Boris. La Fuori serie italiana

Dal 26 Febbraio è in onda su Netflix Boris (La fuoriserie Italiana). Boris è una meta-serie, che racconta le imprese sul set de “Gli Occhi del Cuore”, classica fiction italiana di basso livello e piena di sentimentalismi. Il giovane Alessandro, entusiasta del suo lavoro come stagista, presto capirà che il mondo della tv è ben diverso da quello che si aspettava. Ogni personaggio del set incarna uno stereotipo delle serie tv italiane: Renè Ferretti, regista disilluso che si adatta a un metodo “a cazzo di cane”, Stanis La Rochelle, attore mediocre convinto di essere degno del cinema americano, Corinna Negri, attrice priva di talento che recita solo grazie al suo bell’aspetto, e l’aiuto regia Arianna Dell’Arti, l’unico personaggio pienamente positivo, che cerca sempre di sistemare tutti i problemi presenti sul set. Attorno a loro ruotano anche le vicende di una serie di personaggi minori, ma altrettanto grotteschi: Biascica, lo scontroso ed ignorante capo elettricista, Duccio, direttore della fotografia ormai diventato cocainomane, e Lorenzo, l’altro stagista, definito “lo schiavo” per il suo carattere sottomesso e remissivo. Attraverso varie peripezie, situazioni rocambolesche e trattative con attori folli e dalle strane pretese, in Boris si dipinge il mondo della tv ormai pieno di compromessi, di accordi con i potenti e di scene pessime girate solo per portare minuti a casa (“Minutaggio, dobbiamo fare minutaggio”, ripetuto spesso da Renè durante la serie). A rendere i personaggi quasi delle “maschere” della commedia italiana contribuiscono le varie citazioni attribuitegli e ricorrenti nel corso delle stagioni: “Cagna maledetta” (rivolto a Corinna) e “a cazzo di cane” sono gli emblemi della regia di Renè Ferretti, “smarmella” e “apri tutto” rappresentano le uniche tecniche applicate da Duccio per sistemare la fotografia ed infine “questa scena è troppo italiana”, pronunciata da Stanis in riferimento a scene per lui di bassa qualità. A dispetto del mondo che descrive, Boris è, invece, proprio la dimostrazione che il talento in Italia non manca e che anche con semplici scene ed un budget non troppo alto si può creare un progetto innovativo. E’ una serie da vedere in compagnia, ottima nei momenti di pausa studio/lavoro, che ti prende inizialmente per le risate ma che arriva a farti affezionare ai personaggi ed alle loro sorprendenti storie. Boris è questo e molto altro ancora, è la capacità suscitare un riso amaro, che, mentre ti distrae, ti fa anche riflettere sui problemi che offuscano la televisione italiana senza mai abbandonare la sua tipica sottile ironia. Il tocco di classe in più è sicuramente la sigla affidata a “Elio e le storie tese”, che ben presto vi ritroverete a cantare senza nemmeno pensarci! Perciò, non vi resta che dare una possibilità a questa serie e prepararvi a guardare oltre la sua semplice comicità.

 

 Edvige Attivissimo

 

di Redazione UniVersoMe

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