©Antonio Tavilla

La nostra intervista a Rula Jebreal

La resistenza ad ogni forma di dittatura, il coraggio di dire no, quelle piccole azioni quotidiane che possono portare la nostra società ad una nuova consapevolezza, tanti gli spunti che si possono trarre dal discorso di Rula Jebreal, insignita del dottorato honoris causa in Scienze Politiche, durante la lectio magistralis tenutasi presso l’Aula Campagna del Dipartimento Scipog.

Noi di UniVersoMe abbiamo avuto l’onore di intervistare la famosa giornalista. Ha introdotto la nostra chiacchierata il dott. Antonio Tavilla, direttore responsabile della nostra testata, di seguito ha posto le domande Francesca Umina, direttrice Unit Giornale.

Nella foto da sinistra Francesca Umina, la dottoressa Rula Jebreal, il Rettore Prof. Salvatore Cuzzocrea. ©Antonio Tavilla

L’intervento di Antonio Tavilla: la missione del giornalismo

Lei è un’osservatrice internazionale del giornalismo, una professione messa in crisi dai social ma anche dall’insufficiente libertà di stampa. Qual è la sua visione? Cosa vuole dire ai ragazzi che si vogliono approcciare a questo mondo?

 Quello del giornalista è il mestiere più bello al mondo. Interessatevi alle questioni internazionali: ci sono molte opportunità, magari non locali, magari non nazionali. Studiate le lingue, studiate soprattutto l’inglese, cominciate a comunicare con i vostri colleghi del futuro attraverso i social media. Una delle mie migliori amiche stava studiando filosofia quando è avvenuto l’attentato alle Torri gemelle. E’ diventata giornalista il giorno dopo. Qualunque cosa scegliate di fare, ricordate che l’eccellenza non è data dallo status dei media locali, non sarà mai così. Dovete guardare al futuro, ma soprattutto al mondo globalizzato. Se non vi assumono in un giornale locale o nazionale, continuate a cercare. Io vi aspetto sulle prime linee, se siete bravi sappiate che vi assumeranno. Ho studiato e capito cose che l’America voleva raccontate, sono stata assunta perché dicevo cose che nessuno diceva: sul dittatore saudita, su Putin, sui genocidi, sugli stupri etnici. Non c’è notizia che non leggo, non c’è una foto che non guardo. Tutti i giorni cerco di leggere, di studiare, di imparare, ma soprattutto cerco di rapportarmi con persone che la pensano diversamente da me. Solo così potete diventare eccellenti. Io sono convinta che voi avete gli strumenti: siete europei, vivete in un mondo libero. Io ho vissuto sotto la dittatura, non c’era internet. Ma ce l’ho fatta. E se ce l’ho fatta io, ce la farete ancor di più voi. Vi aspetto, ovunque c’è un posto per voi. Se un giornale non riconosce il vostro valore, c’è qualcun’ altro che vi noterà.

Le domande della redazione: denuncia, riflessione e intraprendenza

 Vorrei chiederle una riflessione su un estratto del diario di Anna Frank: ‘’Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto […]  eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità’’. Lei ha alle spalle un’infanzia difficile. Da questo però, ha tratto le parole per lottare, affinché vengano riconosciuti i diritti delle donne e dell’umanità. Crede anche lei che prima o poi questa spietata durezza umana cesserà? Condivide la speranza di Anna?

Grazie. Io non avevo altra scelta se non quella di combattere, altrimenti sarei morta. Combattere è la linfa che mi tiene viva moralmente, e sono fiera di vedere questa generazione di donne straordinarie che combatte. Però non possono farcela da sole. Per questo la loro voce è rappresentata da persone come me e dai media.

Rula Jebreal, il Rettore Prof. Salvatore Cuzzocrea. ©Angelica Rocca

Lei ha affermato poc’anzi che la donna è spesso bottino di guerra. Ma è noto che dopo gli scontri sono proprio le donne a ricostruire il Paese. Dobbiamo temere un arretramento, sia a livello europeo che mondiale, in termini di emancipazione femminile, in seguito a quello a cui stiamo assistendo?

Le donne ricostruiscono e sono quelle che subiscono. C’è una frase bellissima di un poeta mediorientale che afferma che le persone che la guerra ha distrutto sono quelle che poi ritornano, ricostruiscono e salvano praticamente il mondo. Non lo so questo, devo ammettere che parte della mia rabbia è legata ai traumi. Detto questo, vedo una speranza straordinaria nel gruppo di donne della mia terra che, nonostante tutto quello che subiscono, mantengono un amore per la vita. Questa bambina (bambina ucraina nata nella metro n.d.r.) nata pochi giorni fa in un rifugio, quando guarderà in quel filmato sé stessa, sarà una leader straordinaria, perché capirà la lotta che lei ha dentro, essendo nata nonostante una dittatura, in un contesto di guerra. Penso a una leader così per il futuro, che racconterà la sua storia per sensibilizzare le generazioni rispetto alla lotta per la libertà e per la democrazia. Ogni tanto la sofferenza rafforza: nel mio caso mi ha dato una spina dorsale d’acciaio, ma non ha reso le mie emozioni d’acciaio. Quelle sono rimaste vive perché, guardando gli occhi di generazioni come la vostra, vedo che l’attaccamento che ho per la vita continua a vivere dentro di me e quello non lo concederò al nemico, non gli darò la soddisfazione di distruggermi, perché i regimi autoritari stanno cercando di fare questo nei confronti di tutti quelli che sono critici, giornalisti, attivisti e dissidenti.

