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Fulminacci e la nuova era del cantautorato – intervista per UniVersoMe

©GiuliaGreco – Fulminacci, Indiegeno Fest 2019

Fulminacci, nome d’arte di Filippo Uttinacci, è entrato a gamba tesa nella scena indie-pop – genere ridefinito come it-pop – con il suo primo album “La Vita Veramente”, rilasciato nell’aprile 2019 sotto la label Maciste Dischi. È definito da rockol.it la luce in fondo al tunnel del cantautorato italiano. Ed effettivamente anche per noi di UniVersoMe è così.

Da sinistra: Antonio, Fulminacci, Giulia – Indiegeno Fest 2019

Classe 1997, romano doc, non dimostra affatto la giovane età. I suoi testi e la sua musica godono di una piacevole complessità stilistica, che non lo allontana dal pop, ma ne aumenta la ricchezza. Ci ha rapiti sin dalle prime note ascoltate quando ha pubblicato i due singoli “Borghese in Borghese” e “La Vita Veramente” ma il disco ha sorpreso tutti per la grande varietà stilistica (lui stesso definisce l’album quasi “schizofrenico”) presente in esso: ogni brano sembra a se stante ma al contempo coerente perchè sincero. La poesia è tanta, l’emozione che riesce a trasmettere, dal palco soprattutto, anche. Siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con lui all’Indiegeno Fest, che lo ha visto sul palco il 2 agosto insieme a Clavdio, i Canova e Franco126. 

©GiuliaGreco – Fulminacci, Indiegeno Fest 2019

Cos’è che ti ha spinto, ad un certo punto, a buttarti nel mondo della musica? O meglio, qual è stata quella miccia che ha acceso in te la voglia di iniziare, di incidere la prima canzone?

Fondamentalmente il fatto di stare parecchio da solo in determinati periodi. Questo mi ha invogliato molto a scrivere, di “dire” quello che non dici. Poi piano piano ho superato anche il problema della timidezza e quindi ho iniziato a far sentire ciò che avevo scritto. Mi sono sfogato, nei confronti di me stesso principalmente.

E come nasce, poi, il brano finale?

Scrivo io stesso l’arrangiamento. Registro qualche prova e poi lavoro con due produttori, Federico Nardelli e Giordano Colombo. Con loro, in studio, mettiamo a punto il brano e viene tutto fantastico.

Sei molto giovane e siamo certi che di strada ne farai, e tanta. Cosa vedi nel tuo domani?

Non so cosa vedo, ma so cosa voglio. E ciò che voglio è fare sempre musica onesta e sincera, perché solo quando quel che si canta viene da dentro, sarà sicuramente musica bella e potrà funzionare. Più che altro io mi sentirò fedele al mio rapporto con la musica e con il pubblico. 

Che dire, il down che ci ha colpiti negli ultimi anni si è ripreso proprio nel decennio duemila – duemiladieci “sfornando” un artista di altri tempi, che con la sua chitarra accarezza le speranze di un animo vintage. 

E se ancora non lo conoscete, cliccate qui:

 

 

 

Giulia Greco, Antonio Nuccio 

MISH MASH FESTIVAL – prezzi ed artisti della 4° edizione 2019

L’estate negli ultimi anni è diventata sinonimo di… concerti! Eh si abbiamo la gioia di poter vivere tanti festival musicali (pazzeschi!!) vicinissimi alla nostra posizione insulare. Messina e provincia e le istituzioni hanno iniziato a cooperare, e a noi pischelletti che creiamo ancora playlist o, piacere per pochi, masterizziamo CD, i concerti sono boccate d’aria fresca.
Proprio a poco meno di 40 km dalla città dello Stretto, a Milazzo si svolge il Mish Mash Festival giunto alla sua quarta edizione. L’11, 12, 13 e 14 agosto presso il Complesso Monumentale di Milazzo (Messina) la musica e l’arte faranno da padrone.

 

Main Stage ©MishMash2018 – MYSS KETA

Sui palchi del Mish Mash Festival si terranno i concerti, le isole Lipari e il Mediterraneo a fare da Skenè. Senza limiti di genere, stili e tendenze il Mish Mash attraversa le produzioni musicali più nuove e interessanti, italiane e internazionali, delle culture indie, hip-hop, elettronica, rock, funk, underground. Nei luoghi della cittadella fortificata troveranno poi gli spazi in cui esprimersi i più eterogenei tra gli artisti in live set, installazioni, visual, performance di danza.

Anche quest’anno viene confermato il Welcome Day, la serata di benvenuto che si terrà l’11 agosto aperta a tutte e tutti in modo gratuito. La novità introdotta per questa edizione è la “Ferragosto Eve” che si terrà il 14 agosto. Per la prima volta saranno dunque in totale quattro le giornate del Mish Mash Festival.

L’edizione del 2019 accoglierà Nada, vincitrice di Sanremo 1971 e tornata prepotentemente alla ribalta grazie alle sue ultime e apprezzatissime fatiche, tra le quali citiamo Senza un perché, brano inserito nella serie The Young Popedel premio oscar Paolo Sorrentino e che ha riscontrato grande successo anche oltre Oceano. Nitro, uno dei rapper nazionali più apprezzati anche all’estero che conta a soli 26 anni 12 dischi d’oro e tre di platino, i Pinguini Tattici Nucleari,inseriti nella line up del Concerto del Primo Maggio a Roma, e poi ancora Eugenio in Via di Gioia, Tropea,Rovere, e molti altri che saranno presentati nei prossimi giorni. L’annuncio di questi nomi sulle nostre piattaforme social è stato accolto con grande entusiasmo dal pubblico, tanto da portare ad un sold-out degli EarlyTickets nonostante non fosse stata ancora annunciata la line up completa.

