Recensione “Fuocoammare”

“E così siamo scappati in mare” rappa un ragazzo nigeriano in una scena del film  ,
“siamo un villaggio di pescatori, accettiamo tutto quello che viene dal mare”  afferma il dottor Bartolo intervistato.
“Fuocoammare” è il titolo del docufilm di Gianfranco Rosi. Il regista ha trascorso un anno e mezzo nell’isola di Lampedusa riprendendo la realtà dei campi di accoglienza e degli isolani. Questa è la caratteristica essenziale : realtà che convivono pacificamente, spesso senza toccarsi.
La zia Maria passa le sue giornate a cucinare e a dedicare canzoni al marito dalla radio locale, Samuele dodicenne ama tirare con la fionda, andare a stanare gli uccellini di notte. Soffre il mare in un luogo dove tutto ruota attorno a questo elemento. In quel mare vengono salvati gli altri protagonisti di questa storia : i rifugiati, donne, uomini , bambini.
E’ una nitida descrizione della quotidianità dell’isola di Lampedusa che dal 1992 vede ininterrottamente giungere flussi migratori.
Inizialmente proviamo una sensazione di distacco ma in maniera quasi impercettibile ogni scena entra dentro di noi , proviamo le sensazioni come se fossimo noi a girare per Lampedusa e sui barconi.
Rosi ci fa entrare nella stiva del barcone recuperato a il 15 agosto 2015 e preannuncia la disgrazia con le parole di Samuele al dottor Bartolo : sente un senso di costipamento, ansia, sulla cassa toracica.
Il dottor Bartolo è l’unico medico in tutta l’isola di Lampedusa, racconta con la voce spezzata l’esperienza del contatto con la morte quotidiana di migliaia di persone.
Siamo tutti testimoni di una delle più grandi tragedie umanitarie del secolo.
La fotografia è nitida, il cielo cupo e grigio ci mostrano un’altra isola e ci trasmettono un senso di oppressione.
Gli occhi dei rifugiati sono stanchi, avviliti dal lungo e tremendo viaggio che hanno compiuto , ma la speranza vive forte in loro perché hanno superato anche il mare.
Vediamo da sempre queste immagini in tv, leggiamo i giornali, sono fatti che conosciamo anche di sfuggita.
No, questo non è un semplice docufilm , è un documento storico, che con la magia della pellicola ci trasporta direttamente nella realtà lampedusana.
E’ un documento che dovrebbe essere visto da tutte le generazioni future.

 

Arianna De Arcangelis

di Arianna De Arcangelis

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