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Twitter sospende permanentemente l’account personale di Donald Trump

Come appare da oggi l’account di Donald Trump, fonte: TheNewYorkTimes

 

Ennesimo, triste episodio della presidenza di Donald Trump. L’account personale dell’attuale inquilino della Casa Bianca è stato sospeso definitamente dalla piattaforma social di Jack Dorsey. In un breve comunicato stampa per motivare la sua decisione, Twitter ha spiegato le ragioni della rimozione del profilo del tycoon. Dopo averlo sospeso per 12 ore in seguito ad alcuni suoi tweet che legittimavano l’attacco al Congresso compiuto dai suoi sostenitori, Trump ha di nuovo violato per due volte le regole imposte da Twitter, che impediscono di incoraggiare la violenza.

I tweet di Donald Trump

I tweet incriminati sono stati postati entrambi l’8 gennaio, dopo la fine della sospensione temporanea (12 ore) dell’account.

  • «I 75 milioni di Patrioti americani che hanno votato per me… avranno una voce da gigante nel futuro. Nessuno mancherà loro di rispetto, né saranno trattati ingiustamente in alcun modo, misura o forma».
  • «Per tutti coloro che me lo hanno chiesto: non andrò all’Inaugurazione del 20 gennaio».

Il contenuto degli stessi non sarebbe di per sé sufficiente a giustificare una misura tanto drastica ma, come precisato nello stesso comunicato ufficiale, questi devono essere contestualizzati. Considerate le tensioni negli Stati Uniti, dopo l’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio, a giudizio di Twitter, le affermazioni del Presidente possono essere lette come “un incitamento a commettere atti violenti”.

 

I cinque punti di Twitter

Il comunicato prosegue analizzando 5 punti in base ai quali i tweet debbano essere considerati una violazione delle regole contro “la Glorificazione della violenza” imposte dallo stesso sito.

  1. Il presidente conferma che non parteciperà alla cerimonia d’inaugurazione della presidenza di Joe Biden. Assenza che si presta ad essere interpretata dai suoi sostenitori come un’ulteriore conferma che le elezioni non sono state legittime;
  2. L’annuncio della non partecipazione al suddetto evento potrebbe servire da incoraggiamento per coloro che stanno considerando la possibilità di commettere azioni violente a Capitol Hill;
  3. Definire come “American Patriots” alcuni dei suoi sostenitori sottintende un sostegno per coloro che hanno commesso atti violenti;
  4. Osservare che i sostenitori avranno “una voce gigante” in futuro e che non saranno trattati ingiustamente in alcun modo è interpretato come un’ulteriore indicazione che il Presidente Trump non intende affatto facilitare “un’ordinata transizione”;
  5. La concreta possibilità di un secondo attacco al Congresso e ad altri edifici pubblici per domenica 17 gennaio.

La reazione di Donald Trump

Raggiunto dalla decisione di Twitter, il Presidente si dice non sorpreso della sospensione. Dall’account ufficiale dell’inquilino della Casa Bianca (@POTUS) twitta: “Lo avevo previsto. Nel sospendere il mio account vogliono mettermi a tacere, vogliono mettere a tacere voi e i 75 milioni di grandi patrioti che hanno votato per me”. Poi assicura: “non ci metteranno a tacere. Stiamo trattando con vari altri siti e a breve avremo un grande annuncio, nel frattempo stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra piattaforma”, aggiunge rivolgendosi ai suoi sostenitori. Anche questi post sono stati prontamente rimossi dal social.

Il ban del suo account personale avrebbe innervosito ancora di più un Donald Trump già al centro di numerose polemiche e sulla cui figura si prospetta un possibile secondo impeachment. Una messa in stato di accusa che Trump non condivide o capisce perché, a suo dire: “Non ritiene di aver fatto nulla di sbagliato”.

Facebook e gli altri principali social network

Oltre a Twitter anche i principali social hanno adottato in questi giorni misure senza precedenti. In primis Facebook, YouTube e Instagram hanno rimosso numerosi video delle violenze perpetrate da centinaia di sostenitori di Trump durante l’assalto al Congresso. Inoltre gli account di Trump sono stati bloccati: Facebook, per esempio, ha sospeso l’account personale di Trump fino alla fine del suo mandato, che scade il 20 gennaio.

Mark Zuckerberg sospende sine die gli account di Trump, fonte:adginforma.it

 

Infuriato per il trattamento riservato da quelli che, oramai, sono i principali fori di discussione politica, oltreché di propaganda, il Tycoon ha annunciato la possibilità di “sviluppare una nostra piattaforma social nel prossimo futuro”. Una piattaforma che, a detto dello stesso Trump, sarebbe al riparo da quella “censura” che gli viene sistematicamente applicata dalle “piattaforme di estrema sinistra». Già dalle ultime settimane un numero sempre maggiore di suoi sostenitori si sta spostando dai social network più tradizionali a Parler. Si tratta di un social network che promette regole di moderazione molto più larghe rispetto a Twitter e Facebook.

Dubbi sulla garanzia della libertà di espressione

La rimozione dell’account di Trump non ha mancato di porre questioni circa la libertà di opinione di un leader politico sui social e sull’affidare ai medesimi il compito di gestire la diffusione e/o la censura. Se è pur vero che comunque Trump può adoperare altri metodi per comunicare col suo pubblico, non essendovi quindi una censura totale, è pur vero però che negli anni ha utilizzato i social network godendo di maggiori libertà rispetto agli altri utenti e, soprattutto, avvelenando il dibattito pubblico e incoraggiando odio e violenza nei confronti dei propri avversari. Fino a che punto l’intolleranza può essere tollerata ?

 

Filippo Giletto

 

di Martina Galletta

Martina Galletta
Nata dove c’è sempre il sole in quel di Messina nel lontano (sigh) 1996, sono studentessa magistrale in Metodi e Linguaggi del Giornalismo. Scrivo, racconto e fotografo tutto ciò che mi emoziona. Empatica per natura, ironica per scelta, cerco sempre di trovare il lato positivo in ogni situazione. Da amante dell’ignoto, mi piace spingermi oltre i miei limiti ed è così che è cominciata la mia avventura all'interno del mondo del giornalismo e della comunicazione, diventati oggi il mio lavoro. Nel 2016 approdo ad UniVersoMe, sperimentando diversi ruoli: speaker radio, fotografa, redattrice e, oggi (ancora?!), direttrice della rubrica di attualità.

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