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Radiazioni: tra misticismo e realtà

Spesso le parole nucleare o radiazioni ci fanno paura e vengono viste con scetticismo nell’immaginario collettivo. La scienza ci dice tuttavia che sono dei fedeli alleati in molti ambiti. Andiamo a vedere in che modo.

Cos’è una radiazione ionizzante

Benefici delle radiazioni 

Rischi delle radiazioni

Nuove scoperte

Risposta adattativa alle radiazioni 

Conclusioni

Cos’è una radiazione ionizzante

La radiazione ionizzante è un tipo di energia rilasciata dagli atomi che viaggia sotto forma di onde elettromagnetiche (gamma o raggi X) o particelle (neutroni, beta o alfa). La disintegrazione spontanea degli atomi è chiamata radioattività e l’energia in eccesso emessa è una forma di radiazione ionizzante.

Le radiazioni ionizzanti possono essere raggruppate come direttamente ionizzanti o indirettamente ionizzanti.

Qualsiasi particella carica con massa può ionizzare gli atomi direttamente per interazione fondamentale attraverso la forza di Coulomb se trasporta energia cinetica sufficiente. Tali particelle includono nuclei atomici, elettroni, muonipioni carichi, protoni e nuclei carichi energetici privati ​​dei loro elettroni. Quando si muovono a velocità relativistiche (vicino alla velocità della luce) queste particelle hanno energia cinetica sufficiente per essere ionizzanti e danneggiare il DNA.

La radiazione indirettamente ionizzante è elettricamente neutra e non interagisce fortemente con la materia. Quindi, la maggior parte degli effetti di ionizzazione è dovuta alla ionizzazione secondaria, tramite formazione di ROS (Specie Reattive dell’Ossigeno).

Benefici

Grazie alla scoperta delle radiazioni la scienza ha fatto balzi da giganti. Una delle principali applicazioni delle radiazioni è rappresentata dalla diagnostica in ambito medico.

Nel 1895 Wilhelm Conrad Röntgen ha scoperto ed eseguito la prima radiografia della storia, cambiando la medicina in modo radicale. Oggi, infatti,  è indispensabile l’uso delle radiazioni non solo nella diagnosi, ma anche nella cura di molte malattie.

Con la radiografia, ad esempio, risulta possibile lo studio dello scheletro, ma anche dei tessuti molli, sebbene con una proiezione bidimensionale. Con la TC si possono studiare le più disparate lesioni d’organo con delle ricostruzioni tridimensionali. Ancora, sfruttiamo tecniche come la PET che ci permette di valutare il metabolismo delle cellule e quindi di studiare patologie tumorali e infiammatorie.

In ambito non medico le radiazioni hanno svariati utilizzi: dalla Cristallografia a raggi X, che permette di studiare la struttura tridimensionale di ogni molecola a livello atomico, alla sterilizzazione di materiali tramite l’utilizzo di raggi UV o Gamma, a seconda dei vari usi.

Crediti immagine: https://iycr2014.cristallografia.org/

Ancora, è possibile usare le radiazioni di decadimento del Carbonio14 per riuscire a datare l’età di qualunque oggetto. Infatti questo isotopo del Carbonio ha un tempo di dimezzamento 5734 anni, calcolando quanti atomi di esso sono presenti in un oggetto, è possibile definirne la vita.

Rischi

Effetti delle radiazioni sul corpo umano Fonte: concert-h2020.eu

Ma non è tutto oro quel che luccica, infatti ad alte dosi le radiazioni hanno effetti collaterali:

  • Secondo le tabelle dell’Oms, se si viene esposti a 1.000 mSv nell’arco di un’ora si incorre in alterazioni temporanee dell’emoglobina.
  • Quando si sale a 2000-5000 mSv/h si hanno perdita dei capelli, nausea, emorragie, cataratta, danni a: tiroide, midollo osseo, intestino, pelle, organi riproduttivi.
  • Con 4000 mSv/h assorbiti in una settimana si ha la morte nel 50% dei casi, con 6 è morte certa e immediata.

