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Arm in arm con la solitudine

”La società non esiste, esistono gli individui” Margaret Thatcher, 1988. 

  

I malati abbandonati in corsia; gli anziani senza posti letto, i pazienti morenti in pronto soccorso: sono solo alcuni segni del preoccupante quadro clinico che mostra la profonda crisi del Regno Unito. 

L’atmosfera ospedaliera è lo specchio della depressione e dell’abbandono in cui la società britannica si riflette; è il cordone sanitario infetto a cui si rimane legati. 

La premier britannica, Theresa May, ha così deciso nominare un minister for Loneliness, per affrontare quella che definisce ‘la triste realtà della vita moderna’. Il ruolo sarà ricoperto da Tracey Crouchche, onorata, ha spiegato la sua strategia contro l’isolamento sociale e che creerà un indicatore per misurare la solitudine delle persone.  

 

Se negli anni del capitalismo la solitudine era sinonimo di libertà, il XXI secolo, friabile e cagionevole, trasforma la solitudine in malattia 

L’uomo moderno, infatti, soffre di quel frutto avvelenato del progresso. 

Le città sono trafficate; i palazzi sono pieni di appartamenti; le scuole, le università sono frequentate da eserciti di studenti; le autostrade sono intasate; le stazioni, gli aeroporti, sempre affollati. Viviamo nei nonluoghi di Marc Augè – spazi comuni transitori di individualismo solitario – in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione. 

Si è sempre così pieni attorno, ma alla fine si è vuoti dentro. 

Si è sempre circondati dalla ”folla” in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi posto, a qualsiasi età. 

E, intanto, paradossalmente, la solitudine aumenta, si trasforma in un grido soffocato, silenzioso, che si apostrofa contro la gente, altrettanto sorda quanto muta. 

La solitudine diventa un contrasto alla società così piena di oggi e si manifesta non fisicamente, ma mentalmente: ciascuno è talmente preso da se stesso, dai ritmi insostenibili della modernità, dai tristi riti del consumismo da non riuscire più a comunicare con gli altri. 

Si è sempre così soli da affidarsi addirittura al proprio smartphone per colmare il vuoto che la società odierna è come se ci imponesse di vivere; si è sempre così soli da non capire quanto lo si è veramente e quanto avremmo bisogno di sentirci pieni dentro e non fuori. 

Forse la May ha letto Pavese ( o forse no), ma ha sicuramente capito che il vero problema della vita di oggi è questo: capire come rompere la propria solitudine e come comunicare con gli altri. 

 

Jessica Cardullo 

di Jessica Cardullo

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