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Bandiera UE. Fonte: Pixabay

Italia-UE, l’Unione rimprovera sulle concessioni balneari (e agisce legalmente)

Ancora una volta il diritto europeo sembra poter prevalere su quello italiano, in un sistema che i sovranisti definirebbero “di subalternità” e gli europeisti-globalisti “di collaborazione”. Comunque si consideri, l’ultimo atto di gestione UE mira a risolvere una questione molto particolare che interessa la nostra penisola: la questione delle concessioni balneari.

Il governo italiano ha spesso sostenuto la necessità di prorogare le concessioni, mentre l’Unione ne ha frequentemente richiesto la rapida rimessa al bando. Quali sono state le mosse legislative dell’una e dell’altra parte? Quali le loro ragioni? Di seguito un quadro dei recenti accadimenti per guardare al problema con più consapevolezza. 

Concessioni balneari, la proroga e i suoi perché

Riporta le informazioni Mondo Balneare. Lo scorso 23 febbraio, alla Camera dei Deputati, è stato approvato in via definitiva il decreto Milleproroghe, sancente, tra le varie proroghe, quella relativa alle concessioni balneari. Essenzialmente: la scadenza delle concessioni balneari è stata ufficialmente spostata dal 31 dicembre 2023 al 31 dicembre 2024.

Curioso che già allora il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avesse promulgato la norma con riserva, manifestando i suoi dubbi circa la compatibilità della stessa con le norme europee. 

Comunque, il regolamento precisa due motivazioni scusanti la proroga di un anno. La posticipazione sarebbe stata operata per effettuare la mappatura del demanio marittimo al fine di verificare «la sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile», e per istituire un tavolo tecnico tra i ministeri competenti e le associazioni di categoria per concordare i contenuti della riforma delle concessioni balneari.

Tale d’altronde è stata avviata solo dal precedente governo Draghi, con la legge sulla concorrenza che per la prima volta in Italia ha introdotto la riassegnazione dei titoli tramite gare pubbliche.

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Spiaggia. Fonte: Wikimedia Commons

L’opposizione italiana e dell’UE

Sia la minoranza nel Parlamento italiano che l’UE come istituzione hanno presto fatto valere la propria opposizione sulla scelta. Chi ha contestato la decisione contenuta nel Milleproroghe si è appellato alla questione dell’imparzialità e della “proroga dei privilegi”.

Perché non rilanciare la concorrenza invece di conservare l’esclusività dei possedimenti? Perché non dare moto a un mercato più libero? Queste le domande più assiduamente proposte, insieme ad altre provocazioni del tipo: che il governo, nell’interesse dei partiti che lo costituiscono, si comporti così per non perdere i consensi di chi ora gode delle zone balneari a basso costo?

L’azione UE 

Riporta le informazioni Ansa.it.

Le concessioni di occupazione delle spiagge italiane non possono essere rinnovate automaticamente ma devono essere oggetto di una procedura di selezione imparziale e trasparente. I giudici nazionali e le autorità amministrative italiane sono tenuti ad applicare le norme pertinenti del diritto europeo, disapplicando le disposizioni nazionali non conformi

Questo recita una vertenza della Corte di giustizia UE, coinvolgente l’Autorità italiana garante della concorrenza e del mercato e il comune di Ginosa (Taranto), decisa ieri mattina. Il processo in merito pone le sue origini nel dicembre del 2020, quando il comune di Ginosa, nel rispetto della normativa nazionale, aveva automaticamente prorogato le concessioni balneari, attirando l’ostilità dell’Agcm, ora risultata vincitrice nel contenzioso.

La rassicurazione di Meloni 

Dopo la simbolica sentenza, che potrà fare da precedente e da prova legale, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rassicurato che il Paese si allineerà alle leggi comunitarie.

Non è la prima volta che Meloni si mostra cedevole sulla faccenda, diversamente da altri membri del suo entourage. Per questo è plausibile credere al suo indirizzo, ora giustificato in risposta a un’avversione europea più tangibile di prima.  

Gabriele Nostro

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