Possibile svolta negli Stati Uniti per il caso QAnon: scoperta l’identità dei fondatori

Paul Furber, cinquantacinquenne sudafricano sviluppatore di software e Ron Watkins, trentacinquenne dell’Arizona e imprenditore informatico: sembrano esserci loro dietro la misteriosa figura di mister “Q”, leader della setta complottista e negazionista QAnon. Si è arrivati a questa conclusione grazie a due modalità di indagine diverse e separate: una condotta dalla startup svizzera OrphaAnalytics, l’altra da linguisti computazionali francesi. Entrambi concordano – con un range di probabilità che va dal 93% al 99% – che dietro alle attività di mister “Q” si celi una doppia figura.

Manifestazione legata al movimento QAnon. Fonte: wired.it

QAnon: movimento politico o setta complottista?

Nel 2017, quando un utente col nome di Mister “Q” pubblicò il suo primo post su 4chan – noto sito internet di discussione libera parallelo ai social più usati – si faceva molta fatica a prenderlo sul serio. Le sue affermazioni apparivano talmente tanto estreme e surreali che l’idea di un movimento basato su di esse risultava insensata. La sensazione che si trattasse di una corrente degna di nota si iniziò a percepire durante il periodo elettorale negli Stati Uniti nel 2020. In breve, la setta QAnon vedeva – e vede ancora – in Donald Trump l’unica figura in grado di sconfiggere il male che alberga nella società attuale. Il “nemico” da abbattere per il movimento QAnon ha un nome: Cabal. Tale appellativo, usato spesso dai membri della setta, indica un insieme di personaggi – politici e non – che governano il mondo contemporaneo. Secondo i membri della QAnon, le attività preferite della Cabal sarebbero la pedofilia e il rapimento di bambini al fine di ottenere una “miracolosa sostanza” che permetterebbe l’eterna giovinezza: l’adenocromo. Inutile sottolineare che si tratta di teorie complottiste e senza nessuna evidenza scientifica alla base.

Fotomontaggio di Trump versione arcangelo da parte di un membro di QAnon. Fonte: open.online

Dalle teorie complottiste alle manifestazioni politiche: l’evoluzioni di QAnon

Dopo la vittoria di Biden alle elezioni non si può dimenticare la manifestazione di protesta da parte dei sostenitori di Trump, sfociata poi nell’attacco a Capitol Hill. Una delle figure chiave in quella circostanza fu lo Sciamano, fiero sostenitore e seguace del movimento QAnon. La manifestazione no-vax in Canada, nota come “Freedom Convoy“, è stata organizzata da James Bauder: uomo molto vicino alla setta. Basterebbero questi due esempi per capire come ormai non si tratti più di una serie di casi isolati, confinati nel loro piccolo angolo di mondo virtuale, bensì di un vero e proprio movimento politico estremo che gode di una discreta visibilità e di molto potere sulle masse.

È questo il motivo per cui la cattura dei loro leader assumerebbe un’enorme rilevanza.

Lo Sciamano dell’attacco a Capitol Hill. Fonte: occhionotizie.it

Indagine diversa, stessi risultati

Le autorità americane dopo i vari avvenimenti si erano mobilitate ed indagando avevano ristretto il campo a 13 nomi di possibili leader della setta. Da lì l’indagine è passata nelle mani di due team di ricerca distinti che hanno operato in maniera metodologicamente diversa. L’OrphaAnalytics ha prediletto l’analisi dettagliata dei post di mister “Q” cercando di trovare delle similitudini e delle congruenze con i post dei 13 sospettati; i linguisti computazionali francesi hanno invece addestrato un sistema basato su un’intelligenza artificiale atto a riconoscere i tratti in comune. L’identità dei risultati delle due ricerche dà ancor più credito all’indagine che a questo punto rappresenta un grande passo avanti nella lotta a QAnon.

I 2 possibili mister “Q”. Fonte: open.online

QAnon: ennesima dimostrazione del potere dei media

Tutto è partito con un post su una pagina web semi-sconosciuta ed è arrivato a diventare un vero e proprio movimento politico deviante seguito da migliaia di persone; in grado persino di condizionare gli individui e convincerli a scendere in piazza per ideali a dir poco estremi e surreali. Il caso QAnon non è altro che l’ulteriore dimostrazione del potere dei media che, se usati in maniera errata o a scopi violenti rappresentano una minaccia. Ma fino a che punto un semplice strumento di comunicazione può essere considerato una minaccia? Anche un martello nelle mani di un individuo violento diventa un’arma mortale, ma la colpa non è sicuramente dello strumento, bensì dell’individuo che lo usa.

Francesco Pullella

 

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