Tuttavia simili livelli di radiazioni sono impossibili da raggiungere in condizioni normali, infatti una radiografia del torace espone a circa 0.7 mSv, mentre una TAC con mezzo di contrasto espone a circa 6-7 mSv.

Livelli di radiazioni in ambito medico – Fonte: UFSP

Nuove scoperte

Attualmente il sistema usato per la radioprotezione si chiama LNT (modello lineare senza soglia) che si basa sostanzialmente sul diminuire le radiazioni alla minima dose necessaria (As Low As Reasonably Achievable). Questo sistema però, si basa non su dati certi ma sulla credenza popolare, dato che quando fu istituito si ignoravano gli effetti delle radiazioni.

Nuovi studi dimostrano come questo concetto limita troppo l’uso delle radiazioni, infatti è stato provato che sotto i 100 mSv all’anno non ci sono effetti collaterali sulla salute, neanche lievi. Anzi, è stato dimostrato da una metanalisi su più di 1 milione di lavoratori a rischio che minime dosi di radiazioni, stimolando i processi di riparazione del DNA, si sono rivelate protettive nei confronti di alcuni tumori solidi.

Differente risposta molecolare ai diversi dosaggi di radiazioni ©Jacopo Burgio

Sempre nello stesso studio hanno analizzato popolazioni che vivono in alcune regioni come Guarapari (Brasile), Kerala (India), Ramsar (Iran) e Yangjiang (Cina), dove la radiazione di fondo naturale (data per lo più dal gas Radon) può raggiungere diverse centinaia di mSv/anno. Inizialmente, i ricercatori si aspettavano di trovare una relazione positiva tra i livelli di radiazioni di fondo e il rischio di malattia. Nella maggior parte di questi studi i ricercatori non hanno riscontrato alcun rischio per la salute, confrontando le popolazioni residenti in aree di radiazioni di fondo di alto livello con quelle residenti in luoghi di radiazioni di fondo di basso livello. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato alcune prove che i livelli di radiazione di fondo naturale sono inversamente correlati con la mortalità per cancro.

Risposta adattativa alle radiazioni

Il nostro organismo, tende ad adattarsi ai vari stimoli esterni.

Una radiazione che va a colpire il DNA o che genera ROS, andrà a stimolare tutti quei processi di riparazione del danno cellulare insiti nel nostro genoma. Si va dalla morte programmata della cellula (apoptosi) all’attivazione delle elicasi e nucleotidasi. Esse andranno ad aprire il DNA tagliando la parte danneggiata, per andarla poi a sostituire con un frammento corretto (Riparazione per escissione di base, Riparazione per escissione di nucleotidi, Mismatch repair, ecc.) generato dalla DNA polimerasi.

Quando questo tipo di risposta adattativa alle radiazioni si attiva, un suo leggero eccesso può essere responsabile di un “plus di riparazione”, andando a riparare altre zone del DNA che magari erano danneggiate per altri motivi. Ecco spiegato il meccanismo attraverso cui minime dosi di radiazione sono protettive nei confronti di diversi tumori solidi.

Effetti fisiologici indotti dalle radiazioni ionizzanti ©Jacopo Burgio

Conclusioni

È chiaro che il modello LNT sia ormai obsoleto, e che, in generale, la concezione del nucleare “cattivo” sia sbagliata,come abbiamo analizzato in altri due precedenti articoli. Le radiazioni ed il nucleare ci proferiranno ulteriori soddisfazioni e opportunità se solo noi saremo capaci di vederli come tali senza pregiudizi. 50 anni fa saremmo morti perché la mancanza della TAC avrebbe fatto sfuggire le giuste diagnosi, oggi questo non accade. Dati gli imprevedibili progressi della scienza un domani, magari cureremo molto più facilmente patologie odierne di difficile gestione. Fidiamoci della Scienza!

