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Vaccino Johnson&Johnson presto disponibile: dati sull’efficacia, tempistiche e prospettive future

Dopo l’approvazione in America, il vaccino del colosso statunitense si prepara a sbarcare anche in Europa, come riportato dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) in una nota che annuncia una riunione straordinaria per l’11 Marzo. Studiato per essere conservato anche in frigorifero e somministrato in singola dose, mantenendo comunque un’alta efficacia, potrebbe rappresentare una svolta nella campagna vaccinale. Ripercorriamo insieme le tappe della produzione e dello studio del vaccino e analizziamo le informazioni finora a disposizione sul prodotto e le indiscrezioni sui tempi reali di commercializzazione.

In pillole…

  1. Uno sviluppo durato più di dieci anni
  2. Come funziona?
  3. Quanto è efficace?
  4. Protegge contro le varianti?
  5. Perché si somministra una sola dose?
  6. Quando arriverà in Italia?
  7. Lo storico aiuto da parte di altre aziende farmaceutiche

Uno sviluppo durato più di dieci anni

Come per gli altri vaccini finora in commercio, anche quello di J&J nasce sulla base di studi iniziati prima ancora che il Coronavirus responsabile della COVID-19 esistesse. Nel Marzo 2020 viene annunciata, dalla multinazionale, una collaborazione con il gruppo di ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center. Il gruppo, infatti, lavora da anni ad un prodotto che possa servire da base per la produzione di un vaccino contro infezioni virali come quella da HIV, virus Zika o contro l’Ebola. Queste conoscenze hanno permesso di accelerare notevolmente lo sviluppo del vaccino per la pandemia in corso.

Come funziona?

Da un punto di vista biologico il vaccino è molto simile a quello già approvato, e tanto discusso, prodotto da AstraZeneca, ma anche a quello russo Sputnik V. Si tratta di un adenovirus ingegnerizzato non replicantenello specifico Ad26.COV2.S, ovvero un virus normalmente innocuo per l’uomo, su cui viene artificialmente montato un “pezzo” del SARS-CoV-2 – la famosa proteina spike. Il virus ingegnerizzato, dopo essere stato inoculato nel muscolo, entra nelle cellule del soggetto vaccinato e produce la proteina del Coronavirus. Il virus non ha comunque alcuna capacità di riprodursi integralmente e infettare il soggetto. Il sistema immunitario risponde alla proteina prodotta generando un’immunità che proteggerà, in seguito, dall’infezione da parte del vero Coronavirus.

Ingegnerizzazione dell’Adenovirus con la proteina spike – Fonte: Johnson & Johnson

Quanto è efficace?

Ad una delle domande più importanti, ovvero quella sull’efficacia, si può rispondere fornendo varie percentuali. Nella sperimentazione di fase 3 su 43,783 adulti volontari, attualmente in corso, si è osservata una protezione dell’85% nei confronti dell’infezione grave, e un’efficacia generale del 66%.

Protegge contro le varianti?

Questo 66% di efficacia generale va ulteriormente scomposto, dato che la sperimentazione ha mostrato un’efficacia generale più alta rispetto alla media negli Stati Uniti (72%). Il dato complessivo è influenzato dalla sperimentazione in Sudafrica, dove l’efficacia si attesta sul 64%. Questo permette in realtà di confermare che le percentuali di efficacia contro la variante “sudafricana” sono buone, tanto che il Sudafrica ha messo da parte la soluzione AstraZeneca in favore di quella J&J. Nessun problema di efficacia anche sulla variante “inglese”.

Perché si somministra una sola dose?

Al contrario degli altri vaccini, è prevista la somministrazione di una sola dose per ottenere i risultati osservati. I ricercatori, sulla base delle iniziali evidenze sperimentali, hanno ritenuto sufficiente studiare il vaccino con una singola somministrazione nelle fasi più avanzate di sperimentazione. In realtà, alcuni Paesi stanno tentando di riproporre, anche per gli altri vaccini attualmente in commercio (AstraZeneca, Moderna, Pfizer), la singola somministrazione. La differenza è che quest’ultimo approccio non ha degli studi solidi alla base e, infatti, non è totalmente condiviso dalla comunità scientifica.

Allo stesso modo, a parti invertite, i ricercatori su Nature, pubblicando i risultati della sperimentazione sui macachi, suggeriscono che un vaccino per SARS-CoV-2 con dose singola avrebbe importanti vantaggi logistici e pratici […] nel controllo della pandemia. Tuttavia, ci si aspetta che un vaccino a due dosi con Ad26-S.PP potrebbe essere più immunogenico”. In effetti, la casa farmaceutica sta conducendo degli studi sull’uomo somministrando una doppia dose, con i primi risultati attesi in primavera.

Quando arriverà in Italia?

L’approvazione EMA, potenzialmente prevista per l’11 Marzo, non significherà necessariamente disponibilità immediata del vaccino. Il presidente di Farmindustria ha dichiarato, infatti, che entro Giugno arriveranno solo alcune milioni di dosi di vaccino. Solo nel secondo semestre miglioreranno le forniture, con un’attesa di 27 milioni di dosi.

Non sarà quindi, neanche questo, il prodotto in grado di determinare una svolta nel breve periodo. L’aggiunta di un nuovo vaccino a quelli già disponibili, se accompagnata ad un’organizzazione capillare della campagna vaccinale, potrà contribuire a realizzare le ambizioni di Magrini, direttore dell’AIFA. Come egli ha infatti dichiarato al Corriere della Sera, l’obiettivo è quello di vaccinare dieci milioni di cittadini al mese a partire da Aprile.

Lo storico aiuto da parte di altre aziende farmaceutiche

La missione di garantire una risposta globale alla pandemia viene accettata anche da altri colossi del farmaco che, con un gesto storico, dichiarano che supporteranno la produzione del vaccino di J&J.

La Merck, dopo aver abbandonato la produzione di un proprio vaccino per gli scarsi risultati iniziali, sarebbe intenzionata a dedicare due stabilimenti negli Stati Uniti. Allo stesso modo la Sanofi, azienda farmaceutica francese, contribuirà alla produzione del vaccino ad un ritmo di 12 milioni di dosi al mese.

Anche la Catalent, con sede in New Jersey, darà il suo contributo. Il che, incredibilmente, ci riguarda da vicino. L’azienda ha infatti una sede anche in Italia, in provincia di Frosinone: anche il nostro Paese darà quindi il suo contributo alla produzione globale.

Antonino Micari

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