Did you know that there’s a tunnel under Ocean Blvd: un nuovo capitolo

Intimo, introspettivo e meditativo: Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd è un capolavoro in cui Lana del Rey racconta se stessa. Voto UVM: 5/5

 

L’identità artistica di Lana del Rey, pseudonimo di Elizabeth Woolridge Grant, si è sempre distinta da quella delle altre celebri star della musica pop contemporanea. L’iconica diva americana da sempre rifiuta l’inseguimento di mode e tendenze, per conservare la sua vera essenza e sottrarsi a quella che oggi viene comunemente chiamata overculture”. Ciò fa di lei una cantautrice impareggiabile, dal sound unico e inconfondibile, che spesso rappresenta un punto di riferimento per le nuove generazioni di artisti.

Questa volta la cantante sembra aver abbandonato definitivamente l’aura da dark lady che finora aveva caratterizzato la sua estetica, ed essere entrata in una nuova era della sua vita, più serena e meditativa. Seguendo la scia di Blue Banister, disco uscito nel 2021, Lana questa volta sceglie di raccontarsi con Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd, il suo nono album in studio rilasciato lo scorso 24 marzo. Prodotto in collaborazione con Mike Hermosa e Jack Antonoff, il disco conta numerosi feat, tra cui Jon Batiste, SYML, Bleachers e  Tommy Genesis. 

 

L’album in cui Lana del Rey racconta se stessa

Il suo è un album molto intimo, introspettivo e riflessivo. Sedici tracce che, una dopo l’altra, come un flusso di coscienza, raccontano vicende personali dell’artista, storie di perdita, morte, spiritualità e religione. Uno dei temi ricorrenti all’interno dell’album è quello della famiglia e della perdita dei propri cari. Nella traccia di apertura The Grants, accompagnata da un coro gospel, Lana promette ai suoi cari defunti che vivranno per sempre nel suo cuore, in qualsiasi circostanza. L’impatto emotivo dei momenti preziosi trascorsi con loro rimarrà infatti vivo dentro lei in eterno.

My sister’s first-born child
I’m gonna take that too with me
My grandmother’s last smile (Ah)
I’m gonna take that too with me
It’s a beautiful life (Ah)
Remember that too for me

Riuscire a ritrovare una luce che curi le proprie ferite dopo aver subito una grave perdita non è mai facile. In Kintsugi, l’artista ci racconta come ha  superato quei periodi difficili.  Il Kintsugi è l’arte giapponese di riparare la ceramica rotta aggiustando le crepe con lacca mescolata con polvere d’oro. Lana quindi usa questa tecnica come metafora per descrivere la filosofia che adotta per affrontare il dolore: le crepe rappresentano i momenti bui che attraversiamo nel corso della nostra vita, che costituiscono parte integrante della nostra storia, e per questa ragione non vanno mascherate, bensì accettate e trasformate in qualcosa di positivo.

But I can’t say I run when things get hard

It’s just that I don’t trust myself with my heart

But I’ve had to let it break a little more

‘Cause they say that’s what it’s for

Il ricordo delle proprie radici continua poi con Grandfather Please Stand on the Shoulders of My Father While He’s Deep-Sea Fishing (feat Riopy), in cui la cantante abbraccia il suo lato spirituale, e sembra chiedere a Dio di mandarle un segno, affinché sappia che lui è vicino. Attraverso il ricordo di suo nonno, nell’aldilà, Lana prega per la protezione di suo padre.

Grandfather, please stand on the shoulders of my father

While he’s deep-sea fishing for all the things he’s wishing

God, if you’re near me, send me three white butterflies

Or a map to know your vision, impart on me your wisdom

I temi scottanti e la denuncia sociale

A&W, il secondo dei tre estratti del disco, pubblicato lo scorso 14 febbraio, è una ballad composta da due metà. La prima è orientata al folk, con la chitarra acustica, e la seconda è orientata alla trap e contiene un frammento della canzone R&B del 1959 Shimmy, Shimmy, Ko-Ko-Bop di Little Anthony and the Imperials. Il titolo sta per American Whoreed è scritta dal punto di vista dell’ “altra donna“, figura già familiare all’interno della sua discografia. In questa rant track di 7 minuti, Lana critica la malizia della società nei confronti delle donne e denuncia la rape culture, argomento a cui accenna anche in Fingertips.

Segue immediatamente la quinta traccia dell’album Judah Smith Interlude, un sermone sulla differenza tra amore e lussuria di Judah Smith, il pastore e influencer di Beverly Hills che conta Justin Bieber (e anche Lana) tra i suoi seguaci. L’interludio di quattro minuti e mezzo, accompagnato da un pianoforte malinconico, presenta in sottofondo qualche risata occasionale, forse della stessa Lana. Smith è noto per aver condiviso opinioni anti-choice ed anti-LGBTQIA+, oltre ad aver affermato che una coppia non sposata che vive insieme è un peccato. Non a caso, Lana sceglie di chiudere il brano con una critica personale:

You have made me a partner with You
I used to think my preaching was mostly about You
And you’re not gonna like this, but I’m gonna to tell you the truth
I’ve discovered my preaching is mostly about me

Ma a quale tunnel si riferisce il nome dell’album?

Il tunnel che ha dato il nome all’album esiste davvero. A Long Beach, in California, vi è il Jergins Tunnel, un sottopasso ormai abbandonato e dimenticato, che serviva ai turisti per raggiungere la spiaggia. Nella title track, Lana traccia un parallelismo tra il tunnel e se stessa, chiedendosi quando arriverà il suo turno di essere dimenticata dal pubblico.

L’artista rivela così la sua preoccupazione per la possibile scadenza della sua rilevanza nel panorama musicale. Questa paura è già stata espressa nella sua canzone del 2013 inclusa nella colonna sonora dell’adattamento di Baz Luhrmann (Elvis) de Il grande Gatsby, Young and  Beautifulin cui Lana cantava: “Will you still love me when I’m no longer young and beautiful?”.

Nel disco vi sono sparsi altri vari riferimenti al suo passato musicale: sono presenti frammenti di Norman Fucking Rockwell! in A&W, l’incipit di Cinnamon Girl apre Candy Necklace e Taco Truck x VB chiude l’album con il sample di Venice Bitch, brano del 2018.

 

Potremmo dire che Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd è un album che serviva in primis all’artista  per gettare fuori i propri pensieri e preoccupazioni, e che sa di libertà, grazie ai testi dal tono confidenziale che celebrano la bellezza della vita, nonostante le delusioni ed il dolore che questa spesso può riservare. Un album ricco di emotività, in cui Lana non ha paura di raccontarsi senza filtri, inaugurando così un nuovo capitolo della sua evoluzione artistica. Lana del Rey è quindi ancora una volta la dimostrazione che per scalare le classifiche e avere successo non è necessario rincorrere mode, perché l’autenticità ripaga.

 

Giulia Giaimo

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