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Buon natale, campione

-Vedo la paura nei tuoi occhi, campione.
-Io credo di amarla.
-Sciocchezze! Le tue solite dannate sciocchezze.
-Sarà ma …-Sbagli, campione, non esiste alcun “ma”, quello che esiste è il tuo obbiettivo, limpido e fulgido, che ti chiama a sé e ti sussurra parole dolci e ti assicura una felicità che lei non può darti.
-Cosa ne sai di cosa può darmi?
-So cosa vuoi.
-Mi stai chiedendo di rinunziare all’amore.
-Sì, per ottenere tutto il resto. E non te lo sto chiedendo ma ti sto solo esortando.
Non rispose nulla, abbassò lo sguardo, mani in tasca, e poi disse
-Fammi sedere un attimo,
-Bravo, è proprio ciò che ti serve. Siediti un attimo e rifletti. Nel mentre vado a prenderti da bere.Lasciai Claudio lì, seduto sul divano, con il gomito destro sullo schienale, a scrutare fuori dalla finestra tra tutti quegli invitati e mi diressi verso il bar. Attesi che l’uomo dietro il bancone servisse due ragazze, gli sorrisi e gli ordinai due bicchieri di vino. Dopo che me li diede, passai in mezzo a due donne, incrociai lo sguardo intenso di una, mi fermai e le dissi piano all’orecchio
-Sei bellissima.
Senza aspettare risposta andai oltre, diretto verso Claudio. Lo vidi nell’identica posizione di quando lo lasciai pochi minuti fa, così assorto che mi indusse a fermarmi e a ricordare una notte spesa a contemplare lo stretto, nella quale mi disse
-Marco, non vidi mai nevicare a Natale. So bene che aspettarsi questo a Messina è quasi una speranza vana ma, fin da bambino, spero ogni volta che questo mio così innocente desiderio possa realizzarsi. Vorrei sorseggiare un buon bicchiere di vino, accanto al mio albero di Natale, la notte della Vigilia, e contemplare, attraverso il vetro della portafinestra, la neve cadere languida sul mio giardino, osservare quei candidi fiocchi volteggiare pacatamente in cielo, perdermi tra le loro innumerevoli schiere e bere la loro pace.
-E chiedere loro un tocco di dolcezza -intervenni io -e poi che coprano ogni cosa, ogni rumore, così da poter ascoltare indisturbati il respiro di Dio.Sorrisi a quei ricordi, poi finalmente gli diedi il suo bicchiere, che prese alzandosi, guardandomi negli occhi.
-Allora, campione, -gli dissi –ora non vedo più paura nei tuoi occhi.
-E cosa vedi? –mi chiese dopo un sorso di vino.
-Vedo risoluzione.
-Per tutta la vita mi limitai a desideri innocui e irrealizzabili, ora non mi trovo di fronte a uno di questi ma a un preciso obbiettivo e che sia senza conseguenze per gli altri o no non mi preme più.Gli sorrisi e lo guardai allontanarsi da me per dirigersi verso Giulia. La interruppe nel mezzo di una conversazione, carezzandole da dietro una spalla e sussurrandole qualcosa all’orecchio. Lei gli sorrise e infine li vidi uscire dal salone, verso il corridoio. Sapevo dove stavano andando e non potevo perdere quell’occasione. Così uscii in giardino, discosto in un cono d’ombra vidi il nonno di Giulia fumare un sigaro e parlare con due suoi amici, lo sorpresi alle spalle e gli dissi a bassa voce
-Finalmente Claudio si è deciso a parlare con Giulia.
-Davvero? –me lo chiese con viva gioia, quasi fosse un bambino.
-Sì, signor Collodi, che ne dice se, in tutta innocenza, andiamo a spiarli un po’?
-Sei impazzito, ragazzo. Ci vedranno sicuramente.
-Si fidi di me. Venga.
Lo presi a braccetto e, facendo il giro della casa, ci fermammo dietro un cespuglio vicino la camera di Giulia dal quale potevamo osservare tutta la scena. Claudio eGiulia erano in piedi, abbracciati, lui le carezzava il viso e la baciava dolcemente mentre le diceva qualcosa, poi la fece sedere sul letto, facendole cenno di attendere. Dopo di che Claudio uscì in giardino.
-Dove sta andando, giovanotto?
-A prendere qualcosa in macchina, ne sono certo.
-Ah, guarda come la mia nipotina aspetta lì seduta,
-È tenerissima, davvero. Shh, Claudio sta tornando.
Vidi Claudio rientrare nella stanza di Giulia con un grosso pacco regalo sotto il braccio, poi si chiuse la finestra alle spalle e sedette accanto alla sua donna.
-Dici che le sta per chiedere la mano?
-Oh, le chiederà molto di più,
-Giovanotto, -sbottò scherzosamente il nonno di Giulia –non dimenticare che stai parlando di mia nipote.
Non risposi nulla e osservai Claudio aprire da sé quel pacco, estrarre un fucile a canne mozze e puntarlo sulla fronte di Giulia.
-Cosa diavolo, -fece il signor Collodi senza riuscire a terminare la frase.
Sorrisi alla fredda risoluzione di Claudio e premei la pistola, che avevo estratto quando Claudio fece altrettanto col fucile, sul petto del vecchio e gli dissi piano
-Ora, signor Collodi, la prego di telefonare a sua moglie e di comunicarle che Claudio e Giulia, avendo un annunzio da fare, gradirebbero che lei raccogliesse tutti gli invitati, compresi camerieri e cuoco, in salone, in attesa.