Si sta combattendo una battaglia contro un nemico armato, Putin. Una persona tutt’altro che ignorante: si è laureato nel 1975 in legge, ha dalla sua parte lo strumento della cultura. A discapito di questa, degli studi, della conoscenza e soprattutto della coscienza del passato, assistiamo agli eventi drammatici di questi giorni. Secondo lei, lo studio come si ripercuote sul pensiero e sulle azioni?

Quando mi raccontano dell’ Isis, dei “barbari” dell’Africa e del Medio Oriente, vorrei ricordare a tutti voi che nazismo e fascismo sono nati durante un’era straordinaria per l’Europa che, nonostante la crisi economica, stava vivendo un periodo di vero rinascimento culturale, grazie a filosofi, intellettuali, giornalisti. Tanti uomini legati a Hitler erano persone sofisticate che hanno però fatto un calcolo errato pensando di eleggere il Führer e poi di controllarlo. Ma quando crei un mostro, quest’ultimo finisce per mangiarti. Alla base c’è questo calcolo opportunista che abbiamo visto anche con Putin: per tanti anni, tante persone hanno ignorato la sua criminalità perché ritenevano che in qualche modo i soldi l’avrebbero eccitato a tal punto da fargli mettere da parte il suo lato criminale. Non solo hanno sottovalutato, ma non hanno capito per nulla chi era Putin e cosa voleva dal primo giorno: una persona che si è servita dello strumento degli studi per arrivare al potere e utilizzare quest’ultimo in maniera distruttiva, violenta. Questo fa capire che i dittatori non sono persone ignoranti o inconsapevoli delle loro azioni, bensì gente ancor più pericolosa, proprio perché utilizza l’arma dell’istruzione per esercitare il potere in maniera più diabolica. Quando Putin incontrò per la prima volta Trump ad Helsinki, si vantò dei suoi missili supersonici, in grado di far evaporare una città intera e affermò di poterli utilizzare a differenza del leader americano, in quanto quest’ultimo era invece ostacolato da un governo democratico. Stava già dicendo a Trump, quattro anni fa, di essere disposto ad usare armi nucleari, armi non convenzionali, capaci di uccidere centinaia, migliaia di persone. Non solo Trump non ha compreso con chi avesse a che fare, ma tante persone del nostro mondo, persone intelligentissime, hanno pensato che in qualche modo avrebbero potuto manipolarlo, controllarlo, sedarlo. Invece la bestia è sempre stata lì, prima o poi sarebbe uscita fuori.  Il business, i rapporti ambigui con i dittatori danneggiano noi e rafforzano loro. Tanti uomini che hanno creato bombe nucleari erano persone istruite, sapevano cosa stavano creando. L’essere istruito non è garanzia di moralità. Ci sono persone molto semplici, umili, che hanno più moralità di tante persone istruite. Però come possiamo utilizzare la cultura per far avanzare i diritti umani e la democrazia? Questo è un argomento su cui bisogna riflettere. Sappiamo che c’è molta tolleranza verso ideali fascisti. Sono stati scritti libri sull’inferiorità della razza che sostengono che se hai una goccia di sangue nero sei inferiore, non meriti diritti. E li hanno scritti intellettuali inglesi, tedeschi, persone laureate ad Harvard o presso altre università importanti. Ma il fatto di considerare la vita umana in termini di superiorità o inferiorità è già un primo passo verso i genocidi. Da cosa nascono tutti i genocidi se non da parole, ideali – molto spesso – di morte?

Non basta quindi trovare riparo nella torre d’avorio della cultura per poter guardare dall’alto con sguardo incolpevole la barbarie che accade là fuori nel mondo. Sono parole forti quelle di Jebreal, poco rassicuranti, ma che ci invitano a stare sempre all’erta, a cogliere la sfida di utilizzare il potere che abbiamo (quello dato dall’istruzione, dalle nuove tecnologie della comunicazione) per assumerci la responsabilità di imprimere una direzione diversa e più giusta al mondo. Perché «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Non possiamo perciò non ringraziare Rula per avercelo ricordato e aver risposto alle nostre domande, dandoci modo di riflettere criticamente sulle questioni più scottanti della nostra contemporaneità. 

Redazione UniVersoMe 

 

 

di Redazione UniVersoMe

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