(fonte: reuters.com / Alexander Ermochenko)

Finisce la resistenza di Azovstal, Mariupol è presa. Adesso si pensa ai prigionieri

Venerdì sera la Russia ha dichiarato che «Mariupol e l’acciaieria Azovstal sono state liberate dalle Forze Alleate di Russia, Repubblica Popolare del Donetsk (DPR) e Repubblica Popolare del Luhansk (LPR)».

Nel comunicato si leggerebbe di più di 2400 militanti neonazisti arresi e divenuti prigionieri. Le immagini diffuse dall’account Twitter del Ministero degli Esteri russo mostrano le perquisizioni eseguite sui soldati arresi. Tuttavia, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha parlato invece di «centinaia» di persone. (Il Post)

La fine della resistenza: Mariupol è presa

La resa dei combattenti rinchiusi dentro l’acciaieria Azovstal per mesi senza aiuti umanitari, bloccati dalle forze russe che avevano circondato l’area. Ma ad essere bloccati nel complesso di Azovstal vi erano anche numerosi civili, tra donne, bambini ed anziani. Le trattative condotte assieme all’ONU ed alla Croce Rossa avevano permesso di liberarli poche settimane fa.

Alcune ore prima, un messaggio del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla tv nazionale ha dato anche il via libera per l’evacuazione degli ultimi difensori:

Oggi i ragazzi hanno ricevuto dal comando militare il chiaro segnale che sono liberi di uscire e salvarsi la vita.

Dopo mesi di combattimenti finisce la resistenza di Mariupol, una delle città fulcro del conflitto, ormai completamente rasa al suolo. Mariupol rappresenta una città portuale di fondamentale importanza strategica: il Ministro degli Affari Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha infatti twittato che «la Russia bloccando i nostri porti mette milioni di persone a rischio di fare la fame. Assieme agli alleati, l’Ucraina ha previsto due rotte di terra alternative per consegnare le esportazioni di cibo e salvare l’Africa ed altre regioni dalla fame. La Russia deve porre fine al suo blocco per permettere la piena e libera esportazione».

Il destino dei prigionieri

All’interno del sito industriale si trovava il Battaglione Azov, una milizia incorporata nell’esercito ucraino che ha posizioni esplicitamente neonaziste. Il timore per la loro prigionia è alto: nonostante il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin abbia dichiarato che la detenzione si svolgerà «secondo gli standard delle leggi internazionali pertinenti», molti talk-show russi hanno chiesto la loro condanna a morte, in quanto «criminali nazisti». 

Certamente un processo svolto dal Paese di prigionia andrebbe contro i principi internazionali e le stesse leggi invocate da Putin, ma non manca l’ipotesi che la designazione di criminali nazisti o di organizzazione terroristica possa permettere alla Federazione di girare l’ostacolo e condannare effettivamente i suoi prigionieri.

(fonte: reuters.com / Alexander Ermochenko)

Adesso le autorità ucraine hanno iniziato ad invocare uno scambio di prigionieri, ma la Russia non ha espresso commenti in merito. Il Battaglione Azov e quanti rimasti dentro Azovstal sono però diventati un simbolo della resistenza ucraina, ottenendo un effetto che – certo – Putin “sperava” di scongiurare: che i – da lui designati – neonazisti venissero elevati ad eroi.

Il consigliere del Ministro dell’Interno ucraino Anton Gerashchenko ha infatti affermato che la difesa dell’acciaieria verrà insegnata nelle scuole militari per gli anni a venire. «Riuscite a capire cosa significhi amputare un arto senza anestesia? Ciò che vedete nei film horror di Hollywood non è niente in confronto a ciò che i difensori di Azovstal hanno dovuto vedere e sopportare».

Le parole di Zelensky

La guerra in Ucraina può terminare solo con mezzi “diplomatici”

Ha dichiarato il Presidente ucraino alla tv nazionale; intanto i negoziati tra Mosca e Kiev non progrediscono. «La guerra sarà sanguinosa, si combatterà, ma si concluderà definitivamente con la diplomazia», afferma Zelensky.

 

Valeria Bonaccorso

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