I biglietti, diversificati in tre formule: 3 days passport, 2 days passport e daily ticket, possono essere acquistati al botteghino oppure in prevendita online attraverso la piattaforma di ciaotickets.

WELCOME DAY: 11 ago 2019 FREE DAY

DAILY TICKET: 12 ago 2019 MMF DAY 1 €23,50 //13 ago 2019 MMF DAY 2 €23,50//14 ago 2019 FERRAGOSTO EVE €23,50

PASSPORT TICKET: 12-13 ago 2019 €39,50 // 12-13-14 ago 2019 €54,50

L’evento promosso dall’Associazione Culturale Mosaico è stato organizzato con la compartecipazione ed il supporto dell’Assessorato ai BB.CC. alla pubblica istruzione e alla promozione dell’immagine della città di Milazzo e si propone come un momento di arricchimento culturale e sociale oltre che di rivitalizzazione del tessuto economico e turistico di una Milazzo piena di attrazione storico paesaggistiche nonché di eccellenze enogastronomiche.

Curiosi di sapere come si è svolta l’edizione 2018 del Mish Mash? Leggete gli articoli targati UniVersoMe ai seguenti link:

https://www.universome.eu/2018/07/31/mish-mash-festival-aprono-le-porte-del-castello-di-milazzo/

https://www.universome.eu/2018/08/07/9462/

Rimanete connessi su UniVersoMe per novità e … chissà anche interviste degli artisti! Curiosi? Ci vediamo anche quest’anno al Mish Mash. 

 

 

 

Giulia Greco

Speciale FRU 2019: diario di bordo – giorni 2 e 3

Vi avevamo lasciati con la prima parte del diario di bordo (se ve lo siete perso, leggetelo cliccando al seguente link https://www.universome.eu/2019/06/07/speciale-fru-2019-diario-di-bordo-giorno-1/) che abbiamo scritto riportandovi i racconti del primo giorno dei cinque speaker (Francesco Burrascano, Giuseppe Cannistrà, Alessio Caruso, Elena Perrone, Ilaria Piscioneri) studenti dell’UniMe che hanno rappresentato Radio UniVersoMe al FRU 2019. A poche ore dalla fine dei lavori del FRU 2019, aggiorniamo le ultime pagine del diario dei nostri ragazzi, ripercorrendo le esperienze vissute negli ultimi due giorni del festival. 

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

 

Venerdì 7 giugno si sono susseguite una serie di attività che hanno tenuto impegnati i fruisti dalle 9:30 fino a sera. Sono state affrontate e sviluppate varie tematiche di carattere giornalistico e radiofonico. La mattinata è cominciata con un primo incontro costituito dagli interventi della Prof.ssa Elisa Giomi dell’Università degli Studi Roma Tre, di John Vignola di Rai Radio1, e di Lilith Primavera, cantante e performer che ha presentato il suo video dal titolo “Nuda”. L’obiettivo del workshop era trattare la tematica del sessismo nella musica e mettere in guardia da questo fenomeno molto diffuso. Per saperlo riconoscere, sono state analizzate le caratteristiche dei testi di molte canzoni che risultano trasmettere messaggi misogini e omotransfobici, e si è parlato di come essere in grado di trattare questo argomento in onda. Oggetto di discussione in un altro workshop è stato il ruolo del suono nelle professioni del futuro, incentrato sull’importanza del suono come prima forma di comunicazione.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

Altri momenti particolarmente interessanti e altamente formativi sono stati due workshop di conduzione radiofonica, l’uno condotto da Stefano Pozzovivo di Radio Subasio e l’altro da Tamara Taylor di Radio Veronica/Radio Arancia/Radio Velluto, da cui sono emerse buone pratiche da adottare per saper fare radio. Un primo utile consiglio è quanto sia fondamentale riascoltarsi dopo aver trasmesso ogni puntata; inoltre, non bisogna mai dimenticare che fare radio equivale anche a trasmettere informazioni attendibili di cui si è accertata la fondatezza e veridicità. Per questo motivo, è necessario verificare le fonti delle notizie prima di preparare la scaletta degli argomenti che verranno affrontati in puntata, in modo da garantire un’elevata qualità dell’informazione e contrastare la disinformazione. 

Nel caso in radio venissero ospitati artisti, il suggerimento è di cercare informazioni nei rispettivi fanclub in modo da raccogliere opinioni e reazioni del pubblico che li segue. Altro vademecum per le interviste è quello di non rivolgere domande scontate e banali, ma cercare di riflettere su quelle che possono essere fuori dal comune. È stato anche dato un suggerimento che molti studenti alle prime prese con la radio non si aspetterebbero, e cioè che l’intervista non deve essere preparata troppo nei minimi dettagli prima che avvenga, dato che può prendere direzioni inaspettate e imprevedibili. Il segreto è ascoltare attentamente cosa dice l’ospite nel momento stesso in cui avviene l’intervista, e nel frattempo farsi ispirare per delle idee utili a formulare le domande successive, sulla base delle risposte che vengono date a quelle precedenti. Secondo questo criterio, una volta che lo speaker stabilisce quale sia la prima domanda, si procede con altri quesiti pertinenti al tipo di risposte che vengono date, in modo da poter dare un senso e una linea coerente all’intervista.

