Castello Larcàn - Gravina
Antico Baglio del Castello con la Chiesa di San Giuseppe alla Torre – ©Enrico Caiola

Castello Larcan-Gravina Acquedolci

È storia quella dietro al Castello “Larcan-Gravina” di Acquedolci, per certi versi dimenticata ma mai completamente.

La moderna cittadina di Acquedolci si è sviluppata dopo la Frana di San Fratello il 9 luglio 1922, durante il Governo Facta con la legge n. 1045 approvata da Vittorio Emanuele lll Re d’Italia.

Il nuovo centro della cittadina si sviluppava proprio nelle vicinanze dell’antico Castello “Larcan-Gravina” che con la sua Torre stava a vedetta del territorio da numerosi secoli.

LA RINASCITA DI UNA STORIA DIMENTICATA

IL NUCLEO DEL CASTELLO. LA TORRE ATÀLIA 

 

 

Castello Larcàn - Gravina di Acquedolci
Torre Atàlia – ©Enrico Caiola

 

Nel 1395 giunse in Sicilia il Principe Martino detto il Giovane, di origine spagnola. Egli saliva al potere grazie al matrimonio con la giovane Regina Maria d’Aragona, ultima discendente del Regno di Sicilia.

Dopo la sua salita al trono spartì tra i suoi cavalieri più fedeli i feudi siciliani.

Uno dei cavalieri che si distinse di più fu Ugerotto Larcàn.

Egli mostrò il suo coraggio contro la resistenza che Federico d’Aragona aveva organizzato contro il Principe Martino. Ugerotto ricevette il Feudo di “San Filadelfio e delle Acque Dolci” nel 1398 e fu autore della costruzione della Torre Atàlia nell’anno 1405. Il tentativo era quello di difendere il territorio da possibili attacchi pirateschi dei Saraceni che infestavano la costa e saccheggiavano i feudi.

Il termine Atàlia è un termine biblico che serviva da monito agli invasori e significa “Dio è grande”.

La famiglia Larcàn crebbe in prestigio rendendo ricca e prosperosa la Marina delle Acque Dolci.

Ad Ugerotto Larcàn succedette il nipote, Antonio Giacomo Larcàn, che viene principalmente ricordato per aver rafforzato ed ingrandito la Torre Atàlia.

Successivamente fu costruito il Baglio del Castello con un’ornatura di merli ghibellini,  la Tonnara e la Chiesa di San Giuseppe alla Torre nell’anno 1498.

La Chiesa col tempo divenne sempre più importante perché, essendo la Chiesa del Borgo della Vecchia Marina, rimase per circa 450 anni Chiesa Madre del villaggio. L’artistico altare venne realizzato in epoca barocca durante il restauro voluto dalla famiglia Gravina che, imparentatasi con i Larcàn, succedette loro nella gestione amministrativa del Feudo.

IL PRINCIPE DI PALAGONIA

Nel 1754 San Fratello venne colpita da una disastrosa frana che rase al suolo il castello di San Filadelfio e il rispettivo quartiere. Il principe di Palagonia Francesco Ferdinando propose di delocalizzare la popolazione nei pressi della Marina di Acquedolci dove sorgeva la sua dimora-castello.

Fu tuttavia costretto a cambiare i propri piani a causa dei malumori della popolazione contraria al trasferimento e la ricostruzione del paese avvenne in collina.

Baglio antico Castello Larcàn - Gravina - Chiesa San Giuseppe alla Torre. © Enrico Caiola
Antico Baglio del Castello con la Chiesa di San Giuseppe alla Torre – ©Enrico Caiola

 

Nel frattempo, la famiglia Gravina aveva immaginato che il Castello diventasse la sede amministrativa del feudo.  Una dismessa la produzione della canna da zucchero e la lavorazione della seta, venne avviato un radicale adeguamento del Castello a lussuosa dimora che avrebbe dovuto ospitare il Principe durante la sua permanenza nel feudo.

Tra gli interventi più importanti troviamo la ristrutturazione della Chiesa e la realizzazione dell’altare in stile barocco, l’edificazione del palazzo con i suoi saloni riccamente decorati, l’edificazione delle zone riservate ad alloggio per la servitù e la realizzazione del bellissimo prospetto Nord che ancora oggi si può ammirare nella parte Nord del complesso architettonico.

IL CASTELLO OGGI

Negli anni il castello ha subito i cambiamenti del tempo soprattutto per una mancata cura e purtroppo, dello sfarzo di un tempo, resta ben poco.  Si può però ancora scorgere la grandiosità di una struttura che è il frutto di oltre sei secoli di stratificazioni architettoniche.

La torre invece, negli anni 60’ dello scorso secolo, era gravemente pericolante a causa dei danni dovuti ai bombardamenti del 4 agosto 1943 e minacciava di crollare sulla Ferrovia che costeggia il prospetto Nord. Per questo motivo si preferì demolirla con l’esplosivo.

Da quel momento il castello andò velocemente in rovina e si verificarono crolli dovuti alla non cura e all’abbandono. Nei decenni si è sempre discusso circa l’opportunità di salvare questo antico complesso architettonico che riveste importanza notevole per la storia Siciliana.

IL RITORNO ALLA LUCE

Alcuni interventi  di recupero si sono avuti solo nei primi anni 2000 dopo l’acquisto da parte del comune e l’interessamento da parte della Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina in seguito a gravi crolli che hanno interessato la torre Est e il prospetto Nord.

Sul sito, negli ultimi anni, sono da segnalarsi interventi di pulizia da parte dell’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Riolo e da parte di alcuni volontari civici come Enrico Caiola che da anni contribuisce a mantenere vivo il castello occupandosi, assieme a Gabriele Currò, della pulizia e dell’organizzazione di numerose iniziative culturali come ad esempio convegni, mostre, eventi musicali che hanno visto la partecipazione di band locali e di artisti di rinomata fama come il soprano Felice Bongiovanni, il pianista Fabio Ciulla e il tenore Gianluca Pasolini.

Il Castello con il Baglio pulito e con la chiesetta fruibile è diventato velocemente un monumento che ha registrato record di visitatori, sempre più richiesto per servizi fotografici e video promozionali.

Il 16 marzo del 2023, per la prima volta, dopo oltre 60 anni, è stata officiata una messa in onore di San Giuseppe.

Il Castello è un tassello importante per ricostruire la storia Siciliana e potrebbe diventare un punto di riferimento per la cultura di Acquedolci e dell’intero territorio.

Prendersi cura della propria storia e di quella del proprio paese è forse uno dei gesti più nobili che si possa fare.

Benedetto Lardo

Fonti

http://acquedolcifuriano.blogspot.com/p/storia-di-acquedolci.html?m=1

https://fondoambiente.it/luoghi/castello-cupane-di-acquedolci?ldc

 

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