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Perché la von der Leyen propone di abolire il Regolamento di Dublino

 

“Salvare vite in mare non è un optional” “C’è una differenza fondamentale di come le destre guardano all’essere umano. Ci sono loro, che si confrontano con l’odio, e ci siamo noi. Ma l’odio non ha mai portato buoni consigli”

Queste le parole pronunciate dal presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante l’assemblea plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo il 16 settembre, in risposta alle contestazioni sollevate da Jorg Meuthen, leader del movimento tedesco xenofobo Alternativa” per la Germania. Proseguendo con l’annuncio dell’abolizione del Regolamento di Dublino, tramite l’introduzione di un nuovo sistema di governance europea, il quale avrà una struttura comune per l’asilo ed i rimpatri basato sul principio di solidarietà, principio cardine del benessere europeo.

La Convenzione di Dublino, sottoscritta nel 1990 da 12 stati dell’Unione Europea ed entrata in vigore il 1° settembre 1997 sotto forma di regolamento – vincolante, quindi, per tutti gli stati membri – stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato competente ad esaminare la richiesta di un cittadino di un paese terzo od apolide richiedente asilo e ad ospitarlo in attesa che la richiesta venga valutata dalle autorità competenti.

La ratio di tale regolamento era quella di adottare una politica comune di asilo andando ad evitare eventuali conflitti di competenza e responsabilità nel caso in cui un soggetto avesse effettuato domanda in diversi paesi. Questo si basava originariamente su due criteri per la determinazione dello stato responsabile della gestione della domanda:

  1. Criterio soggettivo degli stabili legami: lo Stato dove abitano legalmente i parenti stretti del soggetto o dal quale ha già ricevuto un permesso di soggiorno
  2. Criterio oggettivo del primo ingresso: in assenza di legami accertati, lo Stato che si fa carico della domanda e dell’accoglienza è il primo dove il richiedente asilo mette piede

Quest’ultimo però nel corso del tempo, sia per esigenze sociali, sia per esigenze economiche venne nettamente preferito al primo.

Problematiche Regolamento

Il regolamento tuttavia non fu esente da critiche, soprattutto dai paesi più vicini al Mediterraneo – ed in primis proprio l’Italia – i quali si facevano e fanno tutt’ora carico del numero affluente di sbarchi, spesso irregolari, oltrefrontiera e dell’accoglienza dei migranti presso i centri di accoglienza, costretti spesso a vivere in condizioni disumane. Possiamo dunque sottolineare tre effettive problematiche:

  • eccessivo onere a carico dei paesi di sbarco
  • sistema di ripartizione inefficiente
  • violazione dei diritti umani dei migranti

Riforme Regolamento

Le norme di Dublino non sembrano idonee alla realtà attuale dei fatti, ai recenti ed incontrollabili flussi migratori, anche perché furono pensate per un periodo storico, ove neppure l’Unione Europea esisteva ancora, in previsione di una sostanziale complicità e standard comuni in tutti i paesi dell’Unione. Tutto ciò ha portato l’esigenza di innovare il sistema mediante le riforme, seppur lievi, del 2003 e del 2013.

Il picco di migrazione si ebbe nel 2015 e ciò portò al progetto di riforma da parte della Commissione Juncker, in seno al Parlamento Europeo; nel 2017 vi fu, poi, l’approvazione di una proposta cui obiettivo principale era la sostituzione del “criterio del primo ingresso” con un meccanismo obbligatorio di ripartizione dei richiedenti asilo tra i 27 paesi dell’Unione, con conseguente maggiore condivisione dell’accoglienza.

Il numero massimo di soggetti da ospitare sarebbe stato stabilito da una quota rapportata al PIL e alla popolazione. Vi erano norme a tutela dei centri accoglienza quali la possibilità di indicare una preferenza in merito allo stato in cui essere ospitato.

La riforma venne approvata dal Parlamento Europeo ed accolta dalla Commissione Europea, di cui scrisse il testo base, tuttavia si bloccò in sede di Consiglio dell’Unione Europea, a causa dell’opposizione dei paesi dell’Est, da sempre contrari all’accoglienza migranti.

Nel 2018 vi fu un vano tentativo di riforma da parte della Bulgaria a cui però posero veto proprio i paesi di frontiera a causa delle perplessità in merito ai tempi di entrata in vigore.

La Nuova Proposta

La Commissione presenterà il 23 settembre di quest’anno una nuova proposta che sarà valutata dai governi nazionali nelle settimane successive. Tuttavia, non sono ben chiare le modalità in cui opererà tale riforma, poiché la presidente von der Leyen è apparsa molto vaga durante il suo discorso. L’unico elemento desumibile è la forte centralità della solidarietà obbligatoria, tramite un sistema più “umano” che comporti doveri ed obblighi in capo a tutti gli stati. Tuttavia, al par del tentativo di riforma 2017, il pericolo maggiore rimane il potenziale muro formato dall’opposizione dei paesi dell’Est, quali Ungheria e Polonia, ed i ricchi paesi, quali i Paesi Bassi, ove non sembra esservi stato alcun mutamento né di idee né tantomeno di governo

Per questo motivo la Commissione potrebbe optare per un compromesso:

chi non accoglie la sua quota di migranti, si occuperà degli oneri relativi ai rimpatri di chi non ha il diritto all’asilo (o un permesso di soggiorno regolare).

                                                                                                                                     Manuel de Vita

di Redazione Attualità

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