Quest’oggi noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto lo si possa immaginare.

 

Gabriele Galletta & Roberto Palazzolo

Correlazione 5G e Covid-19, tra verità e menzogna

Ennesima teoria complottista associa la tecnologia 5G al COVID-19, ma il mondo scientifico smentisce

Fra le varie teorie complottiste, non poteva di certo mancare un collegamento tra la rete 5G e il COVID-19.

Ebbene sì, a quanto pare è stato pubblicato uno studio, sulla rivista “Toxicology Letters”, di Ronald Neil Kostoff, un ricercatore di Scienze Spaziali presso la Georgia Institute of Technology, in cui si evidenzia come la rete 5G abbia indebolito il nostro sistema immunitario, tanto da renderci facili prede del virus che sta tenendo il mondo col fiato sospeso.

In Italia, la notizia ha ottenuto popolarità grazie anche al tweet di Gunter Pauli, il consigliere economico del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che recita: “La scienza deve dimostrare e spiegare la causa e l’effetto. Ma la scienza prima osserva le correlazioni: fenomeni che sono apparentemente associati. Applichiamo la logica della scienza. Qual è stata la prima città al mondo coperta dal 5G? Wuhan! E quale la prima regione 5G d’Europa? Il Nord Italia”.

 

Tweet di Gunter Pauli

 

Ovviamente è una fake news, come ha tenuto a sottolineare il Ministero della Salute, ma è necessario, prima di entrare nel merito, fare un po’ di chiarezza.

Che cos’è la rete 5G e come funziona?

Per rete wireless, o Wi-Fi, si intende la tecnologia che ci permette di inviare dati da un dispositivo ad un altro, senza la necessità di una connessione fisica.

Nel settore della telefonia mobile, 5G è l’acronimo di 5th Generation, e indica tutte quelle tecnologie e quegli standard che porteranno a significativi miglioramenti, in termini di velocità e prestazioni, delle moderne tecnologie di trasmissione dati wireless.

Una rete LAN (Local-Area Network) utilizza le onde elettromagnetiche per collegare dei dispositivi, come cellulari e PC, alla rete wireless di quel determinato locale.

Ma cosa sono le onde elettromagnetiche?

Le onde elettromagnetiche sono perturbazioni dello spazio-tempo dovute a variazioni locali dei campi elettrico e magnetico.

Le onde elettromagnetiche possono essere classificate a seconda della loro frequenza (cioè al numero di oscillazioni al secondo) e, in base ad essa, si dividono in: onde radio, microonde, infrarossi, luce visibile, ultravioletti, raggi X e raggi gamma.

A loro volta esse si differenziano per la loro proprietà ionizzante, ovvero la capacità di trasportare abbastanza energia da strappare elettroni da atomi o molecole, ionizzandoli (da qui il nome “ionizzanti”). Quelle radiazioni che hanno questa capacità, ovvero le ionizzanti (che vanno dall’alto UV fino ai raggi gamma), sono dannose per l’uomo, soprattutto per il rischio che esse possano contribuire alla produzione di cellule tumorali da parte del nostro organismo, mentre le radiazioni non ionizzanti (dal medio UV fino alle onde radio) sono totalmente innocue.

Esistono evidenze sperimentali per le quali la rete 5G possa essere dannosa per il corpo umano?

La risposta è: assolutamente no. Diversi studi sono stati fatti sulla questione, e tutti portano allo stesso risultato, e cioè che non esistono prove a suffragio della dannosità della rete 5G: lo affermano l’American Cancer Society, l’Istituto Superiore di Sanità, lo Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks (SCHEER), laFood and Drug Administration, International commission on non‐ionizing radiation protection (ICNRIP), ecc.

