Designated survivor

E’ una serie tv americana in onda su Netflix da un paio di mesi.
Racconta la storia di un uomo che si trova all’improvviso a ricoprire una tra le più importanti cariche al mondo: il presidente degli Stati Uniti d’America.
Questo upgrade sociale avviene grazie allo scoppio di una bomba,  che rade al suolo il Campidoglio mentre al suo interno si trovava l’intero Congresso.
E quindi, morto il Presidente, l’America corre ai ripari e ne nomina un altro.
Il primo nome sulla lista, (in realtà non è il primo ma i dieci candidati prima di lui sono tragicamente passati a miglior vita) è quello del Segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano degli Stati Uniti d’America, Tom Kirkman.
Piccola curiosità: in America questa ‘precauzione’ del sopravvissuto designato esiste davvero dalla lontana Guerra Fredda, quando l’attacco nucleare era dietro l’angolo.
Durante alcuni eventi di massima importanza tutti i membri del Congresso, il Presidente, il Vicepresidente, il capo di Gabinetto (e sicuramente altre grosse cariche facenti parte delle mie lacune sulla legislazione americana), si trovano fisicamente nello stesso luogo.
Contemporaneamente, il sopravvissuto designato si trova in un altro luogo, sotto stretta sorveglianza. Questo perché in caso di attentati, catastrofi (come quella della serie tv), il Paese abbia almeno una figura guida.
Il primo ‘designated survivor’ , Terrel Bell, è stato tuttavia reso noto solo nel 1981, durante il mandato Reagan.
E nel 2001 dopo l’attentato alle Torri Gemelle, in occasione del discorso di inaugurazione di George Bush, fu scelto Dick Cheney, il vice presidente. Questo perché data la delicatezza della situazione, si è resa necessaria una figura già stabile e imponente dal punto di vista mediatico e politico.
Tornando a Kirkman, è il sogno americano fatto personaggio. Un uomo che ha a cuore i grandi valori, la famiglia, la correttezza, ma soprattutto tanta umiltà e dedizione alla propria causa.
Ovviamente non si addice a tutti essere il Presidente, e all’inizio Kirkman non sembra essere un’eccezione.
E’ una sola stagione, 21 episodi da circa 45 minuti l ‘uno; però una puntata dopo l’altra conquista quel ‘quid’ che mi ha fatto cambiare idea sul suo conto.
Nonostante gli altri personaggi non conservino questo dinamismo, è una serie tv di cui vuoi vedere il finale. Ci sono innumerevoli intrighi, altri attentati, una mezza storia d’amore e pallottole vacanti.
Il cast è formato da attori poco noti; fa sicuramente eccezione  Maggie Q, l’agente di punta dell’FBI, che interpretava la ‘Nikita’ dei pomeriggi di Italia uno.
Forse qualcuno riconoscerà anche Kal Penn, il portavoce della Casa Bianca che abbiamo già visto in House MD.
Tom Kirkman è Kifer Sutherland, Golden Globe nel 2002 come miglior attore protagonista nella serie tv ’24’.
La regia e la colonna sonora non hanno nulla di troppo particolare, sono la cornice ‘basic’ di un quadro incentrato sulle vicende del Presidente e di tutti quelli che gli stanno attorno.
Giulia Garofalo

di Redazione UniVersoMe

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