La capacità di un bravo radiofonico sta anche nel sapersi adattare e andare a braccio all’occorrenza, senza scadere nell’ovvietà. Semmai, l’aspetto su cui focalizzarsi prima di intervistare è lo studio del personaggio che sarà intervistato. Il rischio in cui non dover incappare è quello di pervenire a un tale livello di confidenza tra intervistatore e intervistato che escluda l’ascoltatore. Occorre sempre tenere a mente che la radio è al servizio degli ascoltatori e che sarebbe bene mantenere costante il coinvolgimento del pubblico. Altre tecniche di conduzione radiofonica che si è ricordato di puntare a perfezionare sono l’uso della voce, l’intonazione, la dizione e la respirazione diaframmatica. Ulteriori accorgimenti che assicurano la buona riuscita della trasmissione sono il pianificare le scalette pensando a dei tempi scanditi e a delle chiuse adeguate, e usare cuffie e microfoni con disinvoltura, ma senza dimenticarsi di mantenere un certo profilo: in radio bisogna essere sé stessi e al contempo indossare una maschera di autorità e credibilità. Infine è emerso il lato costruttivo degli errori, da non sottovalutare: sbagliate sbagliate e sbagliate, solo sbagliando potete imparare e migliorare.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre
©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

I momenti più attesi ma anche più temuti dagli speaker delle radio universitarie presenti al festival sono stati le due speaker challenge, una che si è tenuta sabato e l’altra di domenica, che li ha visti sfidarsi, dai 90 secondi ai 4 minuti a testa, su un testo che era stato consegnato loro qualche ora prima e sul quale avrebbero dovuto impostare il loro spezzone radiofonico.

L’ultima giornata, quella di sabato, è stata caratterizzata da approfondimenti sulla lingua italiana, sul linguaggio e su come comunicare la ricerca in radio. A proposito di quest’ultimo argomento, è intervenuto Marco Motta di Rai Radio3, che ha affermato quanto la scienza faccia integralmente parte della cultura, e per questo meriti di essere menzionata in radio, come si fa in Radio Tre Scienza. Ha inoltre aggiunto che la ricerca è un tema che consente di spaziare moltissimo e suscitare la curiosità degli ascoltatori, rendendo il dibattito quanto più accessibile a tutti. Giulia Alice Fornaro di Agorà Scienza e dell’Università di Torino ha riportato come modello l’esperienza della sua radio universitaria in rapporto alla ricerca. Ha spiegato che grazie al podcast ideato dal Forum della Ricerca di Ateneo dell’Università di Torino (FRidA) dal titolo “Prof fantastici e dove trovarli” (per ulteriori informazioni si rimanda al link http://frida.unito.it/wn_pages/podcast.php/Jun2019/1_prof-fantastici-e-dove-trovarli/), non si ha la pretesa di raccontare lo scibile, ma di ospitare diversi professori e ricercatori che documentino e testimonino come funziona la ricerca. La singolarità interessante della rubrica è proprio la diversità e la ricchezza di proposte che il tema offre: ogni puntata viene costruita in modo molto diverso rispetto alle altre e prende forma a seconda dell’ospite in questione. Sorge spontaneo chiedersi qual è il modo migliore di approcciarsi a un ricercatore in radio. Viene risposto che un presupposto è sicuramente quello di confrontarsi con l’ospite prima della diretta, dando delle direttive su come si svolgerà la puntata e su come comportarsi in radio. Per far dilungare solo quanto basta, una strategia a cui poter ricorrere è quella di fare domande mirate, semplici e dirette.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

Oltre ai momenti prettamente formativi, si sono svolte due sessioni di tavole rotonde sul dibattito tra le radio universitarie e i soci RadUni, in cui ogni partecipante si è fatto portavoce della propria radio universitaria, raccontando qualche progetto particolare che è stato realizzato. Radio UVM ha esposto valutazioni e considerazioni riguardo a un nuovo format introdotto da pochi mesi dal titolo “48/2”, in cui vengono analizzate dagli speaker Francesco Burrascano e Alessio Gugliotta, assieme al Prof. Settineri (docente di psichiatria), le 48 leggi del potere tratte dal best seller americano di Robert Green. Dall’assemblea si sono ricavati, grazie al contributo di RadUni, dei buoni propositi per migliorare e riparare alle eventuali difficoltà di ogni radio. Per le serate conclusive non poteva mancare l’evento di intrattenimento con tanta musica e in più un ospite speciale che sta tanto riscuotendo successo su Instagram con le sue vignette dallo stile satirico: Fabio Magnasciutti.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

Adesso che il festival è giunto alla conclusione, è tempo di bilanci. Alla domanda “Come definireste il FRU con una parola, motivandola?”, le risposte sono eterogenee e ci fanno viaggiare virtualmente nel FRU grazie alla sensibilità dei nostri cinque ragazzi. Per Francesco il FRU era “esplosivo: energia che si respira, l’unione che c’è, emozione che si percepisce. Sento molto questa emozione che si sparge ogni volta che succede una di queste cose: un ospite che parla, oppure quando uno di noi passa all’altro turno alla fine di un’attività, o durante un intervento particolare”. Per Giuseppe il FRU significava “positività: negli occhi di tutti questi ragazzi vedo la positività di credere in un futuro che, seppure difficile, sperano un giorno di poter realizzare”. Per Alessio il FRU era “entusiasmo: nessuno è nessuno e anche quelli che sono qualcuno ritornano nessuno. Siamo tutti sullo stesso piano”. Per Elena il FRU era “diversificato: ci sono tante cose da fare e cercando di incontrare gli interessi di tutti. Si passa dal momento serio al momento in cui si balla, si ride e si scherza, e ci si diverte insieme”. Per Ilaria il FRU è “energia frenetica: è un ambiente fresco e giovane, c’è un fermento generale che colpisce tutti e nessuno si sente escluso. C’è frenesia, e nello scappare da una conferenza all’altra corri veloce perché non vuoi perdertene nessuna; non vuoi lasciarti sfuggire nessuna parola, nessuna emozione.”

Si è soliti dire che “ciò che accade a Roma, resta a Roma”, ma non è questo il caso: i nostri cinque ragazzi erano partiti con un bagaglio pieno di aspettative e curiosità, che durante il FRU hanno riempito con insegnamenti e apporti che sono pronti a condividere con i colleghi della radio, determinati a farla crescere con ambizione e impegno.

Prossima destinazione: FRU 2020! 

