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La speranza è l’ultima a morire

editorialeLe dimissioni da ministro dello Sviluppo Economico di Federica Guidi, causate dalla pubblicazione di intercettazioni di conversazioni occorse tra lei e il compagno Gemelli, nelle quali si evince il tentativo da parte dell’ex ministro di agevolare l’approvazione di un emendamento che sembra possa favorirne gli interessi economici, hanno scosso le acque del governo Renzi a poco più di dieci giorni dal referendum sulle piattaforme di estrazione.

In questo clima di insicurezza, nel quale ognuno cerca (chi più chi meno) di informarsi sui motivi della chiamata alle urne  e di sviluppare un proprio pensiero che possa sfociare in un sì o un no – o anche, perché no, nell’astensione -, nonostante la percezione sia quella di voler confondere più che diffondere, di voler dare un giudizio più che provare a spiegare in modo imparziale e concentrarsi sui contenuti, si scatenano soprattutto sui social cruente “guerre di pregiudizi”, dove si combatte a colpi di share, like, hashtag e retweet.

Dai più classici #notriv, #sitriv, al più d’impatto #trivellatuasorella, l’attenzione rivolta a un referendum dal mondo digitale è ai massimi storici in Italia, il tutto accompagnato da manifestazioni, dibattiti, convegni in piazze o Università (come a Messina al Rettorato lo scorso 22 marzo).

Sembrerà azzardato, ma partecipare a incontri di questo tipo, informarsi, avere non solo contezza di quel che ruota attorno a noi ma spingersi oltre e avere un’opinione propria, esporla e difenderla, credo sia un forte segnale inviato dal popolo della rete: è una forma alta di democrazia e partecipazione.

Non ci soffermiamo mai su questi input, che abbiamo la fortuna di poter captare grazie alle attuali tecnologie: chiunque ne abbia voglia può accedere a dati di qualsiasi tipo, informazioni e statistiche di varia natura che permettono ad ogni individuo di poter ampliare orizzonti e cultura, vivere in modo più consapevole e partecipare più attivamente e in modo propositivo alla cosa pubblica, e questo va in netto contrasto con l’opinione che molti “over” hanno di chi ha qualche anno meno di loro, quella cioè di sembrare apatici nei confronti di ciò che li circonda, di allontanarsi da temi quali attualità e politica, migliorare il mondo nel quale abitano.

La risposta che danno “i giovani” è quindi quella di mettersi in prima persona, anche quando si tratta di stretta attualità e si parla di referendum, esponendo idee che vanno oltre i 140 caratteri di un tweet, che hanno connotati ben definiti e sono chiaramente riconoscibili. C’è fermento nell’aria, il proliferarsi di tesi, giudizi e interpretazioni, che è alla base di ogni sana comunità, anche grazie alle “opinioni liquide” da social network, si va sempre più espandendo.

Il flusso magmatico di idee è inarrestabile: è proprio vero che la speranza di vedere un mondo migliore, o per lo meno più e meglio partecipato, è l’ultima a morire.

 

Salvo Bertoncini

di Salvatore Bertoncini

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Salvo Bertoncini, Web Developer @ UniVersoMe. Geek, studio Informatica presso il nostro amato Ateneo. Mi occupo di CompSci da quando, a 5 anni, ho installato con mio padre il primo gioco di macchine su un PC con win95, e da allora non ho più smesso di posare le mani su una tastiera. Ho coltivato con gli anni anche l'interesse per la politica, l'attualità, e per tutti gli sport che prevedano l'utilizzo di una palla di qualsiasi forma.

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