Rave a Modena: il governo Meloni emana un decreto contro i rave e scoppia la polemica

Rave a Modena interrotto dalle forze dell’ordine per volontà del ministro dell’Interno. I raver defluiscono in modo pacifico (fonte: rainews.it)

Rave in un capannone abbandonato

Tra sabato 29 e lunedì 31 ottobre, circa 3mila, o forse 5mila, si sono radunate presso un capannone abbandonato, nella periferia di Modena, in prossimità dell’autostrada A1. Giunti lì da ogni parte d’Italia, ma anche da molti angoli di Europa, con camper e auto, hanno dato inizio al raveWitchtek 2k22” (dall’inglese “witch”, strega), in occasione della prossima notte di Halloween.

Però, proprio il 31 ottobre, è arrivato l’ordine del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di interrompere l’evento.

Sopraggiunte le forze dell’ordine, queste sono rimaste al di fuori del capannone, iniziando le trattative con gli organizzatori. Seicento gli agenti schierati intorno al perimetro dello stabile.

«Non abbiate paura, non entriamo: la polizia non entra. Siamo qui perché la struttura è pericolosa, non per voi».

A proferire queste parole, tramite megafono, è stato il dirigente della polizia di Modena, Domenico De Iesu, che da subito ha voluto chiarire l’intento di voler metter fine all’evento senza alcuna tensione.  La preoccupazione, infatti, er innanzitutto, per l’incolumità delle migliaia di giovani.

In quel momento, aveva iniziato ad esser chiaro a tutti che la situazione si sarebbe risolta senza troppe difficoltà, come poteva, invece, accadere, considerato l’alto numero di presenti e le dinamiche di contesti analoghi. Dopo ventiquattro ore, la massa ha iniziato a defluire dall’edificio: l’azione di sgombero forzato è stata evitata.

«Abbiamo reagito nella maniera giusta, nessuno ha alzato le mani, non vogliamo lo scontro» ha detto una partecipante del rave tra coloro che hanno parlato ai microfoni dei giornalisti sopraggiunti sul luogo.

 

 

Sgombero completato in maniera pacifica

Più di 1300 le persone identificate dalla Questura di Modena a seguito dell’interruzione del rave, denunciate quattordici, riconosciute come gli organizzatori, di cui tredici italiani e un olandese.

Le operazioni di sgombero pacifico si sono concluse proprio nella serata del 31 ottobre, che avrebbe dovuto essere il culmine dei festeggiamenti. Tramite i social, gli organizzatori avevano annunciato che il rave avrebbe dovuto protrarsi fino al martedì dopo la ricorrenza.

Ieri mattina, 1 novembre, sono stati apposti i sigilli al capannone sfruttato per l’evento, abbandonato e pericolante, successivamente al completamento della messa in sicurezza dell’intera area abbandonata.

Sequestrati quattordici autocarri, strumenti musicali, mixer e casse, per un totale di oltre cento pezzi e un valore stimato di almeno 150mila euro di attrezzatura. Poi, coloro che sono stati individuati dalle forze dell’ordine sono stati sottoposti ad obbligo di “ripristino dell’ordine nei luoghi dove si sono svolti i rave”.

Tutto si è svolto, dunque, con calma, senza tensioni. “La linea del dialogo è sempre quella vincente“, ha commentato il prefetto di Modena, Alessandra Camporota, lodando il funzionario De Iesu e la sua capacità di mediazione nel tranquillizzare i raver.

Il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, aveva chiesto di “garantire nei tempi più rapidi possibili il ripristino della legalità, tutelando l’ordine pubblico e l’incolumità di tutte le persone, agendo senza forzature“, quindi di chiudere la situazione al più presto, ma senza forzature, ponendosi così sulla stessa linea del capo della polizia locale.

Anche lo stesso ministro Piantedosi aveva chiesto rigore, ma soprattutto tutela dell’incolumità pubblica e calma, anche se nella stessa mattina del 31 ottobre erano stati segnalati dei disagi, come la chiusura, per sicurezza, delle uscite autostradali di Carpi e Campogalliano, sull’A22, Modena Nord e Sud, sull’A1, e poi blocchi del traffico, code e disagi nella zona nord della città, coinvolta anche nell’iniziativa “SkiPass”, salone degli sport invernali.

