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Covid-19: primo cane positivo in Italia, infettato dai padroni. Nessun pericolo di contagio

Anche gli animali sono suscettibili al Covid-19?

Da alcuni studi di analisi biomolecolare e genomica condotti dall’Università della California a Davis, è stato reso noto che animali di diversi ordini e specie sono esposti al rischio di essere infettati dal nuovo SARS-CoV-2.

Questo perché in oltre 410 specie di vertebrati è presente il recettore ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme 2). Esso permette al virus di legarsi alle cellule dell’epitelio polmonare, il quale consente di proteggere da stress, infezioni e infiammazione i polmoni.

Da tale ricerca risulterebbe confermata l’alta suscettibilità del gatto e in misura minore del cane.

La bassa suscettibilità nel cane e la sua carica virale

Cinque beagle sono stati inoculati con il virus per via nasale e alloggiati con due beagle non inoculati. I tamponi orofaringei e rettali di ciascun cane sono stati raccolti e studiati. L’RNA virale è stato rilevato solo nei tamponi rettali di due cani inoculati col virus, ma non in organi o tessuti. Inoltre, il virus non è stato trasmesso a nessun esemplare trattato. Questi risultati indicano che i cani hanno una bassa suscettibilità alla SARS-CoV-2 e scarsa carica virale.

Nonostante la rilevazione di tali dati, ci sono noti casi di cani infetti. Il primo si è verificato a Wuhan nel dicembre 2019. Ad inizio giugno è stato diagnosticato un caso in un pastore tedesco a New York, dal NVSL (National Veterinary Services Laboratories) degli USA. E, ancora, è stata confermata la presenza di due cani a Hong Kong e uno in Belgio.

E’ stato dimostrato mediante PCR con trascrizione inversa, sierologia, sequenziamento del genoma virale e isolamento del virus che ben 2 cani su 15 sono infetti (ricerche condotte a Wuhan). Gli esemplari in questione sono provenienti da famiglie con membri positivi.

Il caso italiano: il barboncino di Bitonto

Pochi giorni fa un caso analogo è stato rilevato a Bitonto (BA) dal Professor Nicola Decaro, Professore ordinario di malattie infettive degli animali presso l’Università di Bari e componente dell’Executive Board Del College Europeo di Microbiologia Veterinaria.

Un esemplare femmina di barboncino di un anno e mezzo è risultato positivo al Covid-19 con una carica virale bassa.

I padroni sono risultati positivi al test e sintomatici. E’ stata loro premura inviare i tamponi all’Università di Bari per eseguire gli accertamenti in accordo alle norme di legge.

Il primo tampone positivo sul cane risale al 5 novembre e l’esito è stato riconfermato dai successivi test molecolari. Gli animali non sono un pericolo per la nostra salute, piuttosto i padroni hanno trasmesso la malattia al loro animale.

Il Professor Decaro fin dalla prima ondata dell’epidemia si è occupato dello studio dell’andamento del virus negli animali d’affezione. Ad oggi erano stati accertati in Italia, soprattutto in Lombardia, casi di cani positivi al test sierologico. Il dato è interessante perché prova che gli animali in questione avevano contratto il virus in passato e sviluppato gli anticorpi.

 

A cosa vengono sottoposti i nostri amici a quattro zampe?

Il veterinario ASL sottopone l’animale al tampone, ripetendolo dopo 7 e 14 giorni successivi. I campioni vengono poi inviati all’IZS competente per territorio. In caso di positività, il tampone viene ripetuto fino a negativizzazione. E’ importante precisare che l’animale non viene allontanato dal nucleo familiare e , in ogni caso, non potrà essere sottoposto ad eutanasia.

Lo studio virologico prevede un prelievo di sangue o raccolta delle feci dell’animale nel caso in cui non sia trattabile. Il sangue viene trattato senza anticoagulate per il test sierologico. Inoltre l’animale può essere sottoposto al tampone nasale, faringeo e rettale. In caso di decesso dell’animale, è necessario allertare i Servizi Veterinari per l’invio delle carcasse alla sede dell’ IZS per  effettuare indagini post mortem. Questi segnalano all’ ASL, alla Regione e al Ministero della Salute tutti gli eventuali casi di positività.

Gestione degli animali da compagnia

Se il detentore di un animale d’affezione risulta positivo al covid-19, dovrà segnalare la presenza di animali domestici ai servizi sanitari dell’ASL.

  • In caso di infezione da COVID-19 in un nucleo familiare è raccomandato che gli animali restino presso la famiglia. La persona infetta deve evitare il contatto ravvicinato con l’animale.
    Se non fosse possibile detenere l’animale, esso potrà essere preso in custodia da terzi, i quali non dovranno avere contatti con il padrone dell’animale.
  • Se in un nucleo familiare una o più persone sono sottoposte a ricovero per COVID-19, l’animale verrà affidato a terzi disposti ad accudirlo presso il proprio domicilio o in quello originario preventivamente sanificato.

E’ bene puntualizzare che l’epidemia da SARS-CoV-2 è alimentata unicamente dalla trasmissione del virus tra individui umani o mediante il contatto con oggetti contaminati, senza alcun coinvolgimento di animali. Pertanto non abbandoniamo i nostri fidati amici, piuttosto preserviamo la loro salute.

Francesca Umina

Bibliografia

https://www.lescienze.it/news/2020/08/27/news/animali_rischio_covid-19_coronavirus-4785236/

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-differenze-genere-possibilimeccanismi

Infezione da Sars-Cov-2 negli animali: incidenza e trasmissione

https://bari.repubblica.it/cronaca/2020/11/11/news/cane_positivo_covid_puglia273938357/

https://www.izsvenezie.it/wp-content/uploads/2020/04/ministero-salute-linee-guida-pets-covid19.pdf

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32408337/

https://science.sciencemag.org/content/368/6494/1016.long

 

 

 

 

 

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