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Finale NBA: calo di ascolti da record. Trump: “ I Lakers fanno troppa politica”, ma le motivazioni sono altre

I Lakers festeggiano la loro 17esima vittoria (fonte: sito Nba/Douglas P. De Felice)

I Lakers vincono dopo dieci anni

Per l’NBA, il famosissimo campionato di basket statunitense, è stato difficile concludere bene quest’anno già di per sé complicato. Lo stop non solo per la pandemia, ma anche per lo sciopero, a fine agosto nel mezzo dei playoff, degli atleti per l’adesione alle proteste per i diritti delle comunità afroamericane. Anche se a distanza di mesi, alla fine le ultime partite si sono disputate nella bolla del Disney World di Orlando. Ad aggiudicarsi il titolo i Lakers di Los Angeles, tornati a essere vincitori dopo dieci anni dall’ultima volta. I gialloviola hanno sconfitto gli Heat di Miami, conquistando la vittoria di 4 gare – gli avversari ne hanno vinte 2 – per un punteggio di 106 a 93.

Il numero 9, Rondo (fonte: nba.com)

Un calo di ascolti da record

Una serie di finali che ha registrato un record, ma in negativo. È stata la fine di campionato meno seguita di sempre, da quando, nel 1982, le partite hanno iniziato a esser trasmesse in diretta. La Gara 6, l’ultima per l’assegnazione del titolo, è stata seguita da 5,6 milioni di spettatori sulla rete Abc. L’anno scorso, sono state 18,34 milioni di persone a guardare in diretta tv i Toronto Raptors aggiudicarsi la vittoria contro i Golden State Warriors. Le prime tre gare, trasmesse, da Espn, su Abc in inglese, e, su Deportes in spagnolo, sono state le meno viste di sempre in televisione negli Stati Uniti. Fino a prima, la finale NBA meno seguita è stata la quarta della serie del 2003, tra San Antonio Spurs e New Jersey Nets, che all’epoca totalizzò 8,06 milioni di telespettatori.

Trump vs Lakers

Trump vs LeBron (fonte: lakersdaily.com)

La polemica è montata soprattutto a causa delle dichiarazioni del presidente Trump, con il quale i giocatori dei Lakers si sono scontrati per settimane prima della fine di campionato, anche per il loro sostegno al movimento Black Lives Matter.

“Crollo di quasi il 70% di spettatori per l’ultima gara di Finale NBA, battuta da una partita di football trasmessa casualmente la domenica sera. Forse la stavano vedendo in Cina, ma ne dubito. Zero interesse.”

Ha scritto Trump su Twitter. Ha anche aggiunto che la lega è diventata ormai “così politica da non interessare a nessuno”. Ha definito il playmaker dei Lakers, LeBron James, un portavoce del partito democratico e un “hater” che le persone si sono stancate di seguire, nonostante sia un gran giocatore di basket. Il cestista per la vittoria ha ricevuto, allo stesso tempo, anche i complimenti dell’ex presidente Obama.

LeBron James durante e dopo la partita (fonte: nba.com)
LeBron festeggia. Per lui è la quarta vittoria (fonte: nba.com)

Le motivazioni dello share negativo

La presenza in finale dei gialloviola e soprattutto di LeBron, una delle più grandi stelle del basket nordamericano, sembrava potesse contenere i cali di ascolti. Le problematiche riguardo lo share televisivo, anche se non perfettamente inquadrate, probabilmente possono essere ricondotte a due motivazioni, diverse da quelle argomentate dal presidente. Una potrebbe essere l’assenza di pubblico presente dal vivo e il sentiment diffuso tra gli americani a causa della pandemia. L’altra, la sovrapposizione degli appuntamenti sportivi. Difatti, gli altri campionati, rimasti ugualmente interrotti per lungo tempo, hanno deciso di riprendere proprio in questo stesso periodo. Di norma, il calendario sportivo nordamericano evita le sovrapposizioni tra le competizioni, grossomodo una inizia quando un’altra finisce. Quest’anno le finali NBA sono iniziate il primo ottobre, contemporaneamente alla partenza della stagione regolare del campionato di football NFL, il più seguito in America. Coincidenza anche con i playoff della Major League Baseball, per i quali si disputano partite ogni giorno fino a fine mese, completando con le finali. Bisogna sottolineare, però, che la quarta giornata della NFL ha fatto il 10% di share in meno e l’intero campionato ha registrato una media inferiore di 2 milioni di spettatori rispetto all’anno scorso. Dunque, un calo generale per tutti i campionati. L’NBA, in realtà era in perdita già negli ultimi tre anni. Lo scontro tra Trump e i Lakers potrebbe aver influito sugli ascolti, forse anche per il periodo elettorale, entrato nel vivo, in vista del voto fissato al 3 novembre. Il commissario della NBA, Adam Silver, considerando i fatti ha deciso di vietare dai palazzetti i cosiddetti “messaggi di giustizia sociale”, frequenti durante gli ultimi playoff.

Anthony Davis, LeBron James e Quinn Cook, inginocchiati durante l’inno statunitense, indossano maglie che invitano al voto (Fonte: Mike Ehrmann/Getty Images)

Infine, ciò che sembrava il frutto di uno scontro sul piano politico, pare invece spiegarsi con la sovrapposizione di eventi sportivi e magari il cambiamento delle modalità di fruizione­ dei contenuti televisivi, recuperabili anche online dopo la diretta. Improbabile trovare una spiegazione in un risentimento tanto potente dei tifosi nei confronti degli sportivi, che si schierano apertamente nei dibattiti più importanti dei nostri giorni. Pare che le persone apprezzino abbastanza rivedersi in quei personaggi che, di questi tempi, fanno sognare con il loro gioco e per aver il coraggio di manifestare un proprio pensiero.

Rita Bonaccurso

di Redazione Attualità

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