Da sinistra: H.J. Alter, M. Houghton, C.M. Rice. Fonte: AIRC

Nobel per la Medicina 2020: il Virus dell’Epatite C

Il premio Nobel per la Medicina 2020 è stato assegnato ad Ottobre agli scienziati che nel secolo scorso hanno scoperto il Virus dell’Epatite C (HCV). Un’assegnazione più che meritata visto il notevole impatto che ha avuto sulla epidemiologia di questa infezione.

  1. I vincitori del Nobel 2020
  2. Il Virus dell’Epatite C 
    1. Trasmissione
    2. Clinica
  3. Manifestazioni extraepatiche
  4. Conclusioni

I vincitori del Nobel 2020

Da sinistra: H.J. Alter, M. Houghton, C.M. Rice. – Fonte: AIRC

I ricercatori insigniti del titolo sono Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice. I tre scienziati hanno condotto i loro studi in anni differenti ma i risultati ottenuti da ognuno hanno permesso di inquadrare una condizione infettiva molto diffusa ma totalmente sconosciuta fino a quel momento.

Durante gli anni ’70, Alter si occupava di studiare l’incidenza delle epatiti nei soggetti che ricevevano le trasfusioni; fino ad allora, i virus noti per essere causa di malattia epatica erano quello A e B. Alter, però, si accorse che le tradizionali pratiche cliniche (usate per le infezioni da HAV e HBV) non permettessero di contrastare l’infezione e da qui l’ipotesi di un terzo virus epatotropo, denominato “non A non B”. Egli, infine, riuscì ad isolare il Virus dell’Epatite C un decennio più tardi, nel 1988.

Houghton, invece, fu il primo ad isolare il materiale genetico dell’HCV: nel sangue di uno scimpanzé infetto notò frammenti di acidi nucleici diversi e suppose che potessero appartenere al virus sconosciuto. Ulteriori studi, tra cui l’evidenza di anticorpi contro quel agente infettivo, permisero di confermare la sua ipotesi e, dunque, di affermare la scoperta di un nuovo virus a RNA.

Infine, con lo studio di Rice si è riusciti a cogliere la reale aggressività dell’infezione: mentre fino ad allora si pensava che il nuovo virus causasse solamente un peggioramento dell’infezione da HAV o HBV, egli riuscì a dimostrare che l’HCV possa essere da solo responsabile di epatite.

Il Virus dell’Epatite C

Esso fa parte del gruppo di virus epatotropi, ossia quei microrganismi la cui azione è principalmente diretta contro le cellule del fegato. Esistono 6 diversi genotipi e oltre 90 sottotipi di HCV e ciò permette di comprendere la difficoltà che si incontra nel creare dei vaccini.

Tale infezione comporta uno stato infiammatorio in sede epatica, con degenerazione necrotica delle cellule dell’organo. Questo determina una risposta riparativa e le cellule morte vengono sostituite da nuovo tessuto costituito da fibre collagene. Questo, nel tempo, si sostituisce al tessuto sano del fegato: ciò che ne deriva sarà fibrosi epatica, base fisiopatologica della cirrosi.

Trasmissione

Il virus si diffonde attraverso il sangue di soggetti infetti. Le principali modalità di trasmissione secondo la World Health Organization sono:

  • uso di droghe per via parenterale attraverso la condivisione di apparecchiature per l’iniezione;
  • il riutilizzo o la sterilizzazione inadeguata di apparecchiature mediche, in particolare siringhe e aghi;
  • la trasfusione di sangue e prodotti sanguigni non sottoposti a screening;
  • pratiche sessuali che portano all’esposizione al sangue.

Clinica

Una fondamentale caratteristica di questo virus è la sua capacità di cronicizzare. Dopo l’ esposizione, il nostro sistema immunitario cerca di eliminarlo ed è proprio nei primi 6 mesi che si possono avvertire i sintomi: artralgia e mialgia, nausea, mancanza di appetito, stanchezza cronica, spossatezza, calo della libido.

Se durante questo intervallo di tempo non dovesse essere eliminato, il virus andrebbe verso la cronicizzazione: si stima che il 70-80% dei soggetti sviluppi un’infezione cronica da HCV. Durante la fase cronica, la malattia può rimanere silente per anni e degenerare in cirrosi nel 20-25% dei casi (fattore di rischio per il tumore del fegato).

fonte: SlidePlayer

La terapia attuale è soprattutto riservata ai casi di infezione cronica e consiste nell’utilizzo di nuovi farmaci in grado di agire contro tutti i genotipi: gli antivirali ad azione diretta (DAAs).