Però, tutto si è risolto nel migliore dei modi con l’intervento della polizia.

 

 

Il disagio tra i giovani

«Veniamo qui solo per fare festa, ma non diamo fastidio a nessuno», aveva detto uno dei tantissimi raver, riassumendo le intenzioni di tutti gli altri. Le migliaia di giovani accorse a Modena si erano dati appuntamento per un momento di evasione.

Certo, non sono mancanti alcool, fumo e sostanze stupefacenti ad accompagnare i raver nelle ore di musica immersione nella musica assordante.

Ancora una volta, queste le strade intraprese per rincorrere un po’ di evasione. Ancora una volta il motivo è stato quello della ricerca dell’evasione da una realtà a tratti e soprattutto per alcuni troppo pesante.

Per questo, nonostante la discutibilità di costumi adottati durante il rave, anche dall’esterno sono arrivati commenti permeati di una sorta di comprensione per i raver: nonostante l’infrazione della legge, c’è chi sostiene che i raver non abbiano, fondamentalmente, arrecato danni a persone o cose esterne.

Alla luce di ciò, l’emanazione di un decreto appositamente contro i rave, stilato dal governo nelle ultimissime ore, è stato giudicato, anche dall’opposizione, non necessario.

Il decreto sui rave e la polemica

Fino a 10mila euro di multa e la detenzione fino a 6 anni per chi prende parte a un raduno pericoloso: queste le misure che entrano in atto con il nuovo decreto Rave” emanato dal governo Meloni, proprio in seguito all’ultimo evento di questo tipo, organizzato appunto a Modena.

Ciò ha allertato immediatamente l’opposizione politica e non solo. Il leader pentastellato, Giuseppe Conte, ha definito la manovrada Stato di polizia”, alzando i toni del malcontento.

In breve, la paura diffusa è quella che con tale decreto possano essere limitate qualsiasi tipo di manifestazione, anche quelle non potenzialmente davvero pericolose, per la mancanza di un’esaustiva chiarezza sulla definizione di sicurezza pubblica, nell’articolo 5 del decreto, che prevede: l’introduzione del reato di invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine, la salute e l’incolumità pubblica, con sanzioni sia per gli organizzatori che per i partecipanti stessi.

«Esistono una serie di reati ben più gravi di colletti bianchi puniti con pene minori e per i quali proprio il centro destra vietò le intercettazioni – tuona Conte – Creare uno nuovo reato, costruito tutto su una struttura di pericolo, modificando il codice penale, ha conseguenze enormi. Il rischio è che venga utilizzato come strumento repressivo con cui gestire il controllo sociale a ogni livello, considerato che sarebbe applicabile anche nelle scuole, università e fabbriche».

«È assolutamente inaccettabile che la vicenda del rave di Modena venga usata dal governo come pretesto per comprimere il diritto di manifestare». Così chiude il leader del M5S al riguardo.

Su questo punto, insistono il Pd e +Europa, ribadendo essere pericoloso non definire i criteri per stabilire in maniera definitiva la pericolosità degli eventi che di volta in volta verranno sottoposti a quanto previsto dal decreto, perché potrebbero subire la stesse pene previste anche i partecipanti i scioperi sindacali, manifestazioni pacifiche e perfino occupazioni scolastiche.

La pena definitiva è stata a mettere in allerta i penalisti, anche se per i soli partecipanti è prevista una riduzione della pena, e, in particolare, anche la questione delle intercettazioni telefoniche e telematiche.

Anche lo stesso ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, le intercettazioni, in questa particolare fattispecie, rappresenterebbero uno strumento d’indagine eccessivamente invasivo.

La premier Giorgia Meloni aveva dichiarato, in realtà, di non aver dato il via libera alle intercettazioni per questo reato, ma una pena di oltre 5 anni di reclusione, come quella prevista dal decreto in questione, ne permette di fatto il ricorso.

 

 

 

Rita Bonaccurso

 

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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