-Non scherzate con me
,-Non scherzi lei, signor Collodi. Le faccio notare come Claudio ha un grosso fucile puntato sulla esile sua nipote e come guarda nella nostra direzione aspettando un mio cenno.
-Maledetti, cosa volete? Ditemelo e facciamola finita,
-Non c’è fretta, signor Collodi. Intanto chiami la sua signora.
Si strofinò il viso con la mano destra, mi guardò afflitto e poi disse mesto
-Va bene.Il nonno di Giulia estrasse il cellulare dal taschino interno della giacca, chiamò un numero in rubrica e disse, guardando il mio sorriso,
-Cara, riunisci tutti in salotto, ospiti e servitori, ché Claudio e Giulia hanno qualcosa di importante da dirci.
Chiuse la chiamata senza attendere risposta e gli feci
-Grazie, signor Collodi. Ora uniamoci ai due teneri amanti.
Spinsi il signor Collodi verso la camera della nipote, vi entrai con calma e dissi, rivolto a Claudio,
-Il signor Collodi è stato così gentile da chiamare la sua signora per far riunire gli ospiti, così possiamo direttamente accomodarci in salotto come pattuito.
Claudio annuì, poi disse a Giulia, mentre si straziava le mani in gesti nervosi,
-Ora alzati lentamente e precedimi, senza fare alcuna follia.
Uscimmo dalla camera dalla porta interna, attraversammo il corridoio, con Giulia davanti a noi di qualche metro, la quale fu accolta, appena entrata in salone, da delicati applausi d’incoraggiamento, che si spensero subito alla visione di Claudio con quel suo fucile. I due si fermarono in mezzo alla grande sala, li superai, sempre tenendo a braccetto il signor Collodi, e, inginocchiandomi, sorrisi a un bambino, gli presi un cappello da Babbo Natale dalla testa e lo indossai. Poi mi rivolsi alla sala
-Miei cari signori, in quel grosso pacco regalo che vedete ai piedi dell’albero di Natale vi sono delle corde e dei bavagli. Immaginerete sicuramente la noia che mi comporterebbe il legarvi personalmente uno a uno. Dunque ora incaricherò la signora Collodi di prendere quel graziosissimo pacco, di aprirlo e di consegnare a ogni donna le corde e i bavagli. Codeste signore dovranno poi, cortesemente, legare i loro mariti o compagni, di modo che alcun uomo rimanga libero. Fatto ciò la signora Collodi farà altrettanto con le donne e finalmente, dopo aver legato da me la padrona di casa, ah mi permetta di ringraziarla per l’ottima serata, passerò a sincerarmi dei legacci. Ora, signora Collodi, la prego di procedere.
La signora nonna di Giulia rimase immobile e sconvolta, così dovetti ripetermi
-Per favore, signora Collodi, non faccia attendere i suoi ospiti.
Attesi ancora qualche istante poi, mentre picchiai d’improvviso in faccia suo marito, urlai alla signora
-Forza!
La signora si portò le mani al viso, piagnucolò un istante, poi si mise all’opera. Mi bastò solo qualche altro piccolo sollecito per far sì che tutto si svolgesse secondo le mie volontà. Quando finii di controllare l’ultimo ospite mi rivolsi a Claudio,
-Su, campione, ora fatti accompagnare dalla tua cara alla cassaforte.
-Lei non conosce la combinazione.
–disse apprensivo il nonno.
-Certo che la conosce, lo confessò una volta lei stessa al suo Claudio. Non è così, Giulia?La ragazza si limitò ad abbassare la testa, senza dir nulla, sempre straziandosi le mani. Claudio la esortò con un gesto ma prima che uscissero dal salone fermai Claudio,
-Ah, campione. Non dimenticare i sacchi. Sono nella scatola.
Mentre i due si diressero verso il piano di sopra ne profittai per immobilizzare il signor Collodi e per intrattenere gl’invitati.
Stavo fumando una sigaretta nell’ammirazione dell’albero di Natale, complimentandomi con la signora Collodi per la dolcezza che riuscì ad infondergli, quando sentii alle mie spalle un forte sparo. Mi voltai e vidi Giulia con in mano sacchi colmi e poco più avanti Claudio, col fucile puntato ancora verso di me. Mi accasciai al suolo inconsapevole, insensibile al dolore. Claudio mi si accostòe disse piano
-Mio dolce amico, ciò che mai capisti è quanto, senza l’amore, sia impossibile larealizzazione della nostra prima volontà.
Poi lo vidi sfocato uscire di casa insieme alla sua donna e il mio sangue scorreva caldo sul pavimento, rispecchiando le mille luci dell’albero, le quali mi parvero vivida neve. Chiudendo gli occhi tornai a pensare a quella sera quando contemplammo lo stretto di Messina. Ricordai cosa Claudio, continuando a fissare il mare, mi disse quando mi voltai verso la macchina per tornare a casa,
-Sai cosa si dice dei fiocchi di neve?
-Cosa?
-Che non ve ne sia uno uguale all’altro.
-Sì, credo sia vero.
-Ma, per quanto possa esserlo, quando questi cadono tutti al suolo, diventano solo una grande, immensa, bianca distesa di neve.

Fabio Martinez

di Redazione UniVersoMe

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