“Coraggio”: presentato alla Feltrinelli l’ultimo libro di Umberto Ambrosoli

L’eroismo di chi non c’è più, il dovere nei confronti dello Stato, la paura da sconfiggere perché a prescindere dal ruolo che ricopriamo, ognuno di noi ha una responsabilità verso gli altri.

Queste sono state le principali motivazioni che hanno fatto da cornice alla presentazione, giovedi 10 Marzo alle ore 18, presso la Feltrinelli Point, del libro intitolato “Coraggio” di Umberto Ambrosoli, avvocato penalista e consigliere regionale in Lombardia, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, ucciso dalla mafia nel 1979, per la sua attività di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ormai in bancarotta a causa delle spericolate operazioni finanziarie di Michele Sindona.

Insieme all’autore era presente l’ex deputato dell’ARS Fabrizio Ferrandelli, dimessosi la scorsa estate per protesta contro la classe politica siciliana che sta mandando a fondo la Sicilia, e l’ex onorevole PD Gabriele Siracusano. Ha moderato Rosaria Brancato (TempoStretto). Si è rinnovato, da parte di tutti i relatori, l’appello a prendere in mano il proprio futuro, senza timore, con la grinta e il coraggio che servono per cambiare il paese, senza cedere ai compromessi, alle ambiguità che il modo di agire della politica sta diffondendo in ogni cittadino, anche nel più onesto. E nonostante la stanchezza e la fretta di andare via, Umberto Ambrosoli si è fermato ugualmente, alla fine dell’incontro, per scambiare quattro chiacchiere con noi di UniVersoMe.

1. Oggi abbiamo parlato di comunità, società, parole fin troppo inflazionate. Secondo lei i cittadini che tipo di società si trovano di fronte?

Una società sicuramente dove l’individualismo ha assunto un peso maggiore rispetto a quello che aveva in passato, ma è una società che allo stesso tempo offre delle opportunità straordinarie. È vero che siamo in una fase per cosi dire “decadente” della storia, ma è anche vero che la storia è fatta innanzitutto di cambiamento. Questo però non deve portare ad una regressione ma anzi ad un evoluzione.

2. Abbiamo anche detto ai giovani: “andate a fare esperienza all’estero e poi tornate qui” ma la politica, la catena di corruttele e clientelismo, sembra remare contro. Come si fa a dire in questo scenario ad un giovane di tornare in Italia?

Io non credo si possa fare a meno di dirlo, qui sta il punto. È proprio sulle nuove generazioni, come sempre nell’evoluzione dell’umanità, che si deve confidare per la realizzazione di un cambiamento, che è un percorso e non un fatto statico, è un susseguirsi di azioni individuali. E di questi tempi in cui l’occasione di confronto con altre culture, con altri mondi in un certo senso, è molto più facile rispetto a tanti anni fa, dobbiamo cogliere queste occasioni per conoscere quel che sta fuori e che può esserci utile in futuro.

3. Noi conosciamo molto bene gli eventi a partire dal 19, compreso l’omicidio di suo padre. Lui è forse il simbolo più giusto del senso del dovere verso se stessi e verso lo Stato. Ma di questo sentimento secondo lei è rimasto qualcosa?

Proprio l’esempio di mio padre dimostra che è un sentimento molto individuale, non ha una dimensione collettiva. E non è un dovere come “imposizione” ma come “scelta”: io scelgo di fare quello che ritengo giusto e mi sento in dovere di mettere in pratica tutto quel che ritengo tale. E questo lo sento nel momento in cui ho identificato quali sono le ragioni della mia vita. Con dispiacere dico che non esiste un epoca in cui c’è ne di più o di meno: c’è la capacità di tutti noi di essere soggetti consapevoli. A me non piace parlare di “dovere” quando penso a mio padre. Preferisco una sola parola che lui amava dire, e cioè “responsabilità”.

4. E il futuro dello Stato qual è? Oggi, dove le relazioni internazionali si intrecciano sempre più “oltre” l’entità statale, quale può essere il suo ruolo per l’avvenire, per quanto riguarda il benessere dei cittadini?

Ho delle difficoltà a immaginare uno stravolgimento generale di quello che è un elemento aggregativo fondamentale. Ci sono sicuramente grandi novità: pensiamo al significato “sovranazionale” dei poteri dell’Unione Europea. La collettività ha bisogno di un struttura organizzata, che possa rispondere alle esigenze dei cittadini. È pur vero però che c’è sempre bisogno che il cittadino diventi sempre più autonomo e che le sue ambizioni e aspirazioni siano costruite dal suo impegno e dalla costanza, senza aspettare l’aiuto di altri.

5. E agli studenti che cosa si può dire? Passano le loro giornate in un ambiente universitario che dovrebbe dar loro stimoli, qual è il consiglio che lei darebbe?

Nella fase dell’Università credo gli stimoli si debbano trovare da soli, semmai questa deve dare gli strumenti adatti. Mettere a fuoco le nostre aspirazioni è un compito nostro. Ogni sconforto può essere battuto, quel che deve portarvi avanti è l’impegno per cercare di essere protagonisti della nostra vita, e nulla è più importante di questo. Imparate a difendere la vostra integrità di uomini e donne, e coltivate la vostra vita come un percorso che non finisce mai.

Valerio Calabrò

di Valerio Calabrò

Valerio Calabrò, articolista d'attualità e ala polemica del giornale. Studio Scienze delle Relazioni Internazionali e Politiche. Leggo libri di storia da quando avevo sette anni, prima di approdare, quando scrivevo per il giornale d'istituto del Maurolico, ad una visione piu divulgativa della storia e della politica. Mi chiamano Robespierre per il senso del diritto che caratterizza ogni mia azione.

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