Fonte: ilfattoquotidiano.it

Conflitto in Ucraina: la Transnistria rischia di essere coinvolta dai piani di Putin

Lunedì 25 aprile a Tiraspol, città più importante della Transnistria – regione moldava filorussa autoproclamatasi indipendente – si sono verificate due esplosioni di granate in prossimità dell’edificio del Ministero della sicurezza. Il giorno seguente un’altra esplosione ha colpito un’emittente radiofonica russa.

La Transnistria: la storia

La Repubblica indipendente della Transnistria forse è la nazione che più si avvicina per ideologia alla Russia di Putin. In origine faceva parte dell’URSS ma nel 1990 dichiarò la propria indipendenza e scelse come nome “Repubblica moldava di Pridnestrovie“, appellativo che continua a mantenere anche adesso. Nel 1991, dopo la caduta dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, nacque la Moldavia, il cui territorio comprende la Transnistria. Tra le due nazioni scoppiò un conflitto durato circa un anno che tuttavia non si rivelò utile per definire i confini politici e territoriali. Ad oggi la Repubblica moldava di Pridnestrovie continua a non essere riconosciuta né della Moldavia né dall’ONU.

Cartina che illustra la posizione della Transnistria.
Fonte: ansa.it

Un territorio estremamente delicato

Basterebbe osservare la posizione geografica della Transnistria per capire l’importanza strategica del territorio. Confinante con Odessa – da sempre riconosciuto come un obbiettivo importante di Putin – una sua eventuale conquista rappresenterebbe un canale di accesso facilitato verso l’Ucraina. Come se non bastasse la Repubblica moldava di Pridnestrovie risente molto dell’antica influenza sovietica, basti pensare al fatto che è l’unica nazione a conservare nella bandiera il simbolo della falce e martello (rimando alla tradizione comunista). Di fronte al parlamento regionale figura una statua di Lenin, e alcuni tratti della politica rimandano in maniera chiara al marxismo-leninismo. Inoltre la nazionalità degli abitanti  della Repubblica di Pridnestrovie è ad oggi ripartita in percentuali simili tra moldavi, russi e ucraini (moldavi 31,9%,  russi 30,3%, ucraini 28,8%)

I rapporti con il Cremlino sono sempre stati complicati dalla posizione geografica del territorio, tuttavia dopo la conquista della Crimea da parte di Putin le alte cariche della Transnistria hanno a più riprese manifestato la volontà di un’annessione alla Russia, mai concretizzatasi.

Bandiera della Repubblica moldava di Pridnestrovie. Fonte: it.wikipedia.org

La preoccupazione della Moldavia

Le esplosioni avvenute a Tiraspol secondo le autorità locali sarebbero da ricondurre a uomini ucraini. Se questa possibilità si verificasse essere vera potrebbe rappresentare per Putin il giusto pretesto per annettere alla Russia il territorio della Transnistria. Questa idea risulta essere poco gradita dalle alte cariche della Moldavia, in particolare alla presidentessa Maia Sandu che, davanti alla possibilità di un conflitto che coinvolga anche la sua nazione, ha deciso di convocare un consiglio di sicurezza nazionale.

La Repubblica moldava di Pridnestrovie accetterebbe di buon grado l’annessione alla Russia con quest’ultima che potrebbe considerare di assediare Odessa oppure di allargare ulteriormente il conflitto puntando ad altri territori che in origine appartenevano all’URSS.

L’intervento del segretario della difesa USA a Kiev

Mentre la dimensione della guerra tende sempre di più a crescere, il conflitto primario non accenna a placarsi. Il segretario della difesa degli Stati Uniti , Austin, si è recato a Kiev e dopo un incontro con i vertici dell’Ucraina ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

«Vogliamo vedere l’Ucraina rimanere un paese sovrano, un paese democratico in grado di proteggere il suo territorio sovrano, e vogliamo vedere la Russia indebolita al punto in cui non potrà fare cose come invadere l’Ucraina»

Anche il segretario di stato USA, Antony Blinken, si è nuovamente espresso riguardo il conflitto dichiarando:

«Mosca sta fallendo i suoi obiettivi»

Parole che lasciano trasparire tutta la sicurezza e convinzione da parte del governo statunitense.

Intanto però il ministro degli affari esteri russo, Sergej Lavrov, minaccia lo scoppio di un conflitto su scala globale.

L’incontro tra Putin e il segretario delle Nazioni Unite a Mosca

Continuano gli scambi diplomatici nella capitale della Russia. Questa volta i protagonisti sono stati Vladimir Putin e Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite. L’obbiettivo principale del discorso era garantire aiuti umanitari alle vittime della guerra in Ucraina. Il presidente russo sembrerebbe aver acconsentito ad un intervento delle Nazioni Unite per favorire l’evacuazione dei rifugiati di Mariupol. Putin si è infine espresso su uno degli argomenti più discussi nell’ultimo periodo:

«Sappiamo chi ha messo in scena questa provocazione a Bucha. L’esercito russo non ha nulla a che fare con quello che è avvenuto».

Dopo 63 giorni esatti dall’inizio del conflitto non si discute nemmeno su un’eventuale fine di esso bensì si preannuncia la “creazione” di nuovi fronti di guerra. La possibilità di una risoluzione diplomatica risulta essere sempre più remota e la sensazione è che le parti più che tentare di avvicinarsi si stiano allontanando sempre di più.

Francesco Pullella

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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