Carlotta

Per amore di Carlotta

Vi racconto una storia, di quelle che vi metterà di buon umore o, meglio, di quelle che vi convincerà a una riflessione, generale e quanto mai profonda, sugli eclissati valori della bellezza, dell’amore familiare, della concordia incondizionata, della vita comunitaria.

Vi racconto la storia della piccola Carlotta e di sua madre Erika; che dal modesto e dolce paesino di Santa Lucia del Mela sono giunte alla ribalta nazionale, gettando il cuore puro e vivido oltre l’ostacolo, dove le telecamere di un’intera Nazione hanno potuto riprenderlo.

Carlotta ed Erika: chi sono? Ecco il loro percorso

Carlotta D’Amico è una bambina di appena otto anni che insieme alla madre Erika Colaianni ha partecipato e vinto l’ultima edizione di Io Canto Family – un popolare programma televisivo, trasmesso su canale 5, in cui delle famiglie si sfidano in una gara canora.

Le due hanno dimostrato di essere molto brave e affiatate, conquistando, esibizione dopo esibizione, la simpatia del grande pubblico Mediaset.

Carlotta è stata la concorrente più piccola in assoluto, ma anche la madre ha – per così dire – impressionato per la sua giovinezza. Erika, infatti, ha avuto la figlia quando era ancora diciassettenne.

Il loro percorso è stato straordinario, costellato da costanti successi. La vittoria finale, per questo, era anche stata prospettata con grande gioia, pur non essendo, naturalmente, né scontata né nettamente ritenuta probabile.

Quel che è stato messo in evidenza, e che sarà stato palese a tutti gli ascoltatori, è la grande sinergia e il totale agio con cui le due cantanti hanno dato spettacolo. Oltre la vittoria e l’invidiabile percorso individuale, però, c’è qualcos’altro che credo assolutamente degno di nota.

Il sentimento di amore per Carlotta in cui si è unita la piccola Santa Lucia del Mela è stato meraviglioso, insuperabile e, per certi versi, tipico di un altro tempo.

L’incredibile vicinanza di una città

Ciò che i giornali nazionali ignorano e non possono rendicontare – perché occupati a registrare la punta dell’iceberg visibile, il punto terminale di tutto – è lo straordinario atteggiamento che la comunità d’appartenenza della bambina ha a lei riservato.

Affetto, affetto e affetto via social e tra i bar della città – senza un’intrusione indiscreta di troppo – lungo tutto il percorso; un tifo per lei organizzato come quello che si raduna in vista della partita del secolo; un maxischermo, arrivati alla finale, per compattare tutti, nella piazza principale del paese, al seguito della sincera amichetta.

Proprio così, addirittura dal comune si sono premurati di allestire al meglio la serata finale, forse pure con la genuina convinzione che si sarebbe conclusa con dei festeggiamenti.

La cara Carlotta è diventata, per i fan di casa, una tenera idola. L’oggetto dell’ammirazione incondizionata e appassionata delle persone; in questo caso, unicamente dedite all’amor di patria e all’amore per la felicità della giovane concittadina.

Questo leggo nell’evoluzione della vicenda. Carlotta è stata (ed è) ammirata anzitutto in quanto simbolo di una piccola comunità – quella di Santa Lucia del Mela – non avvezza a palcoscenici nazionali. Ma è stata unanimemente accettata come rappresentante per la sua giovialità e il suo candore incontestabili.

Per amore di Carlotta unità assoluta

Santa Lucia del Mela, come accennato, è un piccolo paesino che conta meno di 5000 anime. Qui amministra un sindaco largamente amato dai cittadini e nell’aria si respira una tranquillità rara. Santa Lucia del Mela appartiene certamente al mondo moderno, di cui ne segue il progresso strutturale ed economico, ma ha la particolarità di far resistere ancora le buone tradizioni di qualche epoca fa.

Nel borgo in provincia di Messina tutti si conoscono e c’è poco spazio per feroci contese. Piuttosto, dacché tutti si conoscono, si preferisce la fratellanza alla guerra, che, spesso, scaturisce nella contentezza di tutti fuori dall’avidità di qualcuno.

Insomma, Santa Lucia non è un territorio alieno, assurdo e inimmaginabile. Possiede semplicemente alcuni degli apprezzabili caratteri di un altro tempo, che oramai di rado si possono notare nelle città super industrializzate, nei centri in cui i cittadini sono moltissimi ma tutti individui per i fatti propri.

Ovvio che in un paese tanto modesto sia più facile mantenersi solidali. Meno ovvio è che città di maggiori dimensioni debbano per forza essere prive dello stesso spirito.

Gabriele Nostro

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