornare in Sicilia più forte di prima.

Sciack durante un concerto, 2014

Che importanza ha la nostra città e il nostro dialetto nei tuoi testi?

Per quanto riguarda il dialetto, è presente per esempio nel ritornello della canzone uscita un mese fa, intitolata “Aunnè”, ma sinceramente non mi capita più spesso di scrivere in dialetto, credo che anzi non ci sarà più. I ragazzi giù vogliono il dialetto in determinati tipi di pezzi più aggressivi, speciamente quelli trap, e li ho fatti , solo che io devo essere capito da tutti, voglio essere nazionale. Se io avessi continuato a scrivere in mesinese, a quest’ora sarei il re della musica siciliana, ma è stata una mia scelta non proseguire per quella strada. E’ stato uno sbaglio? Forse sì, forse no, ma io ho fatto quel che mi sentivo di fare.

Com’è nata “Buddaci”? Cosa è cambiato in te dal tuo esordio?

Io ho iniziato nel 2011, a 18 anni. “Buddaci” è il mio singolo più cliccato, ma la mia prima canzone è stata scritta tra i banchi dello Jaci, dove ho frequentato l’indirizzo Turistico. Si intitola “Questi anni” e racconta della mia scuola, degli anni passati dentro quelle classi e del fatto che stavamo per finire quell’esperienza per entrare nel mondo vero. Lo registrai senza attenzione, a casa di un amico, e nel giro di quattro giorni tutti sul cellulare avevano la canzone. Il preside mi invitò a cantarla al Palacultura e piansero tutti emozionati, dai ragazzi ai professori. “Buddaci” invece è nata quasi involontariamente, a casa. La base è un remix di una canzone americana; nell’ Hip Hop si usa prendere le basi altrui e scriverci su, fai la tua versione. Questo pezzo si chiama “Versace” – dal classico ostentare i vestiti della marca – e la pronuncia è “Vissaci” per loro. Per giocare ho preso quel beat e, al posto del titolo originale, mi son messo a dire “buddaci buddaci”, una “zallata” praticamente, e in un paio di ore il pezzo era completo, ma non avevo alcun intenzione di pubblicarl0. I miei amici ascoltandola poi mi convincono a pubblicarla, e quella canzone come tutti sapete è un po’ un monumento a Messina, passa di generazione in generazione e le visualizzazioni son convinto che a breve saliranno ad 1 milione. Però ti dico la verità, io non la sopporto. Quello è un piccolo lato di me, ma io non sono solo quello. Io voglio fare musica ricercata, però nella mia città per quasi tutti mi son fermato lì, come in una fotografia. Presto uscirà il mio album e vedrete chi sono davvero.

Sciack si trasferisce a Milano, 2020

Progetti futuri?

Sto scrivendo un album, il mio primo vero album uffiale. Ho pubblicato due EP, ma per l’album me la sono presa comoda, mettendoci ben 10 anni. È un album molto vario, molto musicale, tratterà di vari argomenti e ci saranno delle sonorità che la gente non si aspetta da me.

Un saluto ai lettori di UVM da vero messinese

Fratelli messinesi, na baciata a tutti, vi vogghiu beni!

Riassumendovi la mia intervista con Salvo, ve lo cito nel momento in cui, da amante della mia terra, mi ha colpito di più: “voglio portare Messina in alto perchè sarebbe bello se fosse un messinese a fare grandi cose, come ce ne sono stati tanti; far vedere che i messinesi comunque fanno bella arte.”

Noi redattori della rubrica “NextGenerazioneME” di UniVersoME scriviamo con passione proprio perchè crediamo nei nostri giovani – e coetanei – concittadini, nella nostra città, nell’andare oltre e rinascere.

 

Corinne Marika Rianò

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