Giusy Boccalatte

Speciale FRU 2019: diario di bordo – giorno 1

I cinque speaker di Radio UniVersoMe sono partiti con una valigia carica di adrenalina, emozione, e tanta voglia di imparare e mettersi in gioco nell’evento che chiama a raccolta tutte le emittenti radiofoniche universitarie italiane. Taccuino e penna alla mano, i nostri fantastici 5 (Francesco Burrascano, Giuseppe Cannistrà, Alessio Caruso, Elena Perrone, Ilaria Piscioneri) ci hanno raccontato le loro prime testimonianze sul FRU, che si sta rivelando all’altezza di tutte le alte aspettative e sta rappresentando un’opportunità formativa per i nostri giovani speaker.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

La prima giornata è cominciata subito a pieno regime con una cerimonia di apertura e i saluti di due delle personalità che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento: il Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre Prof. Luca Pietromarchi, e Martina Esposito, presidente RadUni.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

È seguita una sessione plenaria in cui ospiti del calibro di Giorgio Zanchini (Rai Radio 1), Massimo Giannini (Radio Capital), Maria Latella (Radio 24) e Caterina Moser (Europhonica e RadUni) hanno proposto un confronto sulla trattazione del tema dell’Europa in radio. A proposito di spirito europeo e di Europhonica, inevitabile è stato il ricordo e il tributo dedicato ad Antonio Megalizzi, giornalista e speaker per Europhonica (il format internazionale delle radio universitarie europee), rimasto vittima l’11 dicembre scorso in un attentato a Strasburgo. Per questo motivo il festival quest’anno assume una connotazione ancora più profonda, con l’intento di perpetuare l’impegno di Antonio e sensibilizzare sul concetto che l’Europa non è politica estera, ma domestica. La sollecitazione sembra essere proprio pertinente, in coincidenza con le elezioni europee di qualche settimana fa, argomento ancora caldo. La riflessione suggerita è che dovrebbe essere interesse di tutti sentirsi coinvolti nelle dinamiche d’attualità europea, soprattutto noi giovani figli di una generazione sempre più proiettata verso l’internazionalizzazione, e per questo rinominata “generazione erasmus”.

©UVM, FRU 2019 festival delle radio universitarie italiane, Università degli Studi Roma Tre

In un workshop successivo alla plenaria dal titolo “Radio o Audio”, Mirko Lagonegro (Digital MDE Audio strategy) e il Prof. Tiziano Bonini (Università di Siena) hanno dibattuto sul rapporto tra audio e radio, interrogandosi sulla funzione e i valori che può assumere la radio, come strumento dal forte potere comunicativo. È stata anche analizzata la questione delle trasmissioni radiofoniche in podcast, valutando se questi ultimi possano essere delle soluzioni adatte per il target al quale si rivolgono le radio universitarie. Durante la conferenza, tra i vantaggi e gli svantaggi emersi riguardo all’uso dello strumento podcast, è stata specificata la necessità di saper costruire un’audience di ascoltatori presenti e partecipi, ancora prima di divulgare i podcast. La giornata si è conclusa con un workshop sulla potenza della voce, in cui sono intervenuti i vincitori del Prix Italia, che da 70 anni premia i programmi radio che riscuotono più successo. Ad allietare le ore serali è stato un concerto sulle note di brani cantati da Renzo Rubino, The Shalalalas, Silvia Oddi e The Leading Guy.

Giusy Boccalatte

Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, a Messina con l’obiettivo di raccontare l’immigrazione in Europa

Si è tenuta nella giornata di ieri presso il Salone degli Specchi al Palazzo dei Leoni di Messina la presentazione del nuovo libro di Pietro Bartolo, “Le stelle di Lampedusa“. Durante l’incontro sono state mostrate molte immagini di speranza come quella che segue, ma anche molte altre foto che descrivono la crudeltà e la sofferenza che caratterizzano la tragedia dei migranti.

Pietro Bartolo, fonte: TPI

Pietro Bartolo è responsabile da trent’anni della prima accoglienza ai migranti nell’isola di Lampedusa, periodo in cui ha curato moltissimi naufraghi e ispezionato migliaia di cadaveri, diventando noto come “il medico del mare”. Autore, nel 2016, del libro tradotto in molteplici lingue “Lacrime di sale“, edito da Mondadori, che racconta su carta quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo. Interprete nel film “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi che ha portato sul grande schermo la tragedia dell’immigrazione, vissuta in prima persona dagli abitanti di Lampedusa. Recentemente secondo eletto al Parlamento europeo nella circoscrizione insulare con oltre 135mila preferenze, di cui 115mila ottenute soltanto in Sicilia.

Il nuovo europarlamentare, in una giornata comunque programmata prima ancora che si definissero le candidature per le elezioni europee, ha incontrato nel corso della mattinata i ragazzi dell’istituto nautico “Caio Duilio”, del liceo “La Farina”, dell’istituto “Mazzini” e del Collegio Sant’Ignazio. L’incontro si inquadra in un progetto che punta alla sensibilizzazione dei giovani, che, come dichiarato dallo stesso Bartolo nel corso dell’incontro pomeridiano aperto a tutti, si ha l’intenzione di estendere quanto più possibile in Europa.

Nel pomeriggio l’evento è stato introdotto dal contributo di Davide Dinicola, diplomato al nautico di Messina, che ha raccontato di cosa lo ha spinto ad abbandonare lo yacht di Briatore per imbarcarsi, come primo ufficiale, nella nave Mare Jonio, che dallo scorso Ottobre naviga nel Mediterraneo per un’attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che coinvolge i migranti.

Successivamente l’intervento di Bartolo è stato un susseguirsi di immagini e storie, la storia di persone: non cose – come ribadisce il medico – persone che hanno delle sensibilità, hanno delle ambizioni, hanno delle speranze e hanno anche dei sogni, perché anche se sono neri hanno dei sogni, come noi.

