Biden si imbarca sull'Air Force One, fonte: WGHP

Primo viaggio di stato per Joe Biden: i temi e gli incontri degli otto giorni in Europa del presidente americano

Il presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden è impegnato da mercoledì nel suo primo viaggio diplomatico. Un viaggio di solamente otto giorni in Europa ma dal calendario fitto di impegni e incontri. Atterrato nel Regno Unito e attualmente impegnato per tutto il fine settimana in Cornovaglia al G7, la riunione dei leader di sette tra le maggiori potenze economiche mondiali, il presidente americano si sposterà successivamente a Bruxelles dove incontrerà diversi esponenti UE. Infine, mercoledì prossimo, si recherà a Ginevra dove incontrerà per la prima volta, in un vertice bilaterale, il presidente russo Vladimir Putin.

Biden si imbarca sull’Air Force One, fonte: WGHP

L’importanza di riallacciare i contatti con l’Europa

Non è certamente un caso che il primo viaggio ufficiale sia in Europa. Joe Biden ha il delicato compito di dimostrare che una delle peggiori stagioni della politica estera americana sia terminata. In passato Trump non si è tirato in dietro dal definire l’Unione Europa come una “nemica” dell’America oltre a sottolineare l’inutilità della NATO disconoscendo esplicitamente il principio fondamentale dell’alleanza, cioè quello della mutua difesa. Un’esperienza, quella dell’amministrazione Trump, che ha lasciato e non poco il segno. Mai come negli ultimi anni l’asse Europa-Stati Uniti è parsa così debole garantendo di fatto un opportunità per Russia e Cina.

Saranno proprio queste ultime ad essere maggiormente interessate agli esiti degli incontri di questi giorni. Biden ha più volte affermato che il suo obiettivo è quello di ottenere il sostegno degli alleati storici degli USA nello scontro tra “l’utilità delle democrazie nel Ventunesimo secolo e le autocrazie”. Data la pericolosità della competizione della Cina, con cui gli europei hanno un rapporto controverso, e la gravità della minaccia della Russia, per l’America è necessario quanto mai consolidare un fronte transatlantico compatto.

G7 del 2018, fonte: ilpost

L’incontro con Boris Johnson e la questione nordirlandese

Giovedì prima ancora del G7 in Cornovaglia, Biden ha incontrato il primo ministro britannico Boris Johnson. Tra le tante questioni sul tavolo vi era anche quella sulle regole commerciali dell’Irlanda del Nord. Con Brexit la Gran Bretagna (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) è uscita dall’Unione Europea ma non la Repubblica d’Irlanda che continua a far parte dell’Eurozona. Il governo Johnson, per preservare la pace irlandese e tutelare il gli Accordi del Venerdì Santo, decise di mantenere aperto il confine tra la Repubblica di Irlanda e l’Irlanda del Nord spostando di fatto il confine del marcato unico europeo nel mare d’Irlanda. All’entrata in vigore di Brexit (l’1 gennaio 2021) è seguito, come da accordi, un periodo di tre mesi durante il quale i cittadini e le imprese si sarebbero dovuti adeguare alla nuova situazione e la Gran Bretagna avrebbe dovuto mettere in atto nuovi sistemi per controllare le merci in arrivo nell’Irlanda del Nord conformemente alle norme europee. Il periodo, più volte rinviato, scadrà il 1 luglio e finora non è stato fatto nulla di quanto necessario. Le merci in arrivo a Belfast (capitale dell’Irlanda del Nord) dal resto del Regno saranno dunque soggette a controlli doganali e fitosanitari comportando ritardi, penurie nei supermercati e difficoltà burocratiche.

fonte: ispionline.it

La Gran Bretagna ha dunque chiesto all’Europa un’ulteriore revisione degli Accordi ma le trattative, finora, non hanno avuto esito positivo e la “guerra delle salsicce”, com’è stata ribattezzata oltremanica in riferimento ai generi alimentari,  si sta pian piano delineando. Da questo punto di vista la speranza è che la presenza di Joe Biden possa ammorbidire le posizioni europee e agevolare il raggiungimento di un nuovo accordo senza fare venire meno il Protocollo nordirlandese.

Joe Biden e i vaccini: 500 milioni di dosi per il mondo

Prima di salire sull’Air Force One che l’avrebbe portato in Gran Bretagna Joe Biden ha inoltre confermato ai giornalisti presenti di avere un piano per contribuire alla campagna vaccinale nel mondo e che verrà annunciato nel corso del G7. Il governo degli Stati Uniti ha infatti raggiunto un accordo con Pfizer e BioNTech per distribuire 500 milioni di dosi del loro vaccino contro il coronavirus in circa cento paesi del mondo. L’accordo prevedrà la distribuzione delle prime 200 milioni di dosi nel corso di quest’anno, mentre le altre 300 milioni l’anno prossimo. Beneficiari delle donazioni saranno quei paesi in cui la campagna vaccinale procede terribilmente a rilento o stenta ancora a cominciare. In particolar modo in Sudamerica e Africa.

Grafico sulla somministrazione nel mondo dei vaccini anti-covid, fonte: ispionline.it

L’incontro con Putin a Ginevra

Come detto, il viaggio europeo di Biden si concluderà con l’incontro a Ginevra con Vladimir Putin. Bilaterale voluto dall’amministrazione americana e che rappresenterà il primo faccia a faccia ufficiale tra i due. Si tratterà però essenzialmente di un evento dal valore simbolico e volto a definire il rapporto tra i due leader. Quasi sicuramente si parlerà dei numerosi attacchi informatici russi che hanno colpito aziende e agenzie pubbliche statunitensi nell’ultimo anno, nonché della violazione dei diritti umani in Russia e della minaccia militare all’Ucraina. Dal canto suo però la Russia intende lanciare un messaggio forte e chiaro: non accettare intrusioni esterne nella propria politica e nella propria gestione degli affari interni. Non è sfuggito ai molti che contemporaneamente alla partenza di Biden la giustizia russa dichiarasse le organizzazioni facenti capo al leader dell’opposizione Aleksey Navalny come “estremiste”. La misura consentirà la liquidazione di queste organizzazioni e una maggiore repressione dei suoi sostenitori in vista delle elezioni politiche in programma a settembre. Il rappresentante dell’accusa Alexei Jafiarov, commentando la sentenza, si è detto soddisfatto in quanto in tale maniera: “è stato riconosciuto che queste organizzazioni non solo hanno diffuso volontariamente informazioni che incitavano all’odio e all’ostilità nei confronti dei rappresentanti del potere, ma hanno anche commesso crimini e reati estremisti”. L’ennesimo smacco nei confronti dell’opposizione da parte dell’establishment russo.

Murales in onore di Navalny, fonte: ilpost

Filippo Giletto

 

 

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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