Il buco dell’Ozono 2020 si è chiuso, è stato il più lungo dal 1980

Dopo 40 anni gli scienziati della World Meteorological organization hanno dichiarato la chiusura del buco dell’ozono. L’organizzazione intergovernativa, di carattere tecnico e che si occupa di meteorologia, comprendente i 191 Stati membri, non ha mancato di definirlo il più duraturo di sempre.

Le variazioni di dimensione

Dopo la crescita inaspettata a partire dallo scorso agosto 2020, e che ha avuto il suo momento di maggiore estensione il 20 settembre 2020 (24.8 km quadrati) interessando la maggior parte del continente antartico, il buco alla fine di dicembre si è richiuso. Per gli scienziati il buco nell’ozono 2020 si guadagna il primato per dimensioni e durata dall’inizio dei monitoraggi, a partire dal 1985.

Bisogna precisare che la chiusura del buco si presenta a intervalli regolari. Solitamente quest’ultimo tende a chiudersi alla fine della stagione primaverile, che nell’emisfero Sud dura in media da agosto ad ottobre. Mentre nel 2020 la durata è andata oltre raggiungendo appunto il record nella permanenza fino a dicembre.

Le cause che portano alla nascita questo evento riguardano sia eventi atmosferici naturali che altri fenomeni dovuti all’uomo, come l’inquinamento. A tal proposito Oksana Tarasova, capo della divisione di ricerca sull’ambiente atmosferico dell’Omm precisa:

«Proprio le ultime due annate dimostrano l’eccezionale variabilità del fenomeno aiutandoci a capire le cause che lo determinano».

Fonte: corriere della sera- chiusura buco nell'ozono
Chiusura buco nell’ozono – fonte: Corriere della Sera

 

Tutela dello strato di ozono

Fonte: inNaturale-Il buco nell'ozono chiuso entro il 2060
Il buco nell’ozono chiuso entro il 2050 – fonte: inNaturale

La distruzione dell’ozono è direttamente collegata alla temperatura della stratosfera che è lo strato atmosferico tra i 10 e i 50 chilometri di altezza. In questo strato le nubi stratosferiche, di vitale importanza nella distribuzione dell’ozono, non riescono a formarsi a temperature che superano i -78 gradi. Per tutelare lo strato di ozono dai nemici naturali, quali l’azoto e il cloro, nel 1987 è stato siglato il Protocollo di Montreal. Il Protoccolo è volto alla riduzione dell’utilizzo di quei gas che, secondo la scienza, sono responsabili della distruzione dell’ozono. L’immissione di cloro nella stratosfera avviene tramite i cosiddetti clorofluorocarburi (CFC composti da cloro, fluoro e carbonio), considerati i responsabili dell’assottigliamento della fascia di ozono. Fascia che contribuisce a proteggere il nostro pianeta dai raggi solare UV. I CFC vengono scomposti solamente dalla radiazione solare. I ricercatori hanno osservato come in seguito alla stipulazione del protocollo di Montreal il buco sia sceso ai minimi storici.

Il vortice polare

Alla chiusura del buco nell’ozono ha contribuito un vortice polare che ha causato una diminuzione progressiva delle temperature alle altitudini in cui si trova lo strato di ozono. Bisogna precisare come, rispetto gli altri anni, nel 2020 il vortice polare freddo è rimasto più stabile della norma mantenendo le temperature nello strato di ozono sopra l’Antartide più basse. Il vortice ha così impedito l’arrivo di aria più calda e il conseguente ritardo nella chiusura del buco. Sono 100 le sostanze individuate dal Protocollo di Montreal, che negli anni hanno avuto un effetto benefico sulla ripresa dello strato di ozono che protegge la Terra. Anche se la situazione è in via di miglioramento i tempi restano lunghi: la WMO prevede un ritorno ai valori considerati positivi (quelli precedenti al 1980) solo per il 2050.

Eleonora Genovese

 

 

 

 

 

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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