Vaiolo delle scimmie, c’è da preoccuparsi?

È del 19 Maggio la notizia dell’isolamento del primo paziente italiano affetto da vaiolo delle scimmie. Il “paziente zero” è stato ricoverato in isolamento allo Spallanzani di Roma, dove successivamente è stato isolato il virus. C’è da preoccuparsi? 

Cos’è il vaiolo?

Perché si parla di “vaiolo delle scimmie”?

È pericoloso?

Esistono cure per questa malattia?

Come evolverà la situazione?

Cos’è il vaiolo?

Il vaiolo è un virus a DNA appartenente al genere degli Orthopoxvirus e alla famiglia dei Poxviridae. A differenza dei virus a RNA, come il coronavirus o i virus che causano il raffreddore, muta di meno grazie alla stabilità data dalla doppia elica destrorsa e da peculiari caratteristiche intrinseche della stessa.

Virus del vaiolo al microscopio elettronico. Crediti immagine: Wikipedia

Il virus che causa il vaiolo “è famoso” perché il primo vaccino inventato dall’uomo fu fatto proprio per contrastare tale malattia virale. Nel 1796 infatti, Edward Jenner inventò il primo vaccino moderno. Negli scorsi secoli, vi erano stati tentativi e intuizioni sul funzionamento delle malattie inventive, ma E. Jenner ne  capì il funzionamento e lo applicò in massa, diventando così il “padre dei vaccini” e contribuendo a salvare miliardi di vite.

Perché si parla di “vaiolo delle scimmie”?

Esistono 4 tipi di Orthopoxvirus capaci di infettare l’uomo:

  • il Variola virus, che infetta gli esseri umani
  • il Vaccinia virus, capace di infettare diversi ospiti, umani e animali
  • il Vaiolo dei bovini
  • il Vaiolo delle scimmie

Grazie al vaccino ideato da Jenner, il Variola Virus, che aveva come ospite principale l’uomo, è stato praticamente debellato dal mondo. Nel 1977, infatti, ci fu l’ultimo caso di vaiolo umano acquisito naturalmente. Questo fu possibile grazie alle vaccinazioni di massa in tutto il mondo e al conseguente sviluppo dell’immunità di gregge. Essendo estinto il virus del vaiolo umano, gli unici altri virus della stessa famiglia in grado di infettarci sono gli altri 3 restanti.

Dopo l’eradicazione mondiale del vaiolo umano, si è ritenuto che non fosse più necessario somministrare un vaccino contro questo virus, per cui tutti i nati dopo il 1977, non furono vaccinati. Ciò ha però comportato una mancata immunità contro il vaiolo nelle persone nate dopo quell’anno, il che ha reso suscettibili agli altri tipi di vaiolo in grado di infettare l’essere umano. In questo caso, è proprio il “vaiolo delle scimmie” ad aver infettato diverse persone nel mondo, persone che come detto pocanzi non sono mai state vaccinate, quindi relativamente giovani.

È pericoloso?

Il vaiolo delle scimmie, rispetto a quello umano, è molto meno pericoloso per la salute. Quest’ultimo si trasmetteva per via aerea, per contatto diretto (rapporti sessuali, contatto con le pustole infette) e indiretto (oggetti contaminati), e dopo un‘incubazione di circa 12 giorni, si presentava con una sintomatologia di tipo influenzale, con febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, nausea, vomito ecc. Successivamente, 3-4 giorni dopo il contaggio, compariva l’esantema dapprima sulle mucose, poi sul volto fino ad arrivare agli arti e al tronco. Successivamente queste macchie si trasformavano, diventando pustole, il quale pus poteva infettare altre persone. Questa forma, tipica delle persone non vaccinate, era molto grave e la mortalità arrivava fino al 30%. Potevano infatti svilupparsi sintomi emorragici, oltre che complicanze respiratorie.

Il vaiolo delle Scimmie, sebbene abbia una sintomatologia abbastanza simile, presenta una trasmissibilità inferiore rispetto a quello umano. Hauna mortalità del 10% in Africa, dove ci sono meno cure rispetto ai paesi industrializzati.  Finora, i pazienti italiani affetti da questa malattia, sono in buone condizioni di salute.

Bambina del Bangladesh non vaccinata con il vaiolo (1973). Crediti immagine Wikipedia

 

Esistono cure per questa malattia?

Attualmente nel mondo, contro le infezioni dei vari virus del genere Orthopoxvirus, viene utilizzato un antivirale chiamato Tecovirimat. Esso colpisce il capside  (involucro esterno del virus), impedendo la liberazione di particelle virali dalle cellule infette. Oltre a questo farmaco altri antivirali potrebbero essere usati in via sperimentale nei casi di pazienti con sintomi gravi. Ancora nel mondo, esistono vaccini contro il vaiolo ottenuti a partire dal virus del vaiolo bovino, che negli esseri umani causa sintomi molto lievi ma che, tuttavia, fornisce una risposta immunitaria capace di fronteggiare anche le altre varianti del virus.

Come evolverà la situazione?

Attualmente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha convocato un meeting per fare il punto della situazione. Il virus del vaiolo delle scimmie si conosce da anni, visto che ci sono stati casi sporadici in diversi villaggi dell’Africa. Al momento si sta monitorando la situazione, alcuni paesi in via preventiva stanno già acquistando scorte di vaccini. La modalità di contagio, che richiede un contatto strettamente diretto, fa sì che questo virus sia meno contagioso del SARS-Cov2 (Covid19), per cui per il momento le autorità sono abbastanza caute sull’esprimere eccessiva preoccupazioneL’unico problema di questo virus è il periodo di incubazione lungo 12 giorni, che rappresenta una discreta sfida per il tracciamento dei contatti dei soggetti positivi.

C’è da dire che tutte le persone nate prima del 1977 sono state vaccinate contro il vaiolo, rendendo di fatto coperta una grossa fetta della popolazione. Qualora poi la situazione dei contagi peggiorasse, oltre al tracciamento e isolamento dei contatti dei positivi, si potrebbe pensare di re-introdurre una vaccinazione. Essendo un vecchio vaccino già rodato e collaudato, ci sarebbero anche meno scettici contrari ad esso, permettendo una vaccinazione di massa che stroncherebbe il virus. Non resta che raccomandare prudenza nei rapporti interpersonali, soprattutto con sconosciuti, ed il rispetto delle basilari norme igieniche.

Lavarsi le mani prima di toccare mucose o mangiare, usare gel alcolici qualora non fosse possibile, sono ottimi atteggiamenti che dovremmo continuare a usare. Essi ci proteggono dalle principali malattie infettive, indipendentemente da pandemie o epidemie in circolo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tecovirimat

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaccinia_virus

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaiolo#/media/File:Smallpox_virus_virions_TEM_PHIL_1849.JPG

https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=104890

 

Roberto Palazzolo

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