Il perché è facilmente intuibile: la rete wireless di cui usufruiamo ha una frequenza tale da essere collocabile tra le onde radio e le microonde che, come detto prima, rientrano tra le radiazioni non ionizzanti, e quindi non dannose per l’uomo.

 

Spettro elettromagnetico, con l’intervallo coperto dalla rete 5G

 

Torniamo, dunque, alla notizia principale.

Può la rete 5G debilitare il sistema immunitario, rendendoci facile preda per il COVID-19?

Come potrete facilmente intuire, la risposta è no, per gli stessi motivi elencati fino ad ora. La rete 5G è completamente innocua per il nostro organismo: non sortisce nessun effetto sul sistema immunitario in quanto non può assolutamente ionizzare gli atomi o le molecole del nostro organismo.

Se questa presunta ionizzazione è impossibile, vien da sé che in alcun modo la rete 5G possa far parte di una supposta debilitazione del nostro sistema immunitario. Di conseguenza, non ha favorito l’azione del COVID-19.

Quindi possiamo catalogare questa ennesima notizia collegata al 5G come una colossale fake news.

 

 

Giovanni Gallo

Cosa sono gli OGM

Quando pensiamo alla parola OGM ci viene in mente Hulk, radiazioni o qualcosa di sicuramente tossico per la vita.

Bisognerebbe affrontare questa questione senza pregiudizi e con molta pazienza poiché comprenderla a fondo non è per nulla facile. Intorno a questo argomento si scontrano due definizioni di OGM: quella scientifica e quella giuridica. La definizione scientifica di Organismo Geneticamente Modificato comprenderebbe tutti quegli esseri viventi che hanno modificato il loro patrimonio genetico a causa di un qualsiasi agente mutageno. La definizione giuridica, invece, identifica come OGM solo quegli organismi il cui DNA sia stato modificato da tecniche d’ingegneria genetica. Confusi? E’ normale. 


Modificare il DNA non è un’invenzione dell’uomo bensì della natura. I batteri ad esempio si scambiano, attraverso il fenomeno della coniugazione, frammenti di DNA per poter condividere materiale genetico utile alla sopravvivenza della specie. Il virus dell’HIV modifica ad una velocità impressionante il proprio genoma durante la riproduzione e non sembra risentirne molto, anzi, questo sembrerebbe un meccanismo che utilizza per poter avere in natura una notevole diversità biologica e avere quindi più possibilità di sopravvivenza. Proprio a causa di questa elevata diversità, per esempio, non siamo ancora riusciti a trovare un vaccino valido contro questo patogeno.

Allo stesso tempo gli incroci spontanei tra piante, che avvengono in natura durante l’impollinazione, danno vita ad esseri viventi, che se riescono a crescere e a svilupparsi, sono considerati nuove specie. L’uomo mangia e coltiva organismi geneticamente modificati da quando è diventato un coltivatore oltre che cacciatore. Gli incroci artificiali che l’uomo ha tentato durante i secoli, come ad esempio il mandarancio, sono tutti organismi che hanno subito delle modifiche del proprio DNA. Con tutti questi esempi voglio evidenziare come il termine “modificati geneticamente” non ha di per se una connotazione positiva o negativa, ma semplicemente sta a sottolineare che quell’organismo ha subito una modifica del proprio DNA.

Il DNA come sappiamo dalle superiori è quella molecola su cui sono “scritti” i caratteri di quell’essere vivente. L’altezza, il sesso e il colore degli occhi sono solo alcuni esempi di caratteri determinati dal tuo DNA. Possiamo immaginare il DNA come un libro sul quale sono scritte le indicazioni con le quali si costruisce un essere vivente. Tutti gli esseri viventi, quindi animali, piante, virus e batteri, hanno al loro interno questo grande libro scritto nella medesima lingua.


L’ingegneria genetica è quella branca delle biotecnologie che ha lo scopo di costruire pagine artificiali di questo libro e di incorporarle nel grande libro di un essere vivente che può essere un virus, un batterio oppure lo zigote che darà vita ad un animale pluricellulare.

