Bukowski la cui <> fa rima con libertà.

Factotum, romanzo che rivelò Bukowski al pubblico italiano, ma soprattutto un romanzo on the road dove Henry Chinaski, alter ego dell’autore, è il protagonista.

Un factotum, appunto, un tuttofare che passa indifferentemente da un mestiere all’altro per permettersi da vivere e da bere, attraversa l’America vivendo alla giornata, affidandosi al caso e a quel destino fatto di lavori manuali, sesso e sbornie quotidiane.

Era vero che non avevo grandi ambizioni, ma doveva pur esserci un posto per gente senza ambizione, voglio dire, un posto migliore di quelli che mi capitavano di solito.”

Un’ agenzia di distribuzione riviste, una redazione di un giornale, un magazzino di pezzi di ricambio per auto, una fabbrica di biscotti per cani, un negozio di abbigliamento, un ufficio spedizioni, un magazzino di biciclette, una ditta di impianti di luce al neon, un’ altra specializzata in articoli natalizi, un albergo.

Così disgustato dalla vita, da ciò che un essere umano deve fare per mangiare, dormire e permettersi qualche straccio. Non sopporta chi gli sta intorno, i lavori ripugnanti che ha svolto, le ripetute segnalazioni per ubriachezza molesta. Proprio non riesce a capire come possa essere divertente alzarsi alle sei di mattina, saltare giù dal letto, mangiare qualcosa controvoglia, andare in bagno, buttarsi nel traffico per raggiungere un posto dove si fanno i soldi per conto di qualcun altro.

Nonostante l’ assenza di una trama e la fastidiosa sensazione che niente possa cambiare né in Chinaski né tantomeno nelle persone che lo circondano, non si può non catturare un significato più profondo e non restare colpiti dalle rare ma coinvolgenti perle di saggezza senza filtri, senza regole.

Questione di fegato. Chissà come stava il mio fegato.”

Un testo sbronzo di solitudine, consapevole di non dover essere riempita con chiunque, una solitudine amata e che basta a se stessa.

Consigliato a chi vuole approcciarsi a un testo alla Kerouac, un inno alla non omologazione a tutti i costi in una società che spinge sempre più alla perdita della propria individualità.

Serena Votano

di Redazione UniVersoMe

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