Manifestazioni extraepatiche

Un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine ha posto l’attenzione sulla relazione esistente tra l’infezione cronica da HCV e alcuni disordini patologici extraepatici.

Vasculite Crioglobulinemica mista

Si tratta di un’infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni dovuta al deposito di crioglobuline (gruppo di proteine anomale). I sintomi sono spesso lievi e consistono in: fatica, porpora palpabile, deficit della sensibilità distale o neuropatie sensitivo-motorie e danni renali che possono esitare in insufficienza renale. Prima dell’introduzione dei DAAs, la principale causa di questo tipo di vasculite era proprio l’infezione da HCV. Gli studi raccolti dagli autori dell’articolo, infatti, hanno dimostrato che questa nuova terapia determina una remissione completa o parziale delle manifestazioni vasculitiche, con risposta in più dell’80% dei pazienti.

Linfoma Non-Hodgkin a cellule B

E’ stato notato un rischio maggiore di sviluppo del tumore nei pazienti con infezione da HCV associata a vasculite crioglobulinemica mista. Si stima una probabilità 35 volte maggiore rispetto alla popolazione generale ed insorgenza dopo più di 15 anni di infezione. L’azione patogenetica del virus consiste in una stimolazione antigenica cronica da parte di una sua proteina, anche se è cruciale l’intervento di alterazioni genetiche e l’influenza di fattori ambientali.

Eventi cardiovascolari

L’HCV risulta come fattore di rischio per diversi disturbi cardiovascolari, soprattuto per infarti, coronaropatie, miocarditi, arteriopatia periferica e insufficienza cardiaca. La correlazione tra l’infezione e tali complicanze risiede nella capacità che il virus ha di indurre disordini metabolici (come il diabete o l’insulino resistenza); inoltre, esso crea un ambiente proinfiammatorio responsabile di danni cronici a carico dell’endotelio vasale e accelera il processo aterosclerotico.

fonte: New England Journal of Medicine

Diabete di tipo 2

Nei soggetti con infezione cronica si registra un notevole aumento di incidenza di questo disturbo metabolico. Le spiegazioni sono le stesse descritte per gli eventi cardiovascolari. Ma è vero anche che i pazienti con diabete mellito tipo 2 hanno un rischio maggiore di contrarre l’infezione. I dati raccolti  hanno dimostrato una ridotta presentazione di questa alterazione metabolica nei pazienti trattati con i DAAs. Inoltre, l’utilizzo di questa terapia correla con una ridotta incidenza delle complicazioni indotte da diabete, come ad esempio insufficienza renale avanzata, sindrome coronarica o retinopatia.

Malattia renale cronica

Tra le principali cause di questa disfunzione spicca proprio l’HCV. In particolare, viene spesso descritta una glomerulonefrite membranoproliferativa di tipo 1. Un rallentamento del deterioramento funzionale del rene si potrebbe ottenere trattando la malattia infettiva alla base del quadro clinico.

Conclusioni

La scoperta del Virus dell’Epatite C ha permesso di salvare centinaia di migliaia di vite: grazie alle tecniche diagnostiche e terapeutiche, ottenute dopo l’individuazione del virus, è stato possibile diagnosticare l’infezione e trattarla, bloccando la catena di diffusione. Tuttavia, nonostante le maggiori consapevolezze, si stima che circa 71 milioni di persone abbiano un’infezione cronica da HCV e che circa 350.000 decessi l’anno siano dovuti a danni cronici quali cirrosi o carcinoma epatico. Ciò si spiega per la scarsa disponibilità nei paesi più poveri dei DAAs, farmaci che hanno fondamentale capacità di ridurre l’incidenza dell’infezione e anche la severità delle manifestazioni epatiche e non.

fonte: Epatite C

Dunque, sebbene l’eradicazione di HCV non sia ancora stata raggiunta, l’augurio è che questo importante obbiettivo possa essere raggiunto nei prossimi anni grazie ad una maggiore disponibilità dei farmaci nei Paesi più a rischio e, auspicabilmente, la creazione di nuovi mezzi utili nella lotta contro un’infezione che decenni fa sembrava invincibile ma che oggi si avvia verso la sconfitta.

Gaetano Giusino

Bibliografia:

https://www.focus.it/scienza/salute/premio-nobel-medicina-2020-alter-houghton-rice

https://www.epatitec.info/patologia/epatite-c-hcv

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hepatitis-c

https://www.airc.it/news/il-nobel-per-la-scoperta-del-virus-dellepatite-c-allorigine-di-molti-casi-di-cancro-del-fegato

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