Queste tecniche hanno molte applicazioni, una tra queste è la produzione dell’insulina. Quest’ultima è un ormone del nostro corpo che ha la funzione di abbassare la glicemia. Prima degli anni ottanta tutti i preparati insulinici industriali venivano prodotti grazie al pancreas di bovini e di suini, ma era un processo di estrazione abbastanza complesso.

La quantità di insulina è infatti molto scarsa e per produrre un flaconcino ci volevano circa sei mesi. Inoltre, le insuline di origine animale contengono impurità, che provocavano intolleranze e reazioni allergiche. Da quando le tecniche di ingegneria genetica si sono ottimizzate, abbiamo iniziato ad usare batteri (Escherichia Coli) per produrre l’insulina. Abbiamo aggiunto le istruzioni sul loro DNA di come costruire l’insulina e questi microscopici organismi hanno iniziato a produrla come dei dannati e senza stipendio. L’insulina è il primo prodotto farmaceutico, assieme all’ormone della crescita, ad essere stato ottenuto con l’uso della tecnologia del “DNA ricombinante” (che potremo anche chiamare “Libro Riscritto”).

Le applicazioni di questa tecnica sono pressoché infiniti e le potete trovare al seguente link https://it.wikipedia.org/wiki/Organismo_geneticamente_modificato 

Ora capire cos’è un OGM è più semplice. Un OGM sono tutti quegli organismi che otteniamo mediante tecniche di DNA ricombinante. Quel batterio che produce l’insulina per i diabetici di tutto il mondo è un OGM. Un organismo il cui DNA viene modificato da agenti mutageni differenti da questa tecnica di laboratorio secondo la giurisdizione non è un OGM.

Come si può ben vedere il concetto di OGM nella Scienza e nella giurisdizione è ben diverso.

Nell’immagine a destra, troviamo un mandarancio e del grano, entrambi sono stati prodotti da incroci o da modifiche del DNA attraverso radiazioni; più a destra, invece, troviamo del mais ottenuto con la tecnica di ingegneria genetica e solo questo è OGM, anche se sotto il profilo scientifico tutti e tre hanno subito delle modificazioni del proprio DNA.

Vi voglio un secondo parlare del grano creso, un cereale molto diffuso in Italia per moltissimi prodotti alimentari.(http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/29/radiazioni-nucleari-nell’orto/)

Intorno al 1950 i ricercatori dell’ENEA hanno bombardato una varietà di grano con raggi X altamente radioattivi. Queste hanno riscritto alcune pagine del DNA di questi grani in maniera assolutamente casuale e pressocché impossibile da prevedere. Alcune di queste pagine erano ormai impossibili da leggere e le piante morirono, altre invece crebbero. Tra queste varietà di grani fu scelto il cosiddetto grano creso. Questo prodotto non è assolutamente nocivo per la nostra salute; il fatto che il suo DNA sia stato riscritto da radiazioni non significa che il grano è radioattivo. Inoltre questo grano NON E’ considerato dalla giurisdizione OGM anche se ha subito una notevole quantità di modifiche.

Ora tutti noi ci staremo chiedendo: ma sono davvero pericolosi questi OGM? Allo stato attuale delle cose, la Scienza non ha in nessun modo comprovato la loro pericolosità. Potrebbero far sì che le coltivazioni siano più resistenti alle condizioni climatiche ed ai vari insetti, con quindi l’abolizione completa dell’uso dei pesticidi che oltre ad inquinare, potrebbero essere dannosi per l’uomo. Sui pesticidi non si attuano tanti controlli quanti se ne attuano sugli OGM, eppure la percezione di massa su questi alimenti è molto negativa.

