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Palermo è una città che vuole essere raccontata: Stefania Auci e il suo libro da record “Leoni di Sicilia”

 

°SofiaCampagna Libreria Bonanzinga, Messina 2019

 

Nessuno di noi è qui senza ricordarsi della sua storia… E’ come un albero senza radici e un albero senza radici, alla prima folata di vento, cade! parla così Stefania Auci, suscitando applausi ed assensi attorno a lei; autrice di “Leoni di Sicilia”, romanzo storico presentato alla Libreria Bonanzinga il 22 maggio scorso. La scrittrice, palermitana per adozione e siciliana fin nel midollo, pronuncia le sue parole in modo concitato, come il buon Sud, appassionato e vigoroso, insegna.

Leoni di Sicilia, il suo terzo romanzo, è edito dalla casa editrice Nord e le sta facendo, letteralmente, scalare le vette delle classifiche di vendita. Nel suo mattoncino da 500 pagine, Stefania racconta l’ascesa della famiglia Florio, originari di Bagnara Calabra e trasferitisi a Palermo in seguito ad un disastroso terremoto.

I Florio, Ignazio e Paolo, aprono una bottega di spezie, una “putia”, che sarà poi ereditata da Vincenzo, diventando, in brevissimo tempo, padroni del mercato palermitano e, ramificando la loro attività commerciale, di gran parte della Sicilia. Insieme ad una scalata imprenditoriale, la famiglia Florio compie quella, più complicata e sicuramente più insidiosa, arrampicata sociale; attraverso quello che Stefania e Anna Mallamo, sua brillante interlocutrice, chiamano “muro di gomma, ma pur sempre muro”, in una società della Palermo bene che non è disposta ad aprire le porte ai nuovi arricchiti, per di più quando stranieri.

Ma facciamo un passo indietro…

E’ l’estate del 2015 quando un amico tenta di convincere l’autrice a buttarsi su una storia importante “tu hai una buona penna” le dice, “tu sei pazzo” risponde lei, giocando su un’autoironia semplice, pura; a settembre di quell’anno lei lo richiama “ci ho pensato: voglio scrivere la storia dei Florio”, “tu sei pazza” a questo punto è lui a dirlo; Stefania ricorda questa storia come un aneddoto felice, una semplice chiacchierata tra amici che l’ha portata, anni dopo, a venir tradotta in tutto il mondo.

 

°SofiaCampagna Libreria Bonanzinga, Messina 2019

 

L’autrice confessa quanto sia stato difficile, innanzitutto, scrivere un romanzo storico e approcciarvisi in particolar modo in Italia, per la difficoltà nel reperire i materiali di ricerca, “se un giorno vi volete buttare sul romanzo storico, scrivete agli americani” afferma con quel suo tipico e ben riconoscibile tono ridente. E’ una critica velata, vera ma certamente un po’ bonaria, caratteristica, dico io, di chi è siciliano fino in fondo.

Stefania si rammarica, anche e forse soprattutto da docente, di quante persone non conoscano la storia d’Italia. Nel suo piccolo, che non resterà tale a lungo, prova a far conoscerne un pezzo, una storia e tre  generazioni, legate intimamente al Sud d’Italia. Una storia di successi e sofferenze, di sentimenti taciuti, negati dall’impossibilità di venir fuori da anime troppo acerbe, che seppur amano, non riescono a dirlo. Un romanzo un cui la psicologia è affidata ai gesti, una psicologia quindi molto asciutta. Asciutta come i suoi personaggi, indagati nelle zone d’ombra,  come spiega Anna, ma proprio per questo vincenti, tenaci, reali e quindi ben riusciti “i nostri mostri sono il concime della nostra fantasia.” Particolare attenzione è riservata a Vincenzo e al suo modo di amare, approcciandosi con le persone, amare o per meglio dire, non amare. “Per lui l’affetto coincide col possesso” racconta l’autrice “Non riesce a dire -ti amo amore mio-”

Il libro segue una scansione rigorosamente cronologica. Ogni capitolo si apre con il nome di una merce: pizzo, seta, zolfo… cosicché l’indice di “Leoni di Sicilia” potrebbe diventare uno tra i più romantici ed evocativi di tutti i tempi. La scrittura è precisa “Io sono un po’ disordinata quando parlo” dice Stefania “ma nel romanzo sono diventata rigorosa, seria, attenta alle ricerche. Per raccontare una storia di questo tipo non potevo fare un inizio in medias res. Le prime due pagine le ho scritte al passato, poi le ho riviste e ho pensato -voi fate schifo-, così le ho riscritte al presente”.

La lingua, infatti, è vista come segno inconfondibile di appartenenza e quella scelta dall’autrice per Leoni di Sicilia non fa eccezioni “il dialetto è abbastanza filtrato; per dare tridimensionalità era necessario agire sulla lingua. La ricchezza linguistica che ha il dialetto siciliano è inimmaginabile, prendete la parola -camurrìa-, come fai a spiegarlo?!”. Stefania continua a far emozionare chi è lì per ascoltarla ma anche a far sorridere grazie al suo temperamento vivace e la battuta sempre pronta.

La scrittrice spiega infine che i Florio riescono a diventare borghesi ma “quando arrivano a questo livello perdono la capacità imprenditoriale”.

 

°SofiaCampagna Libreria Bonanzinga, Stefania Auci, Messina 2019

 

“A che punto sei con il secondo libro?” le chiede quindi Anna. “Ci stiamo lavorando” risponde Stefania, in modo conciso ma determinato. Il secondo libro vedrà i Florio immersi, non più nel mondo dei signorotti e nobili siciliani, ma in una società cambiata a cui i Florio dovranno far fronte, dopo l’Unità d’Italia.

Leoni di Sicilia è un romanzo in cui le sensazioni e gli odori, più ancora dei profumi, lasciano percezioni inconfondibili. Dove ciascuna parola non dice mai di più, ma evoca… Dove la storia cruda e spietata si mescola e confonde con l’immaginario romantico di una Palermo che fa sognare.

 

Ilaria Piscioneri

di Ilaria Piscioneri

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