La meraviglia di essere UNICO

Sono aggettivi che si rincorrono, che sembrano non bastare mai, che non riescono ad abbracciare la grandezza di chi si racconta. Partendo dal titolo, fino alla fine (per rimanere in tema). Che poi essere Unici, Gigi, è una cosa bella ti incastra nella storia, passando dalla leggenda per diventare mito. E a pensarci bene è numero, e simbolo di una vita che diventa verbo, parola, aggettivo appunto. Il numero Uno, UNICO insomma. Lasci un impronta vera, reale su chi per tanti anni ti ha ammirato, vissuto, giocato, commentato per te e con te Gigi.

Un cammino che va a braccetto con emozioni travolgenti, ti rapiscono e non puoi far niente. Di Buffon e su Buffon, si è scritto tanto, tantissimo, sarebbe inutile o riduttivo soffermarsi sul piano tecnico, no non oggi almeno. Perchè ci sono giorni diversi da altri, la senti nell’aria che l’atmosfera è speciale. Tutti allo stadio oggi sapevano, avevano la netta consapevolezza che sarebbe stato un giorno da consegnare all’album dei ricordi più belli. Il pomeriggio del Capitano è un climax di emozioni, euforia e gioia quando il classico riscaldamento pre partita, scalda muscoli e cuori di un popolo lì ad aspettare solo lui. Tristezza e commozione quando l’inesorabile orologio del tempo recita la parola fine. E il cielo di Torino quasi come fosse pronto ad accompagnarlo, il sole di inizio partita lascia spazio alle nuvole, poi pioggia anzi, lacrime.

Il pianto di un simbolo e di tutti, adulti invecchiati con lui, bimbi troppo piccoli ancora per smettere di volare con il loro superoe preferito. Il pianto di un popolo. Gigi e la sua gente, vicini oggi più che mai, stretti in abbracci da mani forti e occhi lucidi. La partita non conta più (non contava nemmeno prima) si deve andare oltre. Oggi non si parla di campo, le questioni tecniche adesso non servono, ora emergono valori e sentimenti di un campione, un esempio, un Uomo. Un uomo vero, onesto, senza filtri, Super Man in campo, Clark Kent fuori, senza maschera appunto, e forse anche per questo non sempre impeccabile fuori dal campo.

Ha unito e diviso senza scendere a patti con ipocrisie o scorciatoie. No, sono roba spicciola per chi vincente ci è nato. Fragile anche, nelle sue imperfezioni, alle prese con un carattere da prima fila, ma che tradiva alla fine sorrisi genuini. Il valore della grandezza di gesti, frasi o persone lo si percepisce in momenti come questi, sono gli addii che ti fanno apprezzare la fortuna che hai avuto fino a quell’istante. Gigi ha chiuso la porta come spesso ha fatto con gli avversari, sbattendogliela in faccia. Stavolta no, stavolta in silenzio senza far rumore, con tutta la cura e l’amore del mondo. Chiude la porta più bella, quella dei sogni, quella di casa sua. Buffon e la Juventus, la Juventus e Buffon, congiunzione che nasce spontanea, ma anche verbo scontato. Buffon è la Juventus, la Juventus è Buffon. Il domani non si sa cosa scriverà, ma non importa a nessuno adesso. E allora non resta che restare in silenzio, perchè potrei non fermarmi mai, perchè è il cuore a dettare. Sono certo che un pò tutti, anche chi non vive di calcio, si sentirà un pò più vecchio o magari cambiato. Perchè è una pagina di vita che si chiude, ma che consegna ricordi e istantanee per sempre.

Come il primo nome su un banco, quando è tempo di disegnare una formazione ideale. O il primo nome, quando si vola da uno zaino all’altro in cortile. “BUFFON“. Un album senza più una delle sue figurine più belle. 6.111 giorni, 22 titoli, 17 anni. Sono tanti, troppi, si potrebbe e dovrebbe scrivere per ore, ma alla fine sono solo parole, aggettivi che si rincorrono. Grazie Gigi, grazie per sempre. Che poi essere Unici è una cosa bella.

Roberto Terranova

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