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Io, Dr Robot. Resisterà il medico alla telemedicina?

luomo-vitruviano330 dicembre 2015, Ospedale San Raffaele-Turro di Milano. Il primario di Urologia Franco Gaboardi, in un intervento di prostatectomia radicale robotica, rimuove un tumore alla prostata ad un uomo di 56 anni . “I vantaggi di questa tecnica, al di là del fattore estetico, riguardano soprattutto un’importante riduzione del dolore post-operatorio e una più rapida dimissione del paziente”, spiega l’ospedale milanese. L’ingegneria da sempre supporta lo sviluppo e il progresso del genere umano. Oggi il connubio tra medicina e robotica si dimostra sempre di più una formula vincente in tutto il mondo. Ma possiamo davvero parlare di rivoluzione, di ciò che qualcuno chiama Medicina 2.0?

La medicina è la scienza che si occupa dello studio, la prevenzione e la cura delle malattie umane. Questa trova la sua applicazione nella figura del medico, il quale la esercita al meglio delle sue conoscenze e abilità. Si basa sul contatto umano per creare un rapporto medico-paziente, un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sull’empatia. Non sappiamo quando effettivamente essa è nata. Il più antico testo sulla medicina risale al II millennio a.C., scritto dal babilonese Esagil-kin-apli. La robotica, invece, è una disciplina dell’ingegneria che si occupa dello studio e dello sviluppo di macchinari che riproducano, e perché no sostituiscano, il lavoro umano. Il primo robot funzionante fu costruito nel 1738, anche se il primo progetto documentato risale al 1495 ad opera di Leonardo Da Vinci. Due rami della scienza non prettamente paralleli che ad un certo punto però si sono incontrati.

Si chiama “Da Vinci”, in onore appunto dello scienziato italiano, il primo robot usato per scopi chirurgici. Agli inizi degli anni ’60 erano poco più di una decina i prototipi in circolo e non era pensabile che potessero essere adoperati nel campo della medicina e della chirurgia. Fu l’Ing. Robert Paul a progettare il “Da Vinci” e il Dott. William Bargar, del “Sutter Hospital” di Sacramento, a sviluppare le prime sperimentazioni prima su cavie e poi sull’uomo. Così, il primo grande traguardo: nel 1993 la FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti ha concesso l’autorizzazione ad operare chirurgicamente con un robot per l’applicazione semiautomatica di una protesi d’anca. Oggi abbiamo il ‘’Sistema Da Vinci’’, un vero e proprio sistema di chirurgia robotica che si occupa di prostata, valvole cardiache e procedure ginecologiche, proprio quello usato a Milano dal Prof. Gaboardi .Quindi davvero i robot potranno un giorno sostituire le mani chirurgiche o, comunque, assisterle ed aiutarle a 360°. È un moto continuo: ormai si parla anche di telechirurgia e telemedicina.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di telechirurgia e telemedicina? L’applicazione, ancora in fase sperimentale, dei mezzi telematici per guidare dei robot nell’indagine, esame obiettivo e, perché no, nelle manovre medico-chirurgiche. In Italia più centri di eccellenza stanno sviluppando nuove tecnologie all’interno di tutte e tre gli aspetti della medicina sopracitati.

Indagine diagnostica                                                                                                                                              Milano,“Istituto Italiano di Tecnologia”. Il Prof. Lanzani lavora su una capsula nella quale è possibile inserire circuiti elettronici costruiti esclusivamente con materiali alternativi al silicio, comunemente usato per la costruzione di questi. Direte: dove sta la notizia? La novità è che questi materiali sono completamente digeribili. Lo stesso Lanzani entusiasta ha dichiarato recentemente ad una trasmissione televisiva : “Noi stiamo mandando nel corpo umano dei dispositivi con dell’elettronica che può svolgere più funzioni, per esempio di diagnostica. È come portare il medico dentro al corpo e guardare da vicino quello che succede”. Questo perché nella capsula c’è un sensore capace di fare diagnosi tramite un algoritmo e mandare dei segnali direttamente al telefonino di un medico. Un lavoro di certo interessante ma ancora in una fase di sperimentazione.

Esame obiettivo                                                                                                                                                          Più concreto è invece “Lanier” , un lavoro del team del Prof. Diaspro. Una squadra che guidata dall’ingegnere ha realizzato un super microscopio da un milione di euro. La particolarità di questo strumento è la possibilità, grazie a un fascio di luce a infrarossi ed una maestosa capacità di risoluzione, di arrivare a ingrandire fino al livello molecolare, così da avere innumerevoli informazioni sulle cellule del paziente senza dover asportare quest’ultime , quindi senza usare alcun bisturi.

Chirurgia                                                                                                                                                                     Centro Interdipartimentale di Ricerca “E.Piaggio” dell’ Università di Pisa. L’idea è quella di utilizzare dei dispositivi, indossati come mollette sulla punta delle dita, sviluppati dopo numerosi tentativi di testare il ritorno della sensazione tattile in teleoperazione, quindi questi sensori sono in grado di restituire una misura delle forze che vengono applicate quando vengono ad essere manipolati gli oggetti. Questo significa che il chirurgo potrà controllare un braccio meccanico a distanza riuscendo così ad avere la sensazione di toccare il paziente anche a chilometri dalla sua postazione.

Per non parlare dei chip sottocutanei mirati a sopperire autonomamente alle deficienze provocate dal diabete, dei misuratori di pressione incorporati nelle maniche delle camicie , degli analizzatori del respiro su smartphone, e chi più ne ha più ne metta.

Non è tutto oro ciò che luccica recita un vecchio detto. Svantaggi ne abbiamo , forse pochi, ma ci sono. Prima di tutto i costi: dall’ assemblaggio dei robot, alle attrezzature di supporto, alla manutenzione. Si scrive più costoso ma si legge meno accessibile. Lo vediamo anche ai giorni nostri, una tecnologia sempre più sofisticata comporta aumento delle spese, con conseguenze disastrose sulla qualità della sanità pubblica. Si allungano i tempi anestetici: ci si è sforzati di trovare tecniche che accorciassero essi, proprio per evitare inutili complicazioni al paziente. Infine, se all’interazione umana subentra l’asetticità della telematica, a rimetterci è l’educazione del chirurgo e del medico. Si perde il contatto con il paziente, la manualità ed il riconoscimento della consistenza di tessuti e organi. Avremo quindi medici e chirurghi inesperti, che senza il sussidio robotico non sapranno come rapportarsi al corpo umano. I grandi luminari della medicina sapevano riconoscere una patologia grazie solo ai 5 sensi ed ora vogliamo davvero che i medici non sappiano più avere a che fare con i loro pazienti?

Elena Andronico, Alessio Gugliotta

di Alessio Gugliotta

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Nato a Messina, classe 1993, giornalista pubblicista, neolaureato in Medicina e Chirurgia. Ho militato in diverse testate giornalistiche tra cui: "Tempostretto" ed “Il Cittadino di Messina”. Sono un appassionato del corpo umano e amante della Pallacanestro e della musica Hip-Hop. Sono editorialista e cofondatore di UniVersoMe, dove dal 2016 al maggio 2020 ho ricoperto la carica di Coordinatore generale. Il mio obiettivo in questo progetto è la creazione di un’interfaccia fra lo studente e la sua università, che quindi fornisca gli strumenti per orientarsi in quella che è la realtà universitaria nella Città di Messina.

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