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Violenza sui treni in pieno giorno, un fenomeno drammaticamente in ascesa

Una ragazza di 21 anni è stata vittima di una violenza sessuale a bordo di un treno da Milano a Bergamo in pieno giorno. L’aggressore l’avrebbe trattenuta tra il finestrino e i sedili. Al Corriere della Sera la vittima ha raccontato che un uomo avrebbe notato quanto stava accadendo ma ha ignorato la scena.

Le violenze sessuali sono aumentate, fra il 2021 e il 2022, di quasi il 16%.

5 aprile 2023: attimi drammatici

Mercoledì 5 aprile una ragazza di 21 anni sale su un treno, in partenza alle 10:26 del mattino dalla stazione di Milano Porta Garibaldi diretta a Bergamo per incontrare il suo ragazzo e recuperare una borsa. Per avere alcune informazioni si è rivolta ad un passeggero che si è poi trasformato nel suo aggressore. Dieci interminabili minuti, quelli che intercorrono tra le fermate di Porta Garibaldi e Porta Vittoria.

Dal racconto della ragazza, come riferito al Corriere della Sera, l’aggressore avrebbe circa 40 anni e potrebbe trattarsi di un uomo di provenienza sudamericana, il quale l’avrebbe bloccata e violentata, trattenendola tra un sedile e il finestrino. Nella carrozza erano presenti solo la vittima, il suo aggressore e un altro ragazzo di circa 30 anni. Quest’ultimo, secondo la vittima, sarebbe stato presente quando lo stupratore ha iniziato la violenza e solamente dopo si sarebbe allontanato.

Credo che abbia visto la scena iniziale o intuito quali fossero le intenzioni dell’altro passeggero. C’è stato un attimo in cui ho incrociato il suo sguardo, ma è andato via. Ha pensato di lavarsene le mani. E ha la coscienza sporca tanto quanto il mio aggressore.

Durante l’aggressione la 21enne avrebbe perso i sensi per lo choc, per poi riprendersi, sferrargli un colpo e fuggire alla ricerca di aiuto. Aiuto che ha trovato in un controllore che ha chiuso subito le porte ed insieme hanno raggiunto la polizia che si trovava in cima al treno. Lo stupratore però si era già allontanato ed era sceso dal treno.

La denuncia

La ragazza una volta scesa dal treno è stata raggiunta dal padre e dal fidanzato e ha depositato una regolare denuncia presso la Polfer fornendo un identikit del suo aggressore. La vittima ha affermato:

Ho presentato denuncia alla Polfer di Treviglio. Il pensiero che l’aggressore potrebbe fare quello che ha fatto a me ad altre donne o ragazze mi inquieta. Ed è molto probabile che lo rifaccia. Ho voluto fare il possibile per poter mettere al sicuro altre donne, è un obbligo morale

Dopodiché, è stata visitata presso l’ospedale di Treviglio dove è stata sottoposta ai vari accertamenti e tamponi al fine di rilevare eventuali tracce del Dna dello stupratore. Gli accertamenti hanno rilevato la presenza del dna dell’aggressore ed ecchimosi ai polsi e al collo. Lo stupratore è ancora ricercato. Gli investigatori stanno controllando anche le immagini delle telecamere collocate nelle stazioni, iniziando da quelle di Porta Garibaldi a quelle di Forlanini, dove si presume sia sceso l’aggressore.

La ragazza ha raccontato di aver subito un altro stupro all’età di 14 anni da parte di un ragazzo maggiorenne ma non era riuscita a denunciarlo: «Adesso ho compiuto un grande passo denunciando perché subito dopo quella prima volta non ce l’avevo fatta».

Lungo la stessa tratta, nel 2021, un’altra ragazza è stata violentata da un 30enne di origini marocchine e un 25enne di origini italiane.

Denunciare non è mai facile

«Solo il 27% delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza denunciano», afferma Elena Baggioni, avvocata penalista e vicepresidente D.I.Re – Donne in rete contro la violenza (una rete nazionale antiviolenza gestita da organizzazioni di donne).

Il punto non è tanto dare alle donne l’input, il pensiero, di denunciare, ma si deve pensare di creare un contesto in cui le donne che denunciano non si trovino ostacolate. Se il contesto è accogliente, rispettoso, non è vittimizzante, è più facile per le donne denunciare

Un altro aspetto critico di questi casi è la colpevolizzazione della vittima che si trova spesso a dover affrontare un dolore ancora più grande. Sul punto la stessa 21enne al Corriere della Sera, ha affermato:

Mi guardi, sono vestita di nero, indosso dei pantaloni larghi, un cappotto lungo e degli anfibi. Si dice che vengano violentate donne o ragazze che indossano minigonne o vestiti succinti. Si dice che capiti a loro, come se se la cercassero e avessero qualche responsabilità. Invece, no

Donnexstrada e Viola Walk home: link utili

Donnexstrada è un’Associazione no profit per la sicurezza in strada e contro la violenza di genere. L’associazione offre un aiuto concreto al fine di migliorare la sicurezza in strada delle donne rivendicando il diritto fondamentale di tornare a casa in sicurezza.

Fonte: Donnexstrada

Donnexstrada sostiene il servizio di video accompagnamento internazionale Viola Walk Home, offerto da V. Srl, Start Up presieduta dalla creatrice di DONNEXSTRADA Laura De Dilectis “Rendi il tuo viaggio verso casa più sicuro”. Si tratta di un servizio di videochiamata 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Insieme hanno condiviso sulla pagina Instagram di Donnexstrada un sondaggio per raccogliere dati al fine di migliorare la sicurezza all’interno delle stazioni e dei treni.

Rendiamo più sicure le nostre strade e ogni luogo.

 

Marta Zanghì

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