rapporto madre-figlio esistente già prima della nascita

Dagli studenti per gli studenti: Relazione madre-figlio, l’origine della personalità di un adulto

È appurato che tra le forme d’amore esistenti, quella più pura, potente e disinteressata viene provata dalla madre per il proprio figlio. Esiste da sempre e non avrà mai fine.

La relazione con il piccolo si instaura già nel periodo prenatale, fondamentale per la determinazione delle caratteristiche che accompagneranno l’individuo per il resto della vita.

Dal momento in cui la madre viene a conoscenza dell’esistenza di una vita che cresce dentro di sé, si adopera per fornirle una base sicura. Pertanto la prima culla per il bambino è l’utero, che lo accoglie e lo protegge dal mondo esterno con cui risulta comunque a contatto.

Indice dei contenuti

  1. Il grembo materno: una finestra sulla vita
  2. L’attaccamento
  3. Lo sviluppo socio-affettivo secondo la teoria di Bowlby
  4. Stili di attaccamento

Il grembo materno: una finestra sulla vita

Un primo legame si crea grazie alla placenta che funziona per osmosi, ovvero, attraverso una simil barriera, e consente il passaggio di ossigeno e sostanze nutritive dal sangue materno al sangue fetale, senza che però vi sia uno scambio di sangue, mentre le sostanze di rifiuto come l’urea e l’anidride carbonica vengono trasmesse alla madre.

Per di più il bambino è in grado di percepire e rispondere agli stimoli sensoriali come suoni interni, quali battito cardiaco e digestione della madre, suoni esterni, temperatura, infatti si registrano reazioni motorie al bagno caldo della madre, e dolore, tanto che il bambino reagisce a stimolazioni dolorose in esami clinici come l’amniocentesi.

Il feto è inoltre capace di percepire le emozioni provate dalla madre alle quali risponde, soprattutto quando la madre esperisce situazioni di stress o tristezza rischiose per il feto. Egli infine, tramite un processo di apprendimento innato, riesce ad automatizzare una complessa serie di comportamenti che saranno poi indispensabili dopo la nascita: l’apertura del diaframma e della cassa toracica per prepararsi alla respirazione, la preparazione alla suzione mediante la degustazione del colostro, liquido amniotico simile al latte materno per temperatura e sapore, e il riconoscimento della madre, che prepara il bambino a sviluppare nei suoi confronti una forma di attaccamento.

A livello fisiologico, la distensione del diaframma e l’aumento volumetrico della cassa toracica dipende dell’accumulo di anidride carbonica nel sangue del neonato a seguito del clampaggio del cordone ombelicale. Questa anidride carbonica, associata all’acqua presente nel sangue, farà in modo di far alzare il pH sanguigno e, in questo modo, attivare i nuclei inspiratori, cioè raggruppamenti neuronali che si occupano dell’inspirazione. A seguito della loro attivazione, avremo 5-6 inspirazioni di fila per concludere con una sola espirazione seguita dal pianto del neonato.

Si intuisce perciò che il feto non vive un isolamento nell’utero, ma al contrario, accompagnato da costanti cure, è già proiettato all’esplorazione della vita.

Sviluppo prenatale. Fonte

L’attaccamento

“Anche se particolarmente evidente nella prima infanzia, il comportamento di attaccamento caratterizza gli esseri umani dalla culla alla tomba”

John Bowlby

L’attaccamento ha inizio quando la donna, venuta a conoscenza del proprio stato di gravidanza, inizia a crearsi una rappresentazione mentale del proprio bambino.

Questo legame, che inizia alla 10° settimana per poi rafforzarsi dopo la nascita, è il più importante, poiché destinato a lasciare l’impronta sui successivi rapporti. Esso non dipende esclusivamente dalla percezione fisica del feto, quanto dal coinvolgimento psicologico, ed è fondamentale per un normale e sano sviluppo della personalità.

In definitiva l’attaccamento è un sistema dinamico di comportamenti che contribuiscono alla formazione di un legame specifico tra un individuo e la sua figura di attaccamento. Si tratta del caregiver, figura predisposta all’accudimento che solitamente è la madre, ma che può essere identificata in qualsiasi altra persona che si prende cura dell’infante in maniera stabile.

