Fonte: UniMe.it

Elezioni Quirinale, il Professore Moschella ospite su Rai News 24

All’alba della terza giornata di votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, che ha poi restituito una fumata nera,  il Prorettore Vicario dell’Università di Messina, Professore Giovanni Moschella, durante l’edizione mattutina di Rai News 24 del 26 Gennaio, ha commentato quella che si prospetta essere una lunga e travagliata corsa al Quirinale. (clicca qui per guardare l’intervista integrale)

Il mandato bis di Mattarella

In un vortice di schede bianche e nulle e alla luce dei risultati della terza giornata, il Presidente uscente Mattarella (qui un articolo su di lui) si conferma come più votato, concretizzando la possibilità di un mandato bis: “direi che la Costituzione certamente non lo esclude, tuttavia credo che il Presidente Mattarella abbia più volte ribadito la sua contrarietà ad avere un secondo mandato” ha commentato il Professore Moschella, sostenendo inoltre che la rielezione del Presidente uscente “consentirebbe al Paese da un lato di continuare ad avere una guida sicura, autorevole sotto il profilo internazionale e allo stesso tempo sul versante politico garantirebbe la continuazione del governo di larga coalizione guidato da Draghi”.

Da costituzionalista, il Professore non può fare a meno di citare la dottrina pubblicistica. Negli orientamenti degli ultimi anni, questa ha rilevato l’opportunità, dettata da ragioni di tipo politico, di procedere ad una revisione del testo costituzionale che ponga fine al semestre bianco: termine che si utilizza per definire gli ultimi sei mesi del settennato, periodo in cui appunto il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere. Inoltre alcune tesi suggeriscono di inserire in Costituzione l’impossibilità di doppio mandato.

Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale, un “ingorgo istituzionale”

Uno dei nomi più in voga per questa carica è quello di Draghi, attuale Presidente del Consiglio. Sulla sua possibile elezione secondo il Professore “ci sarebbe un problema anche dal punto di vista formale. Se Draghi effettivamente venisse eletto si verificherebbe un “ingorgo istituzionale“. L’attuale Presidente del Consiglio infatti, qualora diventasse Presidente della Repubblica, dovrebbe presentare le dimissioni dalla carica che fino a questo momento sta ricoprendo ma, afferma il Professore, “le dimissioni del Presidente del Consiglio devono essere firmate dal Capo dello Stato che, per riceverle deve essere insediato ma dopo il 3 febbraio il Presidente Mattarella non sarà più in carica”.

Il problema sorgerebbe anche dal punto di vista sostanziale, come giustamente evidenziato dal Professore Moschella, in merito ad una eventuale elezione del Presidente Draghi al Quirinale. La nuova carica, infatti, “porrebbe quest’ultimo nelle condizioni di dover poi emanare i provvedimenti di attuazione del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che sono espressione certamente dell’indirizzo politico assunto dal suo governo; ciò crea qualche problema per quanto riguarda l’aspetto della separazione dei poteri”.

Una confusione tra istituzioni dell’ordinamento italiano, una commistione tra poteri dello Stato. Sicuramente, la salita al Colle di un Presidente del Consiglio in carica potrebbe creare intoppi a livello costituzionale e allo stesso tempo dar luogo ad un precedente che potremmo vedere consolidato in altre future elezioni per eleggere il Capo dello Stato.

Elidia Trifirò 

di Redazione #helpME

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