Riprendono i colloqui tra Russia e Ucraina, Mosca stila la lista dei paesi ostili: presente anche l’Italia

Il conflitto tra Russia e Ucraina non tende a placarsi. Nonostante riprenda il confronto diplomatico tra le parti e ci siano dei piccoli miglioramenti per ciò che concerne l’organizzazione logistica dei corridoi umanitari, l’annunciato “cessate il fuoco” temporaneo da parte della Russia, così da poter permettere l’evacuazione da parte dei civili, di fatto non è avvenuto. Giungono inoltre notizie da Mosca di una lista stilata dal Cremlino delle nazioni ostili, ovvero quei Paesi che hanno applicato delle sanzioni nei confronti della Russia. Tra questi, oltre al Regno Unito, agli U.S.A. e ad altri spicca la presenza per la prima volta della Svizzera – che ha interrotto la sua storica neutralità – e dell’Italia.

Il colloquio Russia-Ucraina. Fonte: “avvenire.it”

I provvedimenti da parte dell’Italia

Negli ultimi giorni il tema delle sanzioni è stato ampiamente discusso. Alcune nazioni – citate nella “black list” di Mosca – hanno preso di mira personalità russe di spicco. In Italia questi provvedimenti coincidono con il congelamento di parecchi beni appartenenti a magnati e oligarchi. La Guardia di Finanza ha stimato un valore complessivo di 143 milioni di euro. Quanto tali provvedimenti possano incidere sulla situazione attuale è impossibile da stabilire ma, senza alcun dubbio, le sanzioni amministrative ed economiche rappresentano una delle poche armi diplomatiche a disposizione dell’UE e della NATO per cercare di contrastare la Russia senza imbracciare necessariamente le armi. In Italia il decreto legislativo 22 Giugno 2007 n. 209 chiarisce che per congelamento di risorse economiche si intende:

“il divieto, in virtù dei regolamenti comunitari e della normativa nazionale, di trasferimento, disposizione o, al fine di ottenere in qualsiasi modo fondi, beni o servizi, utilizzo delle risorse economiche, compresi, a titolo meramente esemplificativo, la vendita, la locazione, l’affitto o la costituzione di diritti reali di garanzia”.

 

Putin-Draghi. Fonte: “ilfattoquotidiano.it”

L’esportazione di armi da parte dell’ Italia

Le sanzioni non sono l’unica testimonianza della presa di posizione dello Stato italiano in merito al conflitto. Infatti nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità il decreto legislativo per l’invio di armi alle autorità governative ucraine, con la NATO che darà un appoggio logistico e fornirà un ponte aereo. A regolamentare la materia dell’esportazioni di armi letali dall’Italia è la legge n. 185 del 9 Luglio 1990, che dichiara:

“L’esportazione, l’importazione e il transito di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia. Tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”

Tale legge tuttavia vieta l’esportazione e il transito di armamenti “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”.

La domanda dunque è: come possono l’Italia e le altre nazioni inviare armi? Riferendoci appunto all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite:

“nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

La Russia attaccando l’Ucraina e violando l’articolo 2.4 della Carta dell’Onu fa si che l’esportazione di armi da parte dell’Italia e di altre nazioni sia legittimata e vista come un atto di difesa.

L’Italia invierà missili Stinger antiaerei, missili Spike controcarro, mitragliatrici Browning, mitragliatrici Mg e un alto numero di munizioni.

Mitragliatrice Browning. Fonte: “repubblica.it”

Lo scontro armato continua

La trattativa diplomatica, purtroppo, rappresenta solo una parte del conflitto. Continua infatti la mobilitazione di carri armati russi in direzione della capitale ucraina. Il numero delle vittime non smette di aumentare: a seguito di un bombardamento sulla città di Makariv sono morte 13 persone. Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato:

“Troveremo ogni bastardo che spara alla nostra gente”.

Il terzo round di negoziazioni

Emergono dei miglioramenti – anche se non di grande rilevanza – dopo la conclusione dell’ennesima finestra di dialogo tra Russia e Ucraina. Tuttavia il capo negoziatore russo Vladimir Medinsky non è apparso soddisfatto e sull’incontro ha dichiarato:

“non è stato all’altezza delle aspettative”.

Secondo quanto emerso, inoltre, è stata già concordata la data del quarto confronto, che avverrà a breve.

Francesco Pullella

 

 

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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