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Un piano nazionale per la ripresa. Si va verso la fase 2

La scorsa notte si è tenuta una riunione tra governo, presidenti di provincia e sindaci per discutere della tanto attesa Fase 2, al quale hanno partecipato gli esperti della Task force e alcuni rappresentanti del comitato tecnico- scientifico.  L’esito della Cabina di regia  tra governo, regioni ed enti locali  si è concluso con comune accordo sull’impossibilità di riaprire più attività produttive prima del 4 maggio.

Se bene nei giorni precedenti si fosse discusso sull’eventuale possibilità  di riapertura anticipata di alcune aziende, il Governo appoggiato dagli  enti locali fa marcia indietro. Come spiegato da un post su Facebook da Giuseppe Conte, la decisione finale è dipesa da un’attenta analisi degli avvenimenti. Nonostante il numero dei contagiati sia diminuito progressivamente, grazie alle misure di contenimento del virus, potendo registrare giorno per giorno i primi effetti positivi,  non sembra esser questo il momento per abbassare la guardia e ritirare le norme di sicurezza.

Serve prudenza, ribadisce Conte su Facebook. Nel frattempo il governo, continua il suo lavoro per la formulazione di un programma nazionale che permetta alle aziende produttive la ripresa al lavoro ,in condizioni di  massima sicurezza, adottando le precauzioni necessarie per evitare la crescita della curva epidemiologica. Sullo stesso fronte anche le regioni, che concordano sulla necessità di formulare delle  linee guida per la ripresa del paese, garantendo contemporaneamente la tutela della salute e le esigenze  della produzione.

Il Premier del consiglio ha evidenziato come nonostante nelle settimane precedenti, le varie ipotesi di esperti, avessero suggerito una riapertura graduale diversificata da regione in regione, per intensità di manifestazione del virus,  e dunque una ripartenza a blocchi, disomogenea, è prevalsa l’idea che un comportamento di questo tipo possa contrariamente produrre effetti negativi, innescando una nuova ondata di contagi.FOTO - L'Italia è in quarantena e Palazzo Chigi si illumina con il ...

“Abbiamo posto al Governo alcune questioni relative alla ‘fase 2’, soprattutto perché riteniamo necessaria una condivisione fra l’esecutivo e le Regioni su “come” affrontare la fase della riapertura, in base ad indicazioni precise del comitato tecnico-scientifico e della task force diretta da Vittorio Colao”, ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini .

Le questioni poste riguardano 4 aree.

1 Coordinamento della fasi della ripartenza

L’adozione di linee guida nazionali, che fissino  regole di carattere generale per la riapertura, secondo fasi ben precise e graduali; lasciando autonomia alle Regioni per contemplare le singole esigenze locali in ordine agli aspetti relativi ai dati geografici, economici e sociali. Definizione di dispositivi di protezione individuale, test ed app in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale per evitare confusione, valutando l’obbligo per tutta la popolazione dei dpi e prevedendone la diffusione attraverso supermercati e altri canali di vendita. In modo da stabilizzarne anche i prezzi di vendita, visto le speculazioni che si sono registrate al riguardo.

2 Revisione dei tempi della città

Bisogno di regolare la riapertura delle attività lavorative e dei servizi delle città, riorganizzare gli spostamenti della popolazione, prevedendo un piano di adeguamento del trasporto pubblico locale per far fronte alle esigenze della riapertura. Occorre considerane – sottolinea il Presidente della Conferenza delle Regioni – la necessità di distanziamento, Dpi (dispositivi di protezione individuale), eventuale suddivisione degli orari lavorativi, riducendo al minimo i contatti e gli assembramenti; da qui il maggiore costo economico a cui far fronte. Prolungamento della possibilità di spostarsi da una regione all’altra.

3. Riavviare il motore economico del Paese

Si può prevedere a tale scopo – ha proseguito Bonaccini –  la possibilità di riapertura, anche dal 27 aprile: – dei cantieri edili, in particolare quelli all’aperto; valutare una procedura semplificata per la ripresa immediata dei cantieri del terremoto attraverso norme in grado di far ripartire gli investimenti – di alcune filiere produttive maggiormente esposte alla concorrenza internazionale, per evitare la sostituzione di tali quote di mercato a vantaggio dei competitor stranieri. Si prevede la formulazione di disposizioni, concordate e programmate, per una graduale riapertura di bar e ristoranti. Così come emerge una necessità sempre più forte di programmazione delle modalità e dei  tempi di riapertura delle attività turistiche. Infine, è necessario prevedere misure efficaci di sostegno allo smart working.

4 Infanzia e scuola

Per quanto riguarda gli istituti scolastici non si prevede l’apertura prima di settembre. Occorre affrontare le riaperture tenendo conto delle esigenze del mondo dell’infanzia, adottando soluzioni alternative per le necessità dei bambini in considerazione della chiusura di scuole, nidi e centri estivi. Possibilità di consentire, nel rispetto delle regole, una graduale ripresa della socialità dei bambini.

Eleonora Genovese

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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