Primarie: Made in Italy vs Usa?

Le primarie in vista delle prossime elezioni amministrative hanno catalizzato ormai da settimane l’attenzione dei media, arrivando a monopolizzare il dibattito politico dell’intera penisola. 

Infatti mentre il ruspante leader della Lega Nord Matteo Salvini, allestisce gazebi in tutta la capitale per dare vita a delle primarie prive di alcun criterio organizzativo; parallelamente in un universo non tanto lontano il plenipotenziario del Pd Matteo Renzi, tenta di arginare a colpi di tweet la minoranza dem guidata da Massimo D’Alema.

Le opinioni su queste primarie, che comunque prescindendo dalla caratterizzazione ideologica devono sempre essere concepite come una manifestazione di partecipazione democratica, sono varie.Infatti alcune parti politiche, ritengono che sia necessario porre in essere controlli e regole più severe al fine di evitare che l’esito di queste consultazioni possa essere inficiato dalle influenze dei gruppi di potere locali andando così a manipolare la volontà dell’elettore. Sebbene il quadro nazionale non sia dei migliori, basta scrutare oltre l’oceano per assistere ad uno spettacolo a stelle e strisce degno dei migliori kolossal Hollywoodiani.

Infatti furono proprio i costituzionalisti Americani, all’inizio del Novecento a sviluppare ed applicare questo nuovo modello di consultazione, con l’ obiettivo di riuscire a rendere partecipe l’intera popolazione all’interno del dibattito politico del paese.

Tuttavia vi sono delle doverose precisazioni da fare in merito a ciò, infatti essendo gli U.S.A. uno stato federale e nonostante le primarie siano regolate da specifiche leggi non vi è un “modello” unico e valido per tutti i 50 stati. Nonostante ciò il legislatore, pur riconoscendo l’ ampia autonomia conferita a ciascuno stato ha voluto delineare delle norme rigide e comunitarie.

Infatti possono partecipare alle primarie, solo i cittadini regolarmente iscritti nelle liste elettorali. A seguito di pronunciamenti della Corte Suprema, in alcuni stati sono state poste in essere delle deroghe volte ad incentivare la partecipazione.Orientativamente si prevede che le procedure di voto si svolgano nel giro di 6 mesi, nella quale avverrà parallelamente un sistema di selezione dei candidati proporzionalmente alle preferenze ottenute in ciascuno stato.

Attualmente i competitor più accreditati per ottenere la nomination presidenziale sono 4.

Per i Democratici, si contrappongono: il Socialista Bernie Sanders, che sta conducendo da vero outsider la campagna elettorale riuscendo a scaldare i cuori dell’ elettorato più giovane e radicale. Mentre sembra più accreditata alla vittoria l’ ex segretario di stato Hillary Clinton, desiderosa di riscattarsi dopo la nomination “soffiata” otto anni fa al cardiopalma da un giovane e promettente Obama.

La peculiarità che differenzia la corsa alla casa bianca in salsa democratica, consiste nel fatto che il vicepresidente Joe Biden abbia rinunciato al diritto di prelazione sulla nomination che storicamente è sempre stato garantito ai suoi predecessori ( Ad esempio Al Gore)

Mentre per i Repubblicani, la corsa vede più contendenti al trono. Anche se i media italiani parlano quasi esclusivamente dell’eccentrico miliardario Donald Trump già quotandolo per la vittoria finale, la partita sembra ancora molto aperta.. L’ altro competitor è Ted Cruz, rappresentante dell’ aria cristiana conservatrice del partito che già in più occasioni ha pubblicamente preso posizioni contro l’ aborto e i matrimoni gay.

Diversamente dai Globetrotters Americani, le primarie made in Italy sbarcarono nel bel paese il 16 aprile del 2005 quando l’allora colazione di centrosinistra designò Romano Prodi come possibile Presidente del Consiglio. Successivamente sono state riproposte sia in occasione delle elezioni amministrative, regionali e politiche. Ciononostante, il modello Italiano presenta delle inevitabile lacune. Infatti le suddette consultazioni non sono regolate da alcuna norma giuridica, dunque possono essere considerati come unici testi di riferimento in materia i singoli statuti dei partiti. La mancata istituzionalizzazione delle primarie, se ben più volte invocata da innumerevoli gruppi politici, fa si che risultino manchevoli numerose regole e parametri volti a vincolare i comportamenti e le scelte dei candidati sconfitti nella suddetta competizione. A ciò si aggiunge il fatto, che qualunque ricorso in merito a comportamenti inadatti e procedure poco chiare deve essere valutato dalle singole commissioni di garanzia dei partiti e non da un organo che eserciti un effettiva funzione giurisdizionale.

Sicuramente le primarie possono rappresentare un valido ed efficace momento di confronto, in un paese che ormai sembra aver smarrito il proprio senso di comunità.

                                                                                                           Simone Coletta 

di Redazione UniVersoMe

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