Innamorarsi a Messina

Tommaso non trova mai il coraggio di raccontare una storia, specialmente se è l’amore ad affermarsi come tema dominante. Amore che non necessariamente è rivolto ad una persona, ma anche un oggetto, una passione, una città. Non è mai semplice. Tommaso sa bene che a 22 anni non si ha contezza, né si conoscono le leggi teoricamente razionali che regolano i sentimenti. Non si può, ovviamente. Non esiste raziocinio, né logica. Solo gli impulsi a questa età, fuggevole e ardente di passioni e desideri.

Egli vive a Messina da settembre di quest’anno. Ogni tanto quando torna il fine settimana nel suo paese d’origine, bazzica nel suo amato pub per incontrare vecchi amici con cui bere la solita birra e abbandonarsi a confessioni e riflessioni. Era bella la vita, almeno così pensava. Non è stato facile abituarsi a nuovi ritmi, nuove compagnie e maledettissimi impegni di cui non riesce a farne a meno. D’un tratto, qualcosa cambiò.

Il giorno in cui Claudia gli scrisse si trovava alla Passeggiata a mare, luogo da cui si può ammirare lo Stretto sia se fa freddo che caldo, a meno che in questo caso, non ci sia l’ingannevole aria secca e calda dello Scirocco. Quel giorno però, c’era un vento di Grecale e questo potrebbe cambiare il corso della storia. Questa città spesso inganna. Capita di smarrirsi nelle sue vie infinite dove ogni incrocio, ogni palazzo, conserva un pezzo di storia che nessuno più rievoca, per pigrizia o indulgenza. Probabilmente, il messinese è un individuo impaurito della sua stessa persona, quasi come se volesse nascondere la sua appartenenza a un luogo così pieno di bellezza, di storia. Ma vallo a spiegare agli sconosciuti, ai turisti e varia gente che è solo “di passaggio”. Ma Lei no. Lei si è posta subito in modo curioso.

Si conobbero parlando dei R.E.M. e degli Oasis, poi Phil Collins, i Clash, i Police e altri artisti degli anni 80-90 per capire che in fondo, non erano poi così distanti i loro mondi. Non è poi così strano per due ragazzi nati tra il 1999 e il 2000. “La mia generazione è strana” pensò Tommaso, “specialmente se appartiene a una terra come la Sicilia, esotica e maledetta”. D’un tratto, l’identità svelata. Claudia è palermitana.

“Sono innamorata di Messina, quasi la preferisco a Palermo”.

“Com’è possibile” pensò Tommaso, “come si fa a preferire una città apparentemente vuota a una così ricca e suggestiva? Come si fa a preferire i normanni agli arabi, l’oriente all’occidente, gli arancini alle arancine?” Non credeva a ciò che aveva sentito. In fondo qualche pregiudizio, prima di vivere a pieno la città, egli ce l’aveva. Caratteristica endemica della gente di provincia, abituata forse alla calma del paese e al mare vicino al centro.

Dopo essersi scambiati dei messaggi via telefono, decisero di incontrarsi. Tommaso pensò bene di raccontarle la storia della nobile Messina attraverso i miti e le leggende: da Colapesce alla Fata Morgana, Dina e Clarenza, Mata e Grifone, Scilla e Cariddi, i progetti architettonici di Montorsoli e molto altro. Che lei si potesse annoiare era facile, d’altronde chi è quel folle che pensa di fare colpo così? E invece, la fortuna era dalla sua parte. Anzi, dalla loro. Se è vero che in questa città ci si può perdere di vista, è anche vero che ci si può ritrovare per iniziare una nuova vita, intraprendere nuovi percorsi e perché no, innamorarsi, ma non di una qualunque. Lei era speciale, solo che c’è voluto del tempo prima di capirlo davvero.

“Mi sembra di avere una seconda identità” le disse, “anche se, in fin dei conti, ci sono motivi seri per essere sé stessi e per definirsi messinese d’adozione, senza dover rifugiarsi in trame nascoste e quindi andare oltre le apparenze. Messina è la città da cui ho deciso di ripartire, intravedo una possibilità.”

Dopo un bicchiere di vino, andarono nel luogo dove ha preso vita il mito, Capo Peloro.

Il mare delle “fere” di Stefano D’Arrigo, quella sera sembrava che fosse uno specchio dove potevano vedere i loro riflessi. Claudia gli chiese che cosa avesse di speciale, e lui disse:

“Questo è il posto in cui ho capito che tutto ciò non si può cancellare, non puoi immaginarlo leggendo solo pagine di letteratura, devi vederlo con i tuoi stessi occhi, assaporare il gusto di quest’acqua. Come si fa a restare indifferenti? Come si fa a metterlo da parte?”

Osservarono lo Stretto contornato dalle luci provenienti dall’altra terra, la Calabria. Nel mentre, passavano dei pescatori con le loro barche, probabilmente per cercare un po’ di pace in mezzo a un mare che ha sofferto. Questo spazio, negato alla civiltà, sembra che in quel momento stesse dicendo loro di cogliere l’attimo prima che entrasse in gioco l’inganno. Ma quella sera non c’era possibilità, il vento era troppo calmo e fresco per distogliere l’attenzione di Tommaso, che aveva il cuore tremante e la testa piena di pensieri.

Così ballarono sulle note di Purple Rain di Prince, il pezzo preferito di lui. Claudia lo guardò con occhi di perla pregiata mentre, stringendogli le mani al collo, sussurrò all’orecchio: “tutto questo mi piace, è incredibile”. Piovve, ma restarono imperterriti. Le luci dei lampioni si accesero di colpo dopo qualche intermittenza, illuminando il centro della piazzetta. Esistevano solo loro. Il tempo si fermò a quell’attimo, così come i loro cuori probabilmente.

Un passo, poi due, infine la silloge, il bacio. Fu così travolgente che quasi dimenticarono di essere lì, vicino ai duemari¸ davanti al faro che ne illumina il centro nevralgico creando un vortice di correnti che confonde, illude. Tommaso le accarezzò con delicatezza il volto, baciandola più volte. Quando si fermarono, si guardarono con lo sguardo spaventato, tipico di chi non sa cosa aspettarsi dopo.

Claudia aveva gli occhi molto lucidi, sembrava che non provasse nulla. In realtà era felice, ma ancora non lo sapeva. Tommaso rimase in silenzio lungo il tragitto per riportarla a casa. Solo una volta arrivati trovò le parole, voleva dirle che era stato bene e che gli sarebbe piaciuto incontrarla di nuovo. Gli uscì soltanto “buonanotte”. Lei ricambiò. Ci fu un altro bacio, stavolta più passionale.

“Adesso sto bene, Messina non è un ambientazione casuale”, pensò fra sé Tommaso. Abituato a toccate e fuga, questa volta avrebbe voluto passare il resto della notte con lei e aspettare l’alba, magari andando verso Santo Saba dove le case sono tutte basse, rivolte al mare. In quella parte la Calabria si vede poco, ma comunque quell’immensità dona un senso di pace che quasi supera il canone comune.

Arrivato a casa, il senso di vuoto lo inquietò per tutta la notte: “lo Scirocco è giunto e forse dovrei cambiare aria, Lei non esiste, forse era solo una mia proiezione”. Pensò a lei il giorno dopo, e il giorno dopo ancora, finché non si incontrarono un’altra volta.

Maledetta città. Eppure, da quel momento, Tommaso non poté più fare a meno di Claudia e viceversa.

Federico Ferrara

*Immagine in evidenza: illustrazione di Marco Castiglia 

di Rubrica Inchiostro

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