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Un cult del cinema : Pulp fiction

Tempo di lettura: 4 minuti

“Quando devo scrivere una sceneggiatura io parto sempre dalla musica dei titoli di testa. Diventa il ritmo del mio film!”

pulp-fictionAprite Internet, cercate Miserlou di Dick Dale, mettete su le cuffie e preparatevi ad essere proiettati in uno degli universi più adrenalinici, frenetici e coinvolgenti che il cinema abbia mai partorito.

Benvenuti in “Pulp Fiction”!

PS: si prega di indossare gli occhialini protettivi, ci saranno parecchi schizzi di sangue…

È il 1994 quando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo viene affisso un manifesto raffigurante una provocante ragazza con gli occhi di ghiaccio e il caschetto nero (Uma Thurman) che regge una sigaretta in una cupa stanza da letto; in cima, una scritta gialla a caratteri cubitali: “PULP FICTION”, diretto da Quentin Tarantino, con Samuel L. Jackson, John Travolta, Bruce Willis, Tim Roth.
In poco tempo diventerà uno dei Cult della cinematografia mondiale di tutti i tempi, uno di quei film che ogni amante del cinema deve aver visto almeno una volta nella sua vita.

La storia è divisa in tre episodi che non seguono l’ordine cronologico (l’ordine della fabula), ma si intrecciano tra di loro riprendendo lo stile già usato da Tarantino nel suo precedente film “Le Iene”. Il risultato di questa scelta è una sorta di smarrimento tra i dialoghi convulsi e i colpi di scena che, come in un climax, accresceranno la suspense attimo dopo attimo:

1) Vincent Vega e Jules Winnfield

Sono due gangster al servizio del boss Marsellus Wallace, interpretati rispettivamente da John Travolta e Samuel L. Jackson, che avranno il compito di recuperare una misteriosa valigetta sottratta al proprio capo da un gruppo di ragazzi. Arrivati nel loro appartamento i due killer faranno fuori tutti i giovani tranne uno, che viene rapito per essere portato al cospetto del boss. In questa scena si colloca per la prima volta nel film il famoso monologo che Jules era solito recitare prima di uccidere le sue vittime, tratto da un “particolare” passo biblico “Ezechiele 25:17”, che effettivamente risulta ispirato, in parte, da un “Credo” di arti marziali del famoso Sonny Chiba, attore e regista di film orientali, particolarmente amato da Tarantino. Durante il viaggio in macchina verso il locale dove si sarebbero incontrati con Marsellus, inavvertitamente Vincent spara alla testa dell’ostaggio imbrattando la macchina di sangue e cervella. I due gangster saranno costretti a ripulire lo scempio con l’aiuto di Mr. Wolf (Harvey Keitel)…

2) Vincent e Mia Wallace

A Vincent viene dato il compito di uscire con la moglie di Marsellus, Mia Wallace (Uma Thurman), ma prima di raggiungerla a casa si dirige dal suo spacciatore di fiducia per comprare una grossa dose di eroina che in parte consumerà prima dell’incontro. I due andranno a cenare al “Jack Rabbit Slim’s”, locale in stile anni 50’ dove, dopo aver discusso per qualche minuto su temi banali e non, saranno coinvolti in una gara di ballo sulle note di “You Never Can Tell” di Chuck Berry, una delle scene più conosciute di questo film…

3) Butch Coolidge e Marsellus Wallace

Nel locale in cui Vincent e Jules incontrano Marsellus Wallace dopo aver recuperato la valigetta, Butch Coolidge (Bruce Willis), famoso pugile ormai al termine della sua carriera, sta avendo un colloquio con lo stesso boss che lo invita a perdere il suo prossimo incontro in cambio di una grande quantità di denaro, ma nonostante l’incontro sia truccato, Butch, mosso da un forte sentimento di orgoglio, non solo non andrà al tappeto, ma vincerà il round per KO, uccidendo il proprio avversario…

Anche in questo, così come in tutti i film di Tarantino, possiamo apprezzare alcuni dei punti di forza del suo stile di regia: l’inquadratura p.o.v. dall’interno di bauli o bagagliai; le lunghe scene di dialoghi faccia a faccia dove gli attori “cantano” le proprie battute; i primi piani sui piedi delle attrici, tra le quali la stessa Thurman; i fiumi di sangue che macchiano indelebilmente la pellicola del film; i continui collegamenti alla sua difficile infanzia.

Risulta davvero difficile recensire un film del genere senza cadere nella banalità o nei tanto temuti spoiler. Pulp Fiction è il capolavoro di un regista che nei suoi film mischia alla perfezione genio e sregolatezza; che riesce a calare nella vita di tutti i giorni violenza e sangue rendendoli parte integrante della vasta gamma di emozioni e sensazioni che proviamo nella nostra esistenza, nonostante spesso cerchiamo di evitarli; che fa della sessualità uno dei punti di forza dei suoi film senza mai mostrare una scena di nudo, bastano gli occhi, la musica, i sospiri.

È un film da vedere e rivedere più volte per assaporarne sempre meglio le sfaccettature; per capirne il senso bisogna macchiarsi del sangue di questo capolavoro e sentirlo pienamente nostro, essere parte del mondo semplice e reale, seppur folle e cruento, che questa pellicola ci mostra.

Giorgio Muzzupappa

di Redazione UniVersoMe

UniVersoMe Redazione

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