Tunisia: il “colpo di Stato” sospende la democrazia. Ecco cosa è successo

La crisi democratica insorge a seguito della mossa del Presidente Kais Saied. La rimozione del Governo e la sospensione dei lavori al Parlamento segnano l’esordio di una crisi peggiore della Primavera araba.

Tunisia, democrazia in crisi –Fonte:it.finance.yahoo.com

La Tunisia sta vivendo la più acuta tensione degli ultimi dieci anni. La sera dello scorso 25 luglio il Capo di Stato, Kais Saied, con un colpo di mano ha estromesso il Primo ministro e congelato i lavori del Parlamento, durante una drammatica escalation di una crisi politica. Nonostante gli oppositori abbiamo invitato i propri sostenitori a scendere in piazza, invocando la protesta, nulla è bastato a fermarlo.

Il colpo di Stato

Il Presidente attraverso la sua azione antidemocratica darà avvio ad un proprio Esecutivo, nominando a suo fianco un nuovo Primo ministro.

 “La Costituzione non consente lo scioglimento del Parlamento, ma permette la sospensione dei suoi lavori.”

Così Saied, citando l’articolo 80 della Costituzione, ha dichiarato di assumere il potere, revocando altresì l’immunità ai deputati.

Sebbene la mossa possa generare una grave destabilizzazione del Paese, essa è frutto di mesi di stallo e controversie che hanno visto Saied in aperta opposizione con il Primo ministro Hichem Mechichi e al Parlamento ormai usurato. Tale situazione è stata fortemente aggravata dallo sprofondamento economico della Nazione enfatizzata dalla pandemia di Covid-19.

Tunisia nel caos –Fonte:ilriformista.it

Non sono perciò mancati, già durante la mattina di lunedì, nuovi contrasti tra i manifestanti fedeli all’Esecutivo e l’esercito. La folla chiedeva a gran voce lo scioglimento dell’Assemblea parlamentare“. Dure proteste si sono svolte, oltreché davanti le porte del Parlamento a Tunisi, anche nelle città di Gafsa, Kairouan, Monastir, Sousse e Tozeur, facendo registrare, inevitabilmente, diversi feriti.

Si pone così fine alla lotta politica, che vede come protagonisti Saied ed il Partito islamista moderato Ennahda, che dal 2011 si proponeva come la più importante formazione politica della Tunisia. Sotto la guida attenta di Rached Ghannouchi che rivestiva anche la carica di Presidente del Parlamento.

La crisi politica e pandemica

La Primavera araba del 2011, vide la Tunisia come l’unico Stato che riuscì ad adottare una democrazia solida, attraverso il rovesciamento del potere dittatoriale di Zen El Abidine Ben Ali. La rimozione del Governo dà, così, avvio ad un nuovo periodo di crisi. Questa ferita risulta tuttavia ancora sanguinante, mostrando il volto di una politica troppo instabile, che ostacola qualsiasi sforzo per il rilancio dei servizi pubblici disastrati del Paese.

Mechichi e Saied –Fonte:ilsussidiario.net

Chiaro sintomo di tale fragilità lo si riscontra nella nomina di Hichem Mechichi, il quale risulta essere il terzo Primo Ministro ad ottenere la carica nel giro di un anno.

Le principali problematiche tunisine si riflettono nella crisi economica e nella pessima gestione della pandemia da coronavirus. La paralisi finanziaria ha generato un blocco totale di qualsiasi riforma di crescita. Ecco che fra gli scopi della classe dirigente risultavano anche innovazioni ad ampio spettro in tutti i campi, condizione indispensabile affinchè il Fondo monetario internazionale erogasse le risorse necessarie ed evitare il default, ossia quella condizione in cui il Governo di un Paese non è in grado di pagare, in tutto o in parte, il proprio debito.

Tunisia, la sanità allo sbando –Fonte:repubblica.it

Un’altra critica aspra è rivolta alla gestione approssimativa dell’epidemia. Otre a contare oggi 550 mila contagi e 18 mila morti, in una Nazione con 11,6 milioni di persone, la campagna vaccinale vacilla. Solo il 10% risulta immunizzato e tale lentezza è dovuta alla cattiva amministrazione organizzativa dei centri vaccinali. Ed è proprio qui che è stata registrata una breve, ma incisa, anticipazione della crisi di domenica 25 luglio. Il Presidente Saied infatti aveva ordinato all’esercito, già durante la settimana scorsa, di subentrare nella direzione dei centri vaccinali.

Incertezza per il futuro

Al centro dei dissapori risulta esserci un cambio in corsa della compagine di Governo, che vide l’approvazione dal Parlamento, alla fine dello scorso gennaio, ma non dal Capo dello Stato. Il potere Legislativo, inoltre, è stato logorato negli ultimi tempi da episodi di violenza tra deputati, fattori che hanno rallentato l’attività dell’organo e creato sempre maggiori tensioni nella società tunisina.

Tracollo della Tunisia –Fonte:unsic.it

Gli scenari che ora si aprono sono imprevedibili, infatti non sono ancora note le intenzioni di Saied. Egli non possiede alcun partito pronto a sostenerlo, essendo un avvocato costituzionalista eletto come indipendente. Rassicuranti risultano, però, le parole del Presidente del Parlamento, Rached Ghannouchi, annunciando che “le istituzioni sono ancora al loro posto, i sostenitori di Ennhahda e il popolo tunisino difenderanno la rivoluzione”, si prospetta così l’avvio di una nuova era che vede come principio cardine lo scontro politico e istituzionale.

Giovanna Sgarlata

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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