Quirinale (fonte: larepubblica.it)

Elezione Presidente della Repubblica: tutto quello che c’è da sapere

Giunti al termine del mandato del presidente Sergio Mattarella l’Italia e gli italiani si preparano ad accogliere il nuovo inquilino del Quirinale. L’elezione del Presidente della Repubblica è uno degli eventi più attesi e più importanti della politica italiana. Nella giornata di oggi, lunedì 24 Gennaio alle ore 15, si terrà il primo scrutinio che porterà all’elezione del 13° presidente della Repubblica. Si tratta di un passaggio istituzionale che avviene, di norma, ogni sette anni. Ripercorriamo assieme le tappe fondamentali che portano all’elezione della più alta carica dello stato: chi lo elegge, chi può essere eletto, come funziona il voto e cosa cambia quest’anno, quanti voti serviranno e cosa significano le terminologie utilizzate.

Chi sono i grandi elettori 

L’elezione del Presidente della Repubblica è indiretta, significa che non viene eletto direttamente dai cittadini, ma da alcuni rappresentanti che prendono il nome di “grandi elettori“. Si tratta di una grande platea composta da 1.009 (1.008 quest’anno a causa della scomparsa del deputato di Forza Italia Vincenzo Fasano) elettori così suddivisi:

  • 315 senatori; 
  • 630 deputati; 
  • 6 senatori a vita; 
  • 58 delegati regionali (3 per ogni regione, 1 per la Valle D’Aosta)

In base all’art. 83 della Costituzione i 58 delegati regionali vengono eletti dal Consiglio regionale: due rappresentanti della maggioranza e un rappresentante della minoranza. La squadra così composta è a netta prevalenza maschile a fronte di sole 5 donne: tre del Pd, una del M5s e una della Lega. I rappresentanti Siciliani eletti sono: il governatore Nello Musumeci (Diventerà Bellissima); Gianfranco Miccichè (Fi) e Nunzio Di Paola (M5S).

Elettori Presidente della Repubblica (fonte: quotidianonazionale.it)

Le elezioni/polemica siciliane 

L’elezione dei rappresentati regionali in Sicilia ha generato non poche polemiche nella maggioranza di centro destra. Nello Musumeci (centrodestra, “Diventerà Bellissima”) ha incassato 29 voti, meno di quelli ottenuti dal delegato dell’opposizione. Il più votato è stato il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè (Fi), con 44 preferenze, a seguire Nunzio Di Paola del M5S con 32 voti.

Chi può essere eletto 

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici. (Art.84 Cost.)

Per essere eletto Presidente della Repubblica è necessario che il candidato sia in possesso della cittadinanza italiana, abbia compiuto 50 anni di età e non sia stato condannato per reati gravi o sottoposto a misure di prevenzione o libertà vigilata o sia stato dichiarato incapace di agire.

Come si svolge l’elezione

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. (Art.83 Cost.)

Per eleggere il capo dello Stato è necessario che venga raggiunto un quorum che nei primi tre scrutini è la maggioranza qualificata dei due terzi dei Grandi elettori, quindi 637 voti. Qualora dopo il terzo scrutinio la maggioranza non fosse raggiunta, per eleggere un candidato diventa sufficiente la maggioranza assoluta (la metà più uno degli aventi diritto al voto), cioè 505 voti.

Va ricordato che quest’anno sarà l’ultimo in cui bisognerà fare riferimento a questi numeri: visto il taglio dei parlamentari il quorum per la maggioranza qualificata e assoluta cambieranno.

Lo scrutinio avviene in seduta pubblica e allo spoglio procede il presidente della Camera, Roberto Fico che darà lettura di tutte le schede, tranne quelle identificabili come nulle. Per prassi si considerano “dispersi” i voti ai quei candidati che raccolgano un numero di preferenze inferiore a due.

Le elezioni del passato

I dati raccolti fino a questo momento ci restituiscono un solo mandato bis. Il senatore a vita Giorgio Napolitano è l’unico ad essere stato rieletto nel 2013, salvo poi rassegnare le dimissioni due anni più tardi. Inoltre, la maggioranza dei due terzi ha generato grandi difficoltà nell’elezioni del nuovo presidente entro i primi 3 scrutini. Le uniche eccezioni sono state registrate con l’elezione di Francesco Cossiga nel 1985 e Carlo Azeglio Ciampi nel 1999. L’elezione più complessa è stata invece quella di Giovanni Leone nel 1971 che ha richiesto ben 23 votazioni.

Cosa cambia quest’anno

L’elezione del Presidente della Repubblica quest’anno è soggetta ad alcuni cambiamenti. Normalmente gli elettori votano insieme e nello stesso momento, ma a causa della pandemia, il presidente della camera Fico ha dettato nuove disposizioni.

Si terrà un solo scrutinio al giorno a partire dalle ore 15 , in passato se ne svolgevano anche due. I grandi elettori voteranno divisi per fasce orarie e in ordine alfabetico, in gruppi di non più di cinquanta persone, in modo da permettere la sanificazione delle cabine e delle superfici tra un gruppo e l’altro. Si parte dai senatori a vita, poi i senatori, i deputati e infine i delegati regionali. Ogni scrutinio sarà preceduto da una sorta di appello o chiamata, utile a verificare l’effettiva presenza dell’elettore e per chiamare al voto.  A queste seguirà un secondo appello per chi non ha risposto al primo.

Catafalchi, cabine per la votazione (fonte: firenzepost.it)

Fino all’elezione del 2015, anno in cui venne eletto Sergio Mattarella, si votava all’interno dei catafalchi, grosse cabine tendate, per poi uscire e inserire la scheda nella cesta apposita, detta anche insalatiera. Quest’anno, per ragioni sanitarie i catafalchi, difficili da sanificare, saranno sostituite da cabine che, invece, facilitano la circolazione dell’aria.

Come voteranno i positivi al coronavirus 

Il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso che i parlamentari positivi al coronavirus, al momento circa 30, voteranno in un parcheggio adiacente alla Camera dei deputati, in via della Missione a Roma, dove è stato allestito un seggio speciale.

Presidente della Repubblica, possibili scenari

Al momento tra i partiti e i grandi elettori non sembra esserci intesa su chi potrà ricoprire la più alta carica dello Stato. Gli scenari più plausibili escludono il mandato bis del Presidente Mattarella ed anche la tanto discussa candidatura di Berlusconi sembra abbia avuto una battuta di arresto. L’ex premier ha optato infatti per lanciare un nuovo nome dal centrodestra, quello di Marcello Pera, già in passato presidente del Senato. Uno dei nomi più ricorrenti, nonché capace di raccogliere consensi bipartisan, è quello dell’attuale premier Mario Draghi il quale, nell’eventualità dell’elezione, avvierebbe scenari politici inediti. Tra i possibili “candidati” figurano, tra le fila del centrodestra, anche Maria Elisabetta Casellati, attuale inquilina di Palazzo Giustiniani (Senato), Letizia Moratti, già ministra dell’Istruzione nel secondo governo Berlusconi e Marta Cartabia, attuale ministra della Giustizia.

Elidia Trifirò 

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