Immagini di persone come le donne che raggiungono l’isola – se la raggiungono – con ustioni su ogni parte del corpo. Ustioni che non dipendono dal calore, ma ustioni chimiche, causate dalla miscela di acqua e di benzina che si accumula sulla superficie della barca e che, come dichiara l’autore, nel 90% dei casi causano la morte di queste donne, in quella che il medico chiama la malattia del gommone. Perché solo le donne? Perché gli uomini si dispongono sui bordi dell’imbarcazione, per proteggere gli anziani e le donne, più deboli, dal mare e dal freddo, come in una famiglia. Ultimamente molti si spaventano di salire su questi gommoni fatiscenti, sanno che possono morire da un momento all’altro. Allora gli scafisti per costringerli cosa fanno? Gli sparano, tanto sono neri, non hanno neanche lo status di esseri umani quindi lo possono fare“. Da qui l’immagine di un ragazzo che è andato verso questo destino, ma ha finto di essere morto, è stato caricato sulla barca ed è arrivato sull’isola, vivo.

Immagini di persone come quella della donna che stava per partorire, ma non c’era il tempo per raggiungere l’ambulatorio o l’ospedale a Palermo (perché i medici di Lampedusa garantiscono le cure solo in un poliambulatorio, tra l’altro senza neanche una sala parto). Allora la legatura del cordone ombelicale venne fatta con un laccio di scarpe, e la donna non si lamentò neanche per un attimo. Al momento del taglio uscì il “sangue, rosso, come il nostro“. Storie e immagini come quelle della donna che partorì in nave e si strappò una ciocca di capelli per legare il cordone.

Immagini di persone, uomini, bambini e donne, come quelle che il medico trovò ammassate nella stiva di una nave – sembrava di camminare su dei cuscini morte per asfissia, chiuse lì dentro.

Pietro Bartolo parla anche dell’incidente avvenuto nel 2013 che costò la vita a 368 migranti, mostra l’immagine delle bare che sembravano non finire, molte delle quali bianche. Ci ricorda che in realtà erano 367 barepoiché in quei sacchi c’era anche una donna che aveva appena partorito, con il suo bambino ancora legato a lei dal cordone ombelicale: decidemmo che fosse più giusto stessero insieme“.

Ma ci sono anche le cose belle. Come la storia della ragazza che era stata data per morta, ma di cui il medico percepì il polso, e allora di corsa in ambulatorio per massaggiarla, per fare l’adrenalina, e così il cuore ripartì. La ragazza è tornata a distanza di molti anni nella stessa isola a ritrovare chi la salvò. Storie come quelle della bambina di 4 anni che non mangiò i biscotti e li sbriciolò per darli alla madre, che non accettò in regalo un orsacchiotto perché ormai era già grande. Storie come quelle delle migliaia di persone salvate da morte certa grazie all’intervento di chi non si è mai arreso e non vuole arrendersi neanche di fronte alle possibili multe di 5000€ previste dal decreto Sicurezza bis – ma quei pescatori, a costo di pagare mutui di 80 anni, non verrebbero mai meno al loro dovere umanitario.

L’incontro si chiude tra gli applausi e la commozione generale, tra le urla che dicono “viva i lampedusani”, con i presenti consci di aver sentito storie e visto immagini che difficilmente verrebbero mostrate altrove. Un’esperienza che sicuramente porta a riflettere, al di là di ogni orientamento politico.

Antonino Micari

“Gli uomini passano le idee restano” in memoria di Giovanni Falcone

Giovedì 23 maggio, alle ore 10:30, in occasione dell’anniversario della Strage di Capaci, l’Aula Magna del Rettorato ha ospitato la giornata in ricordo di Giovanni Falcone, organizzata dal Centro Studi sulle Mafie dell’Università di Messina.
Dopo i saluti istituzionali del Rettore Prof. Salvatore Cuzzocrea, un breve discorso di elogio per chi onora il proprio mestiere. Ha avuto inizio il dibattito, moderato dal giornalista Nuccio Anselmo, con il Dott. Maurizio De Lucia, Procuratore della Repubblica di Messina e il Dott. Emanuele Crescenti, Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il tempo del dibattito è stato scandito da 4 video documentario che trattavano del giudice Falcone e della strage di Capaci.

La strage di Capaci fu un attentato compiuto da cosa nostra, commissionato da Totò Riina il 23 maggio 1992 nei pressi di Capaci, per uccidere il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29, mentre vi transitava la scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia, sistemati in 4 auto blindate. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il sicario Giovanni Brusca azionò una carica di cinque quintali di tritolo, che era stata posizionata in una galleria scavata sotto la strada. Pochi istanti prima dello scoppio, Falcone aveva rallentato per prendere un mazzo di chiavi dal cruscotto della macchina. Lo scoppio quindi travolse in pieno solo la prima auto. I tre agenti della scorta morirono sul colpo.
La macchina di Falcone si schiantò contro il muro di cemento e detriti causati dallo scoppio. Il giudice Falcone morì durante il trasporto in ospedale a causa del trauma, causato dall’impatto. La moglie Francesca morì invece in ospedale più tardi. L’agente Costanza, che si trovava nella macchina con il giudice, rimase illeso. Gli agenti della terza automobile, feriti, ma non in pericolo di vita.

