La vita di Pio La Torre e la necessità di riappropriarsi della nostra Sicilia

Tra gli enti pubblici a cui sono assegnati il maggior numero di beni confiscati alla mafia , spicca il piccolo comune di Roccella Valdemone in provincia di Messina. Con soli 657 abitanti ha in gestione ben 285 immobili e terreni sottratti a Cosa Nostra. A guidare la classifica è Palermo  con 1558  beni confiscati, seguita da Reggio Calabria con 374 beni.  Sui primi 10 comuni di questa graduatoria ,figlia di uno studio condotto dalla segreteria regionale dello Spi Cgil Sicilia e aggiornato al  novembre del 2023, 6 si trovano in Sicilia. L’isola detiene il 38,81% dei beni confiscati dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

Una legge che parte da lontano e che bisogna applicare

La via della semplice repressione — che colpisce la escrescenza, ma che non modifica l’humus economico, sociale e politico nel quale la mafia affonda le sue radici — non ha portato e non poteva portare a risultati definitivi.

Così si esprimeva Pio la Torre nel 1976 ,nella relazione di minoranza per la commissione d’inchiesta antimafia. Una visione che metteva al centro la vita dei cittadini e cittadine ed il loro diritto al lavoro e al futuro, da perseguire anche grazie alla costruzione di spazi di giustizia sociale . L’attività politica e di sindacalista di Pio la Torre ha sempre avuto come faro la Sicilia e lo ha portato a diventare deputato del partito comunista italiano.

È lui che si fa portavoce di una proposta normativa innovativa : una definizione precisa  del reato di associazione criminale di stampo mafioso e l’introduzione delle misure di prevenzione patrimoniali.  Le quali permettevano di sottrarre tutto ciò che è stato strumento o profitto di azioni illecite agli indiziati  di azioni criminali di stampo mafioso. Sulla base della proposta di legge da lui presentata, venne promulgata la legge 13 settembre 1982, n.646 detta Rognoni-La Torre.

Pochi mesi dopo muore a Palermo , su mandato di Totò Riina e Bernardo Provenzano, come tutti gli uomini e le donne di cui la mafia ha avuto paura.

La mobilitazione di Libera

corteo di una manifestazione “Libera”

Libera è una rete di associazioni coinvolte in un impegno, non solo “contro” le mafie ma anche “per” la giustizia sociale, la ricerca della verità, per la tutela dei diritti. Sintomo di questo impegno propositivo è stata la raccolta firme iniziata nel 1995 e terminata un anno dopo, per presentare una petizione popolare a sostegno di un disegno di legge per il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti. Dare nuova linfa alla visione sociale e comunitaria della lotta alla mafia introdotta da Pio La Torre, consentendo che queste ricchezze tornino alla comunità, sotto forma di opportunità di sviluppo economico e coesione sociale.  La proposta di legge verrà poi approvata il 7 marzo del 1997.

Da quel giorno molti passi in avanti sono stati fatti affinché questa legge trovi piena applicazione, attraverso la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici delle aziende sequestrate e la trasformazione dei luoghi sequestrati in luoghi parlanti, segni di una nuova comunità, di impegno e reazione.

 

Giuseppe Calì

 

 

 

 

 

di Redazione Attualità

Rubrica di long form journalism; approfondimento a portata di studente sulle questioni sociali, politiche ed economiche dall’Italia e dal mondo.

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