Dal SARS-CoV-2 a HIV-1: un flusso continuo di ricerca

  1. Era il 1981 quando si registrarono alcuni decessi per polmoniti interstiziali tra la comunità omosessuale negli USA. Due anni più tardi i ricercatori isolarono per la prima volta il virus HIV-1 (Human Immunodeficiency Virus) da un linfonodo di un paziente. Esso sarà poi correlato alla Sindrome dell’Immunodeficienza Acquisita (AIDS).  Oggi l’infezione interessa ogni anno 38 milioni di persone in tutto il mondo, indifferentemente tra omosessuali ed eterosessuali. Ecco perché é molto importante la ricerca ai fini di una prevenzione adeguata. Da una costola degli studi sul Sars-CoV-2 nasce un nuovo probabile vaccino contro l’infezione da HIV-1 di cui sono iniziate le sperimentazioni di fase 1.
  • L’elevata capacità replicativa e l’estrema variabilità genetica rendono impervia la strada verso un vaccino efficace nel prevenire l’infezione da HIV-1.
  • Secondo le stime dell’UNAIDS sono 38 milioni in tutto il mondo le persone che convivono col virus.
  • L’Università di Oxford ha iniziato le sperimentazioni di fase 1 per un nuovo vaccino contro l’HIV-1.
  • I principali studi clinici nel campo della prevenzione. 

HIV-1

Famiglia Retroviridae, sottofamiglia Orthoretroviridae, specie Lentivirus. HIV-1 è un piccolo virus a RNA con una biologia caratteristica e funzionale a comprendere il meccanismo dei possibili vaccini. Esternamente è rivestito da un envelope glicoproteico: esso contiene due glicoproteine, gp120 e gp41, che il virus utilizza per agganciare e infettare la cellula ospite. All’interno è presente un capside proteico o core: esso racchiude due molecole di RNA a singola elica e le proteine indispensabili per la replicazione del genoma, cioè trascrittasi inversa, proteasi e integrasi. Il principale bersaglio del virus è rappresentato dai linfociti T CD4+, tra i migliori esponenti dell’immunità cellulo-mediata. Tre le principali vie di trasmissione: sessuale, parenterale e verticale (dalla madre al figlio).

PERCHE’ E’ DIFFICILE PRODURRE UN VACCINO?

Due aspetti spiegano la difficoltà che si incontra nel produrre vaccini efficaci: l’elevata velocità replicativa e l’estrema variabilità genetica. La prima causa un’ampia frequenza di errore durante la replicazione virale e la seconda produce diverse popolazioni di virus che possono anche coesistere nello stesso organismo.

DATI EPIDEMIOLOGICI: LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA

I dati dell’UNAIDS (the Joint United Nations Programme on HIV/AIDS) riportano che a fronte di 38 milioni di persone che convivono con l’infezione da HIV-1 nel 2019, 36,2 milioni sono adulti e 1,8 milioni sono bambini al di sotto dei 15 anni di età, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Il numero delle nuove diagnosi è diminuito nel tempo passando dal picco del 1998 con 2,8 milioni di nuove infezioni a 1,7 milioni nel 2019. Questi numeri servono per capire quanto sia importante la ricerca verso un vaccino che possa frenare l’espansione della pandemia.

HIVconsvX: UNA SPERANZA PER IL FUTURO DELLA RICERCA

L’Università di Oxford ha iniziato gli studi di fase 1 con lo scopo di valutare efficacia, tollerabilità e sicurezza di un nuovo vaccino. Tredici soggetti, HIV-negativi, tra i 18 e i 65 anni d’età, hanno ricevuto la prima dose e quattro settimane più tardi verrà somministrata la dose di richiamo.

A differenza degli studi passati che puntavano a incentivare la risposta anticorpale, HIVconsvX si propone di stimolare le cellule T contro le regioni altamente conservate del virus.

Inoltre, questo vaccino si propone di agire potenzialmente contro vari ceppi presenti in diverse aree geografiche.

La sperimentazione fa parte dello EAVI2020 (European AIDS Vaccine Initiative) con i finanziamenti della Commissione Europea.

Naturalmente bisogna attendere i risultati e proseguire nella ricerca, ma è già questa una promettente prospettiva per il futuro.

STUDI PASSATI

La sperimentazione che vede come protagonista il vaccino HIVconsvX è solo l’ultimo arrivato di vasta gamma di studi clinici che si sono susseguiti nel tempo. Vediamo i più pregnanti.

VACCINO SPERIMENTALE TAT/ENV

La Tat è una proteina regolatrice che funge da transattivatore per la replicazione di HIV-1. ENV è il gene che codifica per le proteine dell’envelope virale esterno (gp120 e gp41). Si trattava di un vaccino a vettore virale: introducendo nell’organismo queste componenti antigeniche lo scopo è quello di stimolare un’adeguata risposta anticorpale. Lo studio, portato avanti dallo CNAIDS (Centro Nazionale per la Ricerca su HIV/AIDS dell’ISS), ha dato risultati ottimistici.

Il 7 aprile scorso è stato pubblicato uno studio su Lancet EBio Medicine. Condotto su pazienti cronici Hiv+ in terapia antiretrovirale (cART) dimostra come la risposta immune contro la proteina Tat di Hiv determina il recupero dei linfociti CD4+ e riduce la viremia residua che cART non riesce ad azzerare.

EHVA (European HIV Vaccine Alliance)

Dal 2016 questo consorzio di 41 membri si propone di valutare i candidati al vaccino in grado di generare risposte durature e potenti. L’EHVA lavora attraverso una piattaforma di profilassi immunitaria e un sistema centrale di analisi dei dati. Gli ultimi che hanno dato i risultati migliori sono due vaccini a vettore, il DREP (DNA-launched-RNA replicon) e il VSV-GP, e un terzo basato sul trimero del pericapside dell’HIV.

Il loro obiettivo è quello di stimolare i linfociti B nella produzione anticorpale, quindi l’immunità umorale.

La ricerca scientifica è un flusso in continuo divenire e molti passi in avanti sono stati compiuti grazie agli studi sul Covid-19. Non ci resta che metterci comodi e attendere i risultati promettenti che di certo arriveranno.

 

 Elena Allegra

 

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