I due procuratori sono intervenuti all’incontro elogiando Falcone, parlando di quanto fosse importante come figura oltre che professionalmente, moralmente. Hanno parlato dei moltissimi progressi che sono stati fatti in Sicilia e in Italia nella lotta alla mafia, grazie al quel modo di intervenire impartito da uomini valorosi come Falcone. Si sono pronunciati su Messina e su come la mafia fosse meno violenta. Si era compreso prima delle altre associazioni a delinquere quanto i morti portassero l’attenzione dei media e delle forze dell’ordine, e questo faceva sì che fosse anche più complicato condurre le indagini. Delle parole sono state spese anche riguardo a Barcellona Pozzo di Gotto e a quanto pure lì le indagini abbiano portato a dei risvolti positivi per la giustizia con molti arresti, un approccio alla lotta alla mafia che deve essere intrapreso anche contro le ’ndrine al nord e le camorre. Infine gli ospiti si sono concentrati sui fatti e non sulle supposizioni sollevate ai tempi della strage dalle testate giornalistiche.

Alle 19:30 è stato proiettato presso il Cineauditorium Fasola il film “Il traditore”, film eccezionale sulla vita di Tommaso Buscetta, ex appartenete di cosa nostra, e collaboratore di giustizia grazie al buon rapporto che aveva instaurato col giudice Falcone. Un film di Bellocchio, che ha Buscetta come personaggio protagonista interpretato da Favino. La pellicola ha riscosso moltissimo successo, realizzata bene sopratutto per quanto riguarda le scene del maxi processo, di cui su YouTube si trovano le riprese originali, e mettendo a confronto recitazione e realtà, ci si rende conto della meravigliosa interpretazione di Favino. Viene analizzata una figura che grazie alle sue dichiarazioni fece arrestare moltissimi esponenti di cosa nostra tra cui Salvatore Riina, mandante della strage di Capaci e di altri molteplici omicidi.

Alberto Cavarra

Cortometraggi a Messina in concorso per la 51esima edizione del Fotogramma D’oro

Per tre giorni a partire da mercoledì 22 maggio Messina ospita il “Fotogramma d’Oro Short Film Festival”. È storicamente la 51esima edizione e sono i primi anni in cui è organizzata in una città del sud. La sede si sceglie in base al luogo di provenienza del Presidente della FNC (Federazione Nazionale Cinevideoautori) che è dal 2015 Francesco Coglitore, originario di Messina. Dal 22 al 25 maggio al Cinema Apollo dalle 16.30 fino a sera vengono proiettati cortometraggi provenienti da 30 paesi diversi (quelli in lingua originale sono sottotitolati). Una giuria composta da membri della federazione e studenti del DAMS e della facoltà di Psicologia voterà il migliore che sarà premiato la sera di sabato 25. L’ingresso è gratuito sempre.

Coglitore ha spiegato che i 61 corti in gara sono stati attentamente selezionati dagli oltre 300 iniziali e che i registi possono essere più o meno conosciuti, avere una grossa produzione alle spalle, o essersi autofinanziati. Gli studenti che si sono occupati dell’organizzazione dell’evento hanno raccontato che è stato complicato scegliere l’ordine dei corti che non segue un filo logico e non ha un tema per serata. Sono stati messi in fila in base alla lunghezza alternando corti più lunghi (oltre i dieci minuti) a corti più brevi (5-7 minuti).

Anche il genere viene alternato per non rendere la serata monotona, si passa quindi da un tragico come quello ambientato nella sala di attesa di un ambulatorio medico in cui un vecchio signore ha dei ricordi flash sulla sua deportazione da ragazzo in un campo di concentramento nazista, a un cartone animato su due telefoni pubblici in una stazione che tra un arrivo del treno e l’altro s’innamorano. Alcuni corti lasciano spazio a più interpretazioni, come i 15 minuti di una donna che scende le scale, mentre altri sono semplici e diretti, come il corto ambientato in un’Italia distopica del 2048 sotto dominio arabo in cui un reazionario estimatore della pizza napoletana e di Oriana Fallaci sequestra il fattorino che per sbaglio gli ha portato un kebab e lo costringe a mangiare il polpettone fatto in casa di sua mamma. Spesso i registi sono presenti in sala quindi occhio ai commenti durante la rappresentazione.

Il presidente e organizzatore Francesco Coglitore c’è sempre, è gentile e molto disponibile per domande e scambi di opinione. Il fatto che i luoghi di provenienza dei corti siano molti rende la rassegna più interessante: anche uno spettatore non esperto scopre e può apprezzare modi diversi di fare cinema.

Flavia Tecleme

X Edizione della Settimana della Sicurezza

Messina Risk. Sis.ma 2019, fare e fare bene. La chiarezza del rischio nella forza delle azioni.
Questo l’intento che anche quest’anno ha visto coinvolti molteplici realtà cittadine, studenti, associazioni di volontariato, forze dell’ordine, autorità civili, militari e come sempre la sinergica collaborazione dell’Ateneo Messinese.
Presente come di consueto e immancabile il Dipartimento di Medicina clinica e Sperimentale con i suoi studenti infermieri coordinati dalla Dott.ssa Mariella Caruso in veste di Tutor supervisore.
Ormai da anni, sicurezza e cultura della prevenzione caratterizzano eventi simili a questo e Messina risponde egregiamente con attenzione e spirito di serietà a quella che ormai è una abitudine augurabile alla città ancora per
tantissimi altri anni.
Messina come banco di prova, rischi collettivi emergenziali in simulazione organizzata, che ha visto l’ impegno attento e scrupoloso di Massimiliano Minutoli, Assessore alla Protezione Civile, di sua Eccellenza Dottoressa Maria Carmela Librizzi, Prefetto di Messina, del dirigente generale del dipartimento regione siciliana Protezione civile Calogero Foti e di Agostino Miozzo del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
Ecco, la maxi emergenza voluta dal Comune di Messina tramite il suo COC (Centro Operativo Comunale di Protezione Civile), comprendente variegate funzioni al proprio interno, una tra le molteplici la “funzione volontariato” che risponde a quelle esigenze cardini delle quali un paese civile non può più fare a meno.
Nell’ottica di questa simulazione, che ha visto coinvolte diverse strutture dell’apparato pubblico, tra cui in primis il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, la Capitaneria di Porto, la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia Municipale nonché la macchina operativa in seno al Dipartimento Regionale della Protezione Civile, tutto si è svolto con la massima serietà e competenza fattiva da sempre tratti tangibili della macchina emergenziale organizzativa messinese.

