1° maggio 1947: la strage di Portella della Ginestra

Oggi, 1° maggio, in quasi tutti gli Stati del mondo, si ricordano le rivendicazioni dei diritti dei lavoratori. Come spesso accade, la scelta della data non è casuale, ma è legata a dei precisi episodi.

Il 1° maggio del 1886, negli USA, viene proclamato uno sciopero generale con una grande partecipazione del movimento operaio; la richiesta principale è il pieno rispetto della riduzione ad 8 ore della giornata lavorativa.

Nella città di Chicago -dove l’adesione è vastissima- la polizia cerca di reprimere violentemente la manifestazione, con il risultato di esasperare ancora di più la protesta. Dopo quattro giorni di brutali scontri tra manifestanti e polizia, diversi sono i morti e i feriti, ricordati come i “martiri di Chicago” e protagonisti della rivolta di Haymarket.

Pochi anni dopo (1889), la Seconda Internazionale – riunita a Parigi – dà i natali alla Festa internazionale dei Lavoratori, in ricordo delle rivendicazioni operaie di Chicago.

La rivolta di Haymarket – Fonte: ilpost.it

La festa del Primo Maggio in Italia

Istituita nel 1891, nel nostro Paese è regolarmente celebrata fino al 1924, quando il governo Mussolini anticipa i festeggiamenti al 21 aprile che diviene ufficialmente il “Natale di Roma – Festa del lavoro”. Dopo la caduta del regime fascista e la fine della Seconda guerra mondiale, la Festa dei Lavoratori viene nuovamente celebrata il 1° maggio.

In Italia il primo maggio è senza alcun dubbio un giorno di celebrazione; in Sicilia, però, proprio in questo giorno di festa, si ricorda un terribile crimine: la strage di Portella della Ginestra.

La strage di Portella della Ginestra

In quel 1° maggio del 1947, nel palermitano e precisamente nel comune di Piana degli Albanesi, poco più di duemila lavoratori provenienti dalle zone limitrofe sono vittime di un agguato da parte del bandito Salvatore Giuliano e della sua banda.

I manifestanti, riuniti nella località di Portella della Ginestra, festeggiano il 1° maggio, manifestano contro il latifondo e celebrano la recente vittoria del Blocco del popolo (coalizione di sinistra guidata dal PCI e dal PSI) nelle prime elezioni regionali. La folla è improvvisamente colpita da una spaventosa pioggia di proiettili: 11 le vittime e 27 i feriti gravi. Dopo oltre 70 anni, la vicenda non è mai stata chiarita del tutto e le vittime non hanno ancora ricevuto giustizia.

Salvatore Giuliano è esclusivamente l’esecutore materiale di tale eccidio, ma i veri mandanti non sono tuttora identificati. Probabilmente è più corretto affermare che non si è mai voluto realmente cercare i veri colpevoli della strage; la giustizia si è fermata agli esecutori.

Il disprezzo di Giuliano nei confronti dei comunisti non convince nessuno, difatti le diverse interpretazioni della vicenda convergono su un punto: la complicità della mafia agraria e di una certa classe politica, legata al ceto dei grandi proprietari terrieri, interessate a colpire e spaventare i contadini di sinistra per conservare il vecchio sistema e bloccare ogni tentativo di rinnovamento sociale e politico, specie dopo il successo delle sinistre nelle elezioni regionali del 20 aprile del 1947.

Portella della Ginestra – Fonte: wikipedia.org

Salvatore Giuliano

Una delle poche certezze sembra essere quella del coinvolgimento della banda Giuliano. Ma chi è Salvatore Giuliano?

Originario di Montelepre e attivo tra il 1943 e il 1950, Salvatore Giuliano è il più celebre bandito della Sicilia e ben presto aderisce all’Esercito Volontario per l’indipendenza Siciliana (EVIS), con il grado di colonello.

Nonostante i suoi numerosi crimini, la figura del bandito Giuliano è spesso associata a quella di un “giustiziere sociale”; nell’immaginario collettivo Giuliano è un novello “Robin Hood”, che ha a cuore gli interessi del popolo siciliano e della Sicilia, per troppo tempo trascurata.

Ovviamente questa è solo l’interpretazione distorta di una fascia popolare siciliana -piuttosto ampia- fuorviata dalla propaganda dell’epoca; per il resto dei siciliani egli è un criminale utilizzato strumentalmente all’interno di un controverso gioco di potere, i cui protagonisti cercano –caduto il fascismo– di conquistare autorità o di mantenere lo status quo.

In quegli anni circola una voce nel messinese: Maddalena Lo giudice, giovane ragazza originaria di Antillo, dichiara più volte di aver avuto una relazione proprio con il famoso bandito Giuliano. Nonostante il discreto seguito di questa voce, sappiamo che Giuliano non entrò mai nella zona di Messina; infatti mai si allontanò troppo dal suo territorio di competenza (nel palermitano).

Il celebre bandito Giuliano – Fonte: wikipedia.org

Un intreccio pericoloso

La strage di Portella della Ginestra rappresenta una delle pagine più buie della storia siciliana, inserita in un periodo di estremo caos -tra l’Amministrazione militare alleata, il risveglio della mafia, il dirompente MIS e il mito della Sicilia a stelle e strisce, la scelta istituzionale e la sorprendente avanzata elettorale delle sinistre- dove banditismo, mafia e politica sono strettamente intrecciati.

 

Francesco Benedetto Micalizzi

 

Fonti:

M. Ganci, L’Italia antimoderata, radicali, repubblicani, socialisti, autonomisti dall’Unità a oggi, Palermo, Arnaldo Lombardi Editore, 1996

Francesco Renda, Storia della Sicilia dal 1860 al 1970, volume terzo, Palermo, Sellerio Editore, 1987

Immagine in evidenza:

La prima pagina del giornale “L’Ora” dopo la strage

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