Bisogna certamente rimanere con i piedi per terra e fare attenzione all’uso di queste tecniche di avanguardia, ma bisogna evitare di vedere questi organismi nocivi per la nostra salute. Mangiare biologico o naturale non significa niente dal punto di vista scientifico. Non esiste cosa più naturale di altra. Se vi starete chiedendo se nella vostra vita avete mangiato OGM la risposta è molto probabilmente sì perché: “L’Italia non permette la coltivazione di piantagioni OGM, ma ne permette la sua importazione e la sua vendita.” Il perché non lo comprendo, ma è una delle tante contraddizioni che caratterizzano il nostro paese.

Francesco Calò

 

Fonti e per approfondire: 

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2017/11/10/ogm-non-ci-piacciono-pero-ne-importiamo-e-mangiamo-un-bel-po/?refresh_ce=1

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/29/radiazioni-nucleari-nell’orto/

http://italiaxlascienza.it/main/2018/02/ogm-la-grande-paura/

https://www.youtube.com/watch?v=ZWMaq6fpuZo

https://www.youtube.com/watch?v=Ntzuoz815jw

https://www.youtube.com/watch?v=tQbA1vXdlVc

https://www.youtube.com/watch?v=elggEK1jn7U

 

Cellulari e cancro: verità o speculazione?

Tra articoli speculativi e dati scientifici sfuggenti, cerchiamo di fare chiarezza. 

È una questione estremamente attuale. Basti pensare al caso di Roberto Romeo, tecnico di un’azienda di telefonia italiana, al quale è stata riconosciuta dal Tribunale di Ivrea una rendita vitalizia da malattia professionale in seguito allo sviluppo di un neurinoma benigno del nervo acustico.
Il giudice ha infatti riconosciuto un nesso causale tra l’utilizzo prolungato del cellulare per lavoro e lo sviluppo del tumore, sulla base di una perizia che ha evidenziato un rischio di insorgenza di tale tumore più che raddoppiato negli utilizzatori di cellulari per circa 10 anni, anche per soli 16-32 minuti al giorno. E a questo processo ne sono seguiti altri analoghi, come quello di Alessandro Maurri a Firenze, conclusosi anch’esso con un’indennizzo di invalidità.

Se più tribunali hanno emesso sentenze del genere, non può trattarsi solo di semplici ipotesi o pressione mediatica. Quali sono dunque le evidenze scientifiche emerse?

Sta crescendo esponenzialmente il numero di studi condotti per chiarire il legame tra l’esposizione a RFR (radiazioni a radiofrequenze) emesse dai telefoni cellulari e i tumori.

Di recente si è conclusa una delle più importanti ricerche in merito, condotta dal National Toxicology Program (NTP), ramo di ricerca del National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), istituto statunitense per la salute ambientale.
La ricerca ha usato come cavie 3 mila tra topi e ratti, è costata 30 milioni di dollari ed è durata oltre 10 anni. 

Il NTP, in collaborazione con istituti specializzati, ha stabilito il grado e le modalità ottimali di esposizione dei topi e ratti per simulare al meglio le condizioni alle quali siamo esposti.
Gli animali sono stati sottoposti a esposizione a RFR in modo intermittente, per intervalli di 10 minuti e pause della stessa durata, per 9 ore al giorno in totale. I livelli di RFR sono stati stabiliti in base al peso corporeo: da 1.5 a 6 Watt per chilogrammo nei ratti e da 2.5 a 10 Watt per chilogrammo nei topi.

Il tutto è avvenuto in delle particolari camere, costruite dal NIST e dalla IT’IS Foundation, importanti istituti di tecnologia, ideate appositamente per controllare in modo estremamente preciso il tasso di assorbimento specifico (SAR) delle radiazioni.

Gli studi sono stati condotti in più fasi: 

  • Esposizioni a breve termine, che hanno rivelato incrementi più o meno rilevanti della temperatura corporea.
  • Esposizioni a lungo termine per 28 giorni e per 2 anni, che hanno dato informazioni più rilevanti.