Presenti all’evento, come da anni or sono, la aziende sanitarie, prime attrici e primi apparati coinvolti in caso di emergenza. La presenza anche quest’anno dell’università di Messina con il DIMED che ha contribuito con la partecipazione dei propri studenti infermieri coadiuvati dalla Dottoressa Mariella Caruso.
Il DIMED attento alla formazione dei propri iscritti, quali futuri professionisti e operatori sanitari, condivide, sponsorizza e valorizza tutte le attività che vedono l’essere umano al centro della tutela pubblica e persegue con lungimiranza comprovata tutte quelle iniziative volte alla cultura della prevenzione.
Una su tutte l’ammaraggio di un aereo costretto all’atterraggio d’emergenza in mare che ha visto il recupero e il salvataggio dei passeggeri a bordo.

Nello specifico impegnati nelle operazioni il centro coordinamento soccorsi della prefettura con l’ausilio del coordinamento della capitaneria di porto in soccorso dell’aeromobile ATR42 che ha visto impegnata in mare anche la motobarca del distaccamento portuale dei vigili del fuoco di Messina M03 con equipaggio composto da quattro unità specialisti nautici e da squadra terrestre.
I vigili del Fuoco, questi primi attori di Protezione Civile, rispondono da sempre a quelle caratteristiche necessarie ai primi interventi, direbbe qualcuno non vi è emergenza grave senza l’intervento dei vigili del fuoco, corpo questo per antonomasia “élite” di Protezione Civile.

In un tessuto cittadino, quale quello della città di Messina e della sua oggi area metropolitana messinese, favorire l’educazione alla prevenzione e alla tutela della vita in quanto tale, è segno che ad ogni livello, in ogni istituzione statale, parastatale e privata, venga fuori quella voglia, caratteristica innata dei messinesi nel perseguire concetti di autotutela e autoformazione continua in protezione civile.
La Protezione civile siamo tutti noi, il nostri vicini di casa, i nostri amici, colleghi, insegnati, genitori, fratelli e sorelle, tutti insieme per un fine comune, esserci e saper esserci in caso di emergenza.
Diceva qualcuno un tempo di non chiederci cosa può fare la nostra città per noi, piuttosto chiediamoci cosa possiamo fare noi per la nostra città, la nostra Sicilia, la nostra nazione.

                                                                                                                                                                                              Filippo Celi

La Filarmonica Laudamo e il conservatorio Corelli in concerto su brani di compositori italiani emigrati in America

“La musica sull’Oceano. Quando gli emigranti eravamo noi: compositori di origine italiana in America”: questo il titolo del concerto, tenutosi Domenica 12 Maggio nell’Auditorio Palazzo Della Cultura Antonello Da Messina.

Orchestra di Fiati del Conservatorio Corelli di Messina, direttore d’Orchestra: Lorenzo della Fonte

Protagonisti la Filarmonica Laudamo con Orchestra di Fiati del Conservatorio Corelli di Messina, con direttori d’Orchestra: Lorenzo Della Fonte ed Eugene Migliaro Corporon.
Corporon, personaggio di fama mondiale nel campo della Musica per orchestre di Fiati, è stato ospite d’onore insieme a  Vincenzo Paci, primo clarinetto al Teatro la Fenice di Venezia.

Le musiche erano di compositori americani di origine Italiana, Vincent Persichetti, Frank Ticheli, Michael Gandolfi, John Corigliano.

Abbiamo intitolato questo concerto a queste figure per non dimenticare che a volte si parte per il bisogno, per la necessità, per la disperazione. A volte le partenze fanno crescere qualcosa di importante dall’altra parte. Noi italiani abbiamo portato parte della musica negli Stati Uniti. Dobbiamo essere orgogliosi di questo, e soprattutto abbiamo anche trovato un popolo, una nazione che ci ha accolto tutti.

Queste le parole di introduzione del Direttore d’Orchestra, Lorenzo Della Fonte.

Dietro le quinte intervistando i grandi Maestri….

Intervista a Vincenzo Paci:

Cos’è per lei la musica?

La musica è divertimento, divertirsi e far divertire! È qualcosa che viene da dentro, non solo note: è passione, amore per i suoni e per lo strumento, energia.

Come mai tra tanti strumenti ha prediletto proprio il clarinetto?

Perché da bambino a 8 anni nel mio paesino in provincia di Agrigento è venuto un trio del Teatro Massimo di Palermo: clarinetto, flauto e fagotto. Il fagotto era troppo basso e non si sentiva, per il flauto era necessario tanto fiato. Ho scelto il clarinetto perché era quello che si sentiva di più. In seguito ho conseguito una serie di studi.

Ho studiato a Palermo, in Germania, a Roma, per specializzarmi e non avere mai angoli oscuri nella musica, nella conoscenza dello strumento.

Tutto deve esser chiaro nella nostra mente, prima di donarlo agli altri. Io mi considero un attore. Il musicista è un attore, interpreta qualcosa, come un attore di prosa, di cinema.

Lei ha suonato in diversi Grandi Teatri del mondo: a Parigi, in America, in Cina. L’emozione è diversa in teatri più piccoli? Le batte ancora il cuore prima di entrare in scena? 

È sempre emozionante suonare ovunque. Si cerca sempre di suonare al massimo anche in posti piccoli e con pochi spettatori.

Bisogna dare il massimo principalmente per sé stessi.

Mi batte ancora il cuore, certamente! Se non si provano emozioni non è possibile donarle. 

Qual è il suo brano preferito? 

