Giornate FAI 2016: una discesa nel cuore nascosto del Duomo di Messina

Le giornate FAI arrivano a Messina. Per tutta la giornata di oggi fino alle 17:30 e domani dalle 9:30 allo stesso orario, avrete la possibilità di visitare la cripta del Duomo di Messina: un autentico gioiello dell’arte messinese, solitamente chiuso al pubblico per via dei restauri in corso gestiti proprio dal Fondo per l’Ambiente Italiano, una associazione senza fini di lucro che dal 1975 si occupa della salvaguardia del patrimonio storico, culturale e ambientale del Bel Paese. Noi di UniVersoMe non potevamo davvero lasciarci scappare l’occasione di scendere a dare una occhiata, ed è per questo che dedichiamo questa uscita speciale della rubrica “Messina da Scoprire” ad offrirvi una nostra piccola “visita guidata” in questo posto così ricco di fascino e di storia.

La storia di Messina, città più volte distrutta e ricostruita, si intreccia con quella del suo Duomo, basilica monumentale e antichissima, che ne condivide le sorti da almeno nove secoli e ne rappresenta tutt’oggi il più noto simbolo, anche nell’immaginario collettivo dei suoi abitanti. Quel che è forse meno noto è che, celata nelle sue viscere, al di sotto del transetto e delle tre absidi, si nasconde una autentica “chiesa nella chiesa”. Benché infatti indicata come “cripta del Duomo”, questa struttura seminterrata sembra non avere mai avuto quelli che erano i ruoli tipici delle cripte nell’architettura cristiana, cioè di luogo di sepoltura per santi, membri del clero o personaggi importanti; al contrario, si è sviluppata nei secoli come una vera e propria chiesa a se stante, col nome di Santa Maria sotto il Duomo.

La storia della cripta del Duomo inizia nel 1080, anno della sua costruzione ad opera del monarca normanno Ruggero II; a quel periodo risale probabilmente la struttura di base, con le sue volte a crociera sorrette da colonne ben più antiche, verosimilmente riutilizzate dai resti di edifici greci, romani e bizantini, e sormontate da capitelli in stile romanico. La vera svolta nell’aspetto della cripta si ha però a partire dal 1638, anno in cui il luogo di culto, interrato a causa di continui alluvioni, viene recuperato dalla Congregazione degli Schiavi della Madonna della Lettera, guidata dal nobile Giuseppe Stagno. È dietro il loro impulso che la struttura, cambiato il nome in “Nostra Donna della Lettera”, acquisisce l’aspetto che ancora oggi la rende caratteristica e suggestiva: la selva di colonne dell’antico ipogeo d’epoca normanna fiorisce con la ricca decorazione barocca a stucco, progettata dallo scultore e orefice fiorentino Innocenzo Mangani, attivo a Messina negli anni ’50 e ’60 del Seicento. L’estetica barocca dello stupore a tutti i costi trova la sua massima espressione nel trionfo di volute ed elementi floreali, e se non fosse sufficiente la qualità delle decorazioni a suscitare la meraviglia nel visitatore, basti pensare che in origine gli spazi fra gli stucchi erano illuminati da una doratura oggi parzialmente scomparsa, e animati da pregevoli affreschi, di cui resta soltanto qualche vaga traccia qua e là e un piccolo putto che affiora, appena riconoscibile, nella cornice sopra una colonna nella zona sottostante all’abside centrale.

 

Non sono più visibili, inoltre, all’interno della cripta, diversi dipinti di autori locali seicenteschi e settecenteschi (Quagliata, Tricomi, Tuccari, Romeo e alcuni anonimi) che ne ornavano le pareti, oggi esposti al Museo Regionale di Messina; si auspica il loro ritorno in sede a restauro concluso, così come si spera in un futuro recupero quantomeno del pavimento ottocentesco, costruito a seguito di uno dei numerosi restauri e oggi ancora sepolto sotto il cemento. La cripta infatti, pur essendo sopravvissuta pressoché illesa ai due grandi sismi del 1783 e del 1908 (pur necessitando in entrambi i casi di lavori di consolidamento che hanno portato nel primo caso alla costruzione dei muri di separazione che oggi dividono la struttura in tre ambienti, e nel secondo all’innalzamento del piano di calpestio) è stata nei secoli spesso soggetta ad allagamenti, soprattutto per via della vicinanza al il torrente Portalegni e al mare.

Ulteriori lavori di restauro sono ancora necessari affinché questo luogo possa ritornare il più vicino possibile agli splendori originali; ma, nell’attesa che ciò accada, la sua temporanea apertura diventa una occasione imperdibile per chi cerca di ritrovare le impronte di una Messina perduta.

Gianpaolo Basile

Ph: Martina Galletta

di Redazione UniVersoMe

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