Lo sviluppo socio-affettivo secondo la teoria di Bowlby

La teoria sullo sviluppo dei legami affettivi che gode attualmente del più vasto seguito è quella che lo psichiatra J. Bowlby ha proposto negli anni ‘60 del XX secolo: questa afferma che gli esseri umani, assieme agli altri mammiferi e a diverse specie di uccelli, hanno una tendenza innata a cercare la vicinanza di qualcun altro; è da questa attitudine che hanno origine sia l’amore dei bambini per la madre e il padre, sia quello degli adulti per il loro partner, la gioia per la presenza della persona amata e la sofferenza per la sua perdita.

Questa teoria si è posta contrapposizione al punto di vista allora dominante spiegato nella “Teoria dell’amore interessato”. Secondo quest’ultima i legami si instaurano perché un individuo scopre che al fine di ridurre determinate pulsioni, come ad esempio quella della fame o del desiderio sessuale, è necessario un altro essere umano.

La confutazione di questa credenza è stata avvalorata, tra gli altri, da K. Lorenz, che elaborò il concetto di imprinting, particolare forma di apprendimento mediante cui si indirizza la propria preferenza sociale verso un soggetto a cui si è stati esposti subito dopo la nascita, in una fase chiamata “periodo sensibile o critico”.

Imprinting.  Fonte

L’etologo osservò che in alcune specie animali, come gli anatroccoli, si sviluppa un forte legame verso una figura materna, nonostante quest’ultima non abbia il compito di soddisfare i bisogni primari dei piccoli, poiché si nutrono da soli. R. Spitz analizzò invece il comportamento degli esseri umani, interessandosi particolarmente agli effetti della deprivazione affettiva nello sviluppo; egli elaborò poi il concetto di “depressione anaclitica”: se un infante viene separato dalla madre per un lungo periodo, reagisce esprimendo un forte dolore e sviluppando una forma di depressione grave che può portare addirittura alla morte.

Esempio di imprinting. Fonte

Stili di attaccamento

Per testare il legame di cui fin ora parlato, M. Ainsworth ideò un esperimento chiamato “Strange situation”; si tratta di una procedura di osservazione sistematica del comportamento di bambini con un’età compresa tra i 12 e i 18 mesi, svolta tra pareti per questi ultimi non familiari.

È organizzata in 7 episodi della durata di 3 minuti ciascuno in cui si alternano momenti di separazione tra la madre e il bambino, il quale deve invece rapportarsi con un estraneo, e momenti di ricongiungimento. Grazie a questo test è stato possibile individuare quattro stili di attaccamento:

  • Sicuro, in cui il bambino è in grado di bilanciare l’esplorazione e il bisogno di vicinanza. Il piccolo comunica apertamente ogni tipo di emozione al caregiver, percepito disponibile e consolatore privilegiato nelle situazioni di disagio;
  • Insicuro di tipo evitante, in cui il bambino schiva il contatto con la figura di attaccamento, soprattutto dopo le separazioni, e non dimostra particolare turbamento quando lasciato con l’estraneo;
  • Insicuro di tipo resistente o ambivalente, in cui il bambino mostra una profonda angoscia durante le separazioni e inconsolabilità nelle fasi di ricongiungimento. L’infante cerca così di attirare l’attenzione del genitore, vissuto come emotivamente indisponibile;
  • Disorganizzato, caratterizzato dal crollo di ogni tipo di strategia. I comportamenti del bambino sono contraddittori, messi in atto simultaneamente, come ad esempio la ricerca di contatto fisico e allo stesso tempo l’evitamento dello sguardo. Ciò accade quando la figura di attaccamento rappresenta sia una fonte di protezione che di pericolo, situazione che suscita nel bimbo una grande confusione.

In conclusione, è doveroso sollecitare all’acquisizione della consapevolezza che ciò che l’adulto del presente è, non è altro che il frutto dell’infanzia vissuta.

Strange situation. Fonte 

                                                                                                                                                                                                                                     Laura Sciuto

Bibliografia

Lezioni di Psicologia dello sviluppo della professoressa Tomasello

https://www.chiarariviello.it/la-placenta-un-organo-vitale-per-il-feto/

https://www.unobravo.com/post/figure-di-attaccamento-come-influenzano-la-personalita

https://www.stateofmind.it/2021/10/imprinting-neuroscienze/

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