La Bohème di Puccini, la Traviata, Le Sinfonie di Beethoven. Non ho un brano in particolare. Tutta la musica mi piace. In ogni frase cerco sempre qualcosa di bello che mi appartiene.

Nei periodi della vita son cambiati un po’ i miei gusti. Tutti i compositori mi attraggono. Da qualche anno ho scoperto Mozart, più degli anni passati. Ogni periodo ha la propria musica, dipende anche dagli studi conseguiti, dalla propria maturità artistica.

Per comprendere la musica classica ci vuole una certa maturità. Più si va avanti con gli anni, più si capiscono alcune cose, si colgono i dettagli e si apprezzano i differenti autori.

Intervista al Direttore d’Orchestra Lorenzo Della Fonte, che con brevi e concise parole risponde con eleganza e risolutezza.

Qual è stato il suo primo incontro con la musica?

In banda, come credo per quasi tutti. Quando avevo 8 anni, ho iniziato a suonare il clarinetto.

Che cos’è per lei la musica?

È una domanda difficile. È un modo di sopravvivere alle cose brutte del mondo.

Secondo lei cosa rende eccellente un direttore d’Orchestra?

È necessaria una grande dose di tecnica per non sbagliare e non mettere in difficoltà gli strumentisti.

Oltre alla tecnica serve qualcosa da comunicare; i grandi direttori d’orchestra hanno qualcosa da comunicare, trasmettono quel qualcosa. Spero di averlo anche io.

Cosa consiglia ad un giovane che sogna di diventare direttore d’orchestra?

Bisogna studiare musica, composizione, sapere come funziona la musica nel dettaglio. Consiglio di affidarsi ad un bravo maestro che sia in grado di insegnare la tecnica, paragonata a qualsiasi strumento.

Poi è importante essere curiosi, leggere tanti libri, vedere tante mostre di dipinti e balletti; e soprattutto star in mezzo alle cose belle.  

Direttore d’orchestra Eugene Migliaro Corporon

 

Intervista al Maestro Eugene Migliaro Corporon:

Che cos’è per lei la musica?

Una risposta semplice: la musica è vita, umanità, energia, anima.

Il significato della musica in un concerto è comunicare alla gente, ispirare e connettersi. La musica è sempre un’opportunità di connessione spirituale.

Quando ha deciso di fare della musica una carriera vera e propria?

Ero veramente molto giovane, la musica mi ha parlato. Quando suonavo ho capito che era quello che volevo fare, lo sentivo. So che può sembrare folle. Ero un bambino molto appassionato e facevo seriamente già da piccolo.

Si ricorda la prima volta che ha incontrato la musica? Vuole parlarcene?

La prima volta? Era prima della mia nascita. Quando ero ancora nel grembo di mia madre. Lei suonava il piano e mio padre cantava.

Cosa suggerisce ai giovani che sognano di diventare direttori d’orchestra?

Suonare veramente bene uno strumento. Il pianoforte aiuta moltissimo a divenire un bravo musicista. Guardare e ascoltare la musica nei concerti, e poi studiare il corpo del pezzo, dei brani. Sa, ci sono molte donne che conducono orchestre!

C’è un brano che le piace in particolare, che ci consiglia ascoltare?

I miei pezzi preferiti sono quelli su cui io lavoro, quelli che dirigo nelle mie orchestre. Io scelgo di condurre solo quelli veramente belli. Ci sono veramente grandi performance su YouTube: le bande, le orchestre. Sono facili da trovare, per ascoltare buona musica.

Daniela Cannistrà

Sensibilizzare sulla violenza di genere con “NON GENERI-AMO VIOLENZA”

Giovedì 16 maggio, nella libreria Colapesce in via Mario Giurba, si è svolto un incontro mirato alla sensibilizzazione del pubblico dal titolo “NON GENERI-AMO VIOLENZA”, un laboratorio sulla parità di diritti e sulla violenza di genere organizzato da AEGEE Messina e da due membri del SISM: Daniela Guiso e Davide Spadaro. L’esposizione era molto coinvolgente per i presenti, iniziando con Francesco Campione, presidente dell’associazione AEGEE Messina che chiedeva quali categorie fossero da non discriminare, per poi procedere con un’esperta sulla violenza di genere, Costanza Matafù, che ha convolto in un dibattito su ciò che può portare una persona ad essere violenta, per poi raccontare che ognuno ha un proprio vissuto e delle proprie esperienze, che nel bene o nel male modificano la visione soggettiva di normalità. Con ciò non si giustifica o legittima la violenza, ma la si comprende per poi ugualmente condannarla.

Un altro punto importante, spiegava Matafù, è il ruolo dei media. Quando ad esempio si incorre in un episodio di violenza, dai giornali viene descritto non come un evento sporadico e circoscritto, ma come se ciò avvenisse di continuo, etichettando come abusato ed abusante gli ipotetici soggetti in questione, così creando un meccanismo per il quale chi è stato abusato socialmente verrà visto con occhi diversi che vanno dalla pena alla calunnia e con occhi ancora più diversi chi ha compiuto il gesto precludendogli la possibilità di redimersi. È importante quindi evitare le etichette.

L’evento si è concluso con la spiegazione di un video, dove i protagonisti erano due persone ed una tazzina di tè. Il significato è che in alcune occasioni una persona gradisce del tè, altre volte no, ed è suo diritto dire di no. Se prima sembrava gradisse il tè o avesse anche espresso esplicitamente di volere il tè, è un suo diritto dire di no qualora avesse cambiato idea. Questo per comprendere il consenso per quanto riguarda il sesso.

Si allega qui di seguito il link del video in modo che si possa comprendere meglio: https://youtu.be/oQbei5JGiT8. I sottotitoli si possono inserire premendo i tre puntini in alto a destra dal cellulare.

L’incontro si è rivelato molto formativo ed educativo.

Alberto Cavarra