Le conclusioni dei ricercatori sono state alquanto controverse per decine di patologie; tuttavia alcuni dati importanti emergono dalle analisi statistiche:

  • Una riduzione del peso dei neonati partoriti da animali esposti.
  • L’incidenza incrementata tra il 2 e il 3 per cento dei gliomi maligni del cervello.
  • L’aumento tra il 5 e il 7 per cento di schwannomi maligni del cuore.
  • Un lieve ma statisticamente significativo incremento di feocromocitomi, tumori delle ghiandole surrenali.

Si tratta del primo studio che correla fortemente l’insorgenza di neoplasie con l’esposizione a RFR tipiche dei telefoni cellulari.
Inoltre i tumori al cuore e al cervello statisticamente incrementati somigliano per tipologia al neurinoma (o schwannoma) del nervo acustico. A tal proposito bisogna menzionare lo studio “Interphone”, condotto dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che analizzando 5000 soggetti in 13 Paesi ha evidenziato come il rischio di neurinomi dell’acustico negli utilizzatori assidui di cellulari sia aumentato del 10%.
Tali risultati sono quindi in accordo con gli studi epidemiologici più recenti condotti sull’uomo.

Tuttavia, prima di lanciarsi in allarmismi, bisogna valutare i limiti della ricerca del NTP:

  • Gli animali sono stati esposti alle RFR su tutta la superficie corporea con la stessa intensità, mentre l’uomo è esposto più intensamente in punti precisi.
  • I livelli e i tempi di esposizione sono stati proporzionalmente maggiori di quelli a cui siamo soggetti giornalmente.
  • Gli animali colpiti sono stati soprattutto i ratti rispetto ai topi, di cui prevalentemente i maschi rispetto alle femmine; le ragioni di questa sproporzione non sono del tutto chiare.

Inoltre le RFR in esame corrispondono a emissioni utilizzate fino alle tecnologie 2G e 3G; questi tipi di RFR vengono ormai emesse solo durante le chiamate o l’invio di messaggi, ovvero per una piccola parte dell’utilizzo dei dispositivi cellulari. Le attuali reti 4G, 4G-LTE, Wi-Fi e 5G (in arrivo nel 2020), utilizzano emissioni troppo diverse per essere incluse nello studio, e si presume siano meno penetranti delle precedenti. 

Questi limiti non rendono meno affidabile lo studio, specialmente per le persone esposte per molti anni alle RFR di vecchi cellulari, ma mettono in evidenza la necessità di studi più approfonditi.
Nel frattempo l’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, e l’AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica, negano qualsivoglia nesso causale diretto, sottolineando la difficoltà di affidarsi alle statistiche degli studi condotti sull’uomo, date le numerose variabili confondenti, quali stile di vita e luogo di abitazione, e le modalità delle ricerche, spesso retrospettive e basate su questionari.

Malgrado le insufficienti certezze scientifiche, c’è tuttavia un accordo unanime della comunità scientifica nel consigliare di limitare l’utilizzo del cellulare, di non tenerlo accanto durante la notte, né in tasca (per problemi verificati di fertilità maschile), nonché di utilizzare auricolari durante le telefonate così da aumentare le distanze (anche soli 5 centimetri di distanza possono ridurre l’esposizione a RFR di 25 volte!).

Per concludere, in attesa dei risultati di nuovi studi già programmati e in atto, nella bilancia tra rischi e attenuanti c’è un equilibrio precario che attende ancora di essere perturbato.
Nel mentre, adottare semplici misure preventive non può che far bene.

Davide Arrigo

 

Fonti:

https://ntp.niehs.nih.gov/results/areas/cellphones/index.html
https://www.niehs.nih.gov/news/newsroom/releases/2018/november9/index.cfm
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1002/bem.22116
https://www.biorxiv.org/content/biorxiv/early/